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L’epoca del post-umano
 
   
  
Colloquio con Pietro Barcellona, ordinario di filosofia del diritto all’Università di Catania

Non siamo più nella modernità, che era dialettica e combattiva, ma in una sorta di anestesia generale che sta portando alla scomparsa dell’essere umano come l’abbiamo pensato finora

di Achille Rossi

“È sgradevole fare la Cassandra dei processi in corso, ma io avevo previsto già vent’anni fa che si stava scavando un abisso tra l’élite intellettuale che rappresenta la sinistra e il senso comuneâ€. Pietro Barcellona, ordinario di Filosofia del diritto all’Università di Catania, non è sorpreso dai risultati elettorali. “Queste cose le ho descritte con grande anticipo nei miei libri, La fine dello stato sociale, Politica e passioni, ma è stupefacente che nessuno abbia tenuto conto che la sinistra aveva perduto ogni contatto con la sua base. La comunicazione si è interrotta attorno agli anni Ottantaâ€. Per quali motivi? “Perché gli uomini sono plastici e sono disponibili sia a essere manipolati che ad autoregolarsi e ad assumere responsabilità. L’essere umano può diventare un possibile schiavo o un possibile signore. Una egemonia culturale antiumanistica e antisolidaristica ha fatto della scienza, del denaro, del successo i nuovi idoli e ha disgregato totalmente il tessuto delle società. Quando una società si atomizza, si perdono tutti i legami che consentono una elaborazione collettiva e si scava una sorta di vuoto del quale approfitta l’ideologia dei mediaâ€.

Il filosofo catanese ci spiega che i media sono stati un fattore di trasformazione radicale: “Hanno cambiato i gusti, gli stili di vita e hanno massificato in modo inaudito. La massificazione apparentemente esalta l’individuo ma distrugge la persona. Individuo e persona non sono la stessa cosa, anzi l’individuo è la negazione della persona perché diventa un numero, un puro fatto quantitativo, mentre la persona è una specie di mistero, di intreccio, di vissuto, di trascendenzaâ€.
E Barcellona cita la bella definizione di Marìa Zambrano: “La persona è un universo in cui si compenetrano tutti gli aspetti che noi siamo portati a considerare scissi: l’emotività, l’azione affettiva, la ragionevolezza, la domanda di senso, la capacità di pensareâ€. “La persona è, al tempo stesso, una totalità e un individuo – continua il filosofo – e il nostro compito è quello di trasformare questo mondo in un mondo di persone. Noi, invece, siamo stati passivamente subalterni a questa ideologia dell’individualismo assoluto, dell’ognuno per sé, della ricerca del successo, della soddisfazione immediata del desiderio. C’è stato un mutamento antropologico, come aveva intuito Pasolini negli anni Settantaâ€.
E Barcellona precisa: “Il cambiamento non è avvenuto solo in Italia, ma in tutto l’Occidente europeo. La destra sta vincendo dovunque. Sono appena tornato dall’Inghilterra e sono rimasto stupefatto dall’assenza di campagna elettorale. Le notizie della sconfitta di Ken il Rosso, il sindaco di Londra, erano date in decima pagina, senza alcun risalto. Non ho visto alcuna partecipazione; ha votato il 45% della popolazione ed è stato considerato un successo. Eppure Londra è una metropoli significativa dell’Occidente in cui c’è una grande integrazione sociale e dove vengono alla ribalta tutti i problemi esistenziali e tecnologici del nostro tempoâ€.

Insomma, secondo lei è in atto un cambiamento di mentalità radicale. “Ho la convinzione che siamo già entrati in un’altra epoca, non siamo più nella modernità, che era dialettica, combattiva, polemica nella sua radice profonda. Viviamo in una specie di anestesia generale, che sta portando alla scomparsa dell’essere umano come l’abbiamo pensato fino ad ora. Io parlo di post-umano perché in luogo degli dei, del Cristo, stanno subentrando una medicina, una biologia, una ingegneria genetica che rendono assolutamente indifferenti a tutto ciò che appartiene alla sfera interiore, alla moralità. Prima vivevamo momenti tragici, dilemmi di coscienza, adesso non vedo nessuno che si laceri, perché è atrofizzato il senso del bene e del male. E questa è la cosa più graveâ€.
Scendiamo nei dettagli. Cosa indica questo risultato elettorale sul piano politico? “Indica che c’è un paese depresso, disorientato, sfiduciato, che non ha nessun rapporto né con le istituzioni né con i partiti e neppure con la chiesa. In un momento come questo la chiesa potrebbe avere un ruolo grandissimo, ma dovrebbe abbandonare i luoghi di culto e occuparsi del cuore degli uomini. Dovrebbe riprendere lo stile del Vangelo: basta col dogmatismo, con la legge, con la glossa, per dedicarsi a capire chi siamo, quale rapporto abbiamo con lo spirito, perché siamo mortali e forse possibili di resurrezione, qual è il significato del corpo. C’erano domande complesse e inquietanti dentro questo grandissimo documento dell’esperienza umana che è il Vangelo e non si capisce perché non si ritorni a parlarneâ€.

Lei constata uno scollamento fra la base e la classe dirigente. “La classe dirigente è tale se è capace di interpretare e trasformare i momenti istintivi e spontanei di un popolo, inclusa la paura. Se la gente ha paura non puoi negarla, devi trasformarla in modo positivo, perché tutte le passioni umane, anche le più perverse, possono essere trasformate. Questo lavoro la sinistra e anche la Dc lo facevano restando in mezzo alla gente, favorendo il discorso pubblico e la relazione tra persone. Oggi un atteggiamento simile è scomparso, nessuno si prende cura degli altri. Non lo dico nel senso dell’altruismo, che non ho mai difeso, ma della capacità di ascoltare l’urlo di dolore che c’è nell’uomo. Mi sembra che gli uomini soffrano più di quanto non appaia e questo urlo di dolore ha bisogno di essere espresso e rielaboratoâ€.
Barcellona ci parla della lettura di un testo del suo collega Vitiello, Rifondare il cristianesimo, in cui ha trovato elementi reali per capire cosa si stia scatenando nelle viscere profonde dell’Europa: “In questo momento l’Europa è il luogo della disperazione, perché non siamo né dentro una fede che ci guida in modo fanatico e forse distruttivo, né dentro una tecnologia pacificante, la quale anzi ci pone continui problemi etici, proprio nel momento in cui il discorso etico ci appare impraticabile. Mi è piaciuto moltissimo l’ultimo libro di Panikkar, Lo spirito della parola, perché sottolinea la necessità di rintracciare e ricomporre i pezzi frantumati della nostra esistenza. È da questo tipo di riflessione che bisogna ripartireâ€.
Lei pensa che il risultato elettorale della Lega si debba ascrivere soprattutto alla paura? “Non solo. Giocando col nomadismo intellettuale, abbiamo sottovalutato il problema del territorio e del radicamento, che è un bisogno profondo. Nel mio soggiorno londinese ho potuto constatare quanto sia forte l’attaccamento degli inglesi alle loro tradizioni e al loro passato. Noi italiani, invece, abbiamo dissacrato anche la nostra memoria: non tengono né il Risorgimento, né la Resistenza, né il rapporto con la chiesa cattolica. Siamo un paese che passa il tempo a distruggereâ€.

Come si spiega la vittoria di Lombardo in Sicilia? “Col suo rapporto personale con gli elettori. Mentre Anna Finocchiaro faceva propaganda negli alberghi e nei cocktail, lui andava al mercato del pesce. È vero che è un atteggiamento clientelare, ma in un momento in cui lo stato sociale è stato distrutto e sostituito con l’ideologia dei diritti, un politico che propone la tutela, la cura, che s’interessa di te al punto da seguirti a casa, è chiaro che vince. L’assistenzialismo è una forma di relazione che ti rende subalterno, ma non ti lascia soloâ€.
Nella situazione deteriorata che lei ha descritto, da dove si può ricominciare? “Sarà per la mia formazione cristiana e comunista, ma io sono sempre più convinto che bisogna ripartire dalle persone, dai piccoli gruppi e proporre una ipotesi di rivoluzione molecolare. Hai una scuola? Falla meglio possibile, organizza i rapporti fra i genitori, fa vivere ai ragazzi il gusto della comprensione del mondo. Hai un negozio? Gestiscilo non solo come luogo dove si scambiano merci, ma come spazio di parola. Questa è l’epoca delle rivoluzioni silenziose, non proclamate enfaticamente. Mi ha colpito il modello di espansione del cristianesimo dalla Palestina a Roma perché si è trattato di una inaudita rivoluzione culturale, che si è realizzata con questa tecnica molecolare: piccoli gruppi, passaparola, cenobi, comunità che si riunivano. Noi viviamo una transizione culturale simile, nella quale l’azione invisibile di piccoli gruppi è più potente di quanto si possa immaginare. Non bisogna aver fretta, ma costruire relazioni, seminare e coltivare i piccoli germogli che nasconoâ€.

 
 
 
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