Elezioni regionali
è bastata una faccia pulita e credibile, una persona di parola, per intercettare il voto di 2000 elettori tifernati e di altri 2300 nel resto della provincia. Ma ora per Dottorini arriva il compito più difficile: mantenersi all'altezza delle speranze che ha suscitato
di Enzo Rossi
Il risultato elettorale del 28 e 29 marzo si presta, come sempre accade in questi casi, a letture molteplici, a seconda dell’angolatura da cui ci si pone. Potremmo semplicemente dire che in Umbria il centrosinistra ha vinto e che anche a Città di Castello gli è andata bene, visto che ha eletto due consiglieri regionali. E nessuno potrebbe accusarci di aver detto il falso. Ma sarebbe una informazione parziale, che non coglie l’essenza del problema. Una delle questioni di fondo riguarda infatti l’affluenza alle urne. In Umbria, come nel resto dell’Italia, un elettore su tre non è andato a votare. La diminuzione di votanti è stata vistosa: meno 12,57 per cento rispetto alle europee dell’anno scorso e meno 8,89 rispetto alle regionali di cinque anni fa. Un po’ meglio è andata a Città di Castello, dove il calo è stato del 3,1 per cento nei confronti delle europee e del 4,93 riguardo al 2005. Ma rimane il vistoso problema della disaffezione dei cittadini verso la politica. Una politica che fa sempre più fatica a farsi comprendere da un elettorato stanco, scoraggiato, demotivato. E il ritornello «tanto sono tutti uguali», è quello che si sente ripetere sempre più spesso. Non è vero, ovviamente. E forse neppure chi lo dice ne è convinto fino in fondo. Basta vedere il clamoroso risultato ottenuto da Oliviero Dottorini per rendersene conto.
LA VERA NOVITà DELL’ALTOTEVERE
Anche questa volta, infatti, è stato lui l’unica vera novità di queste elezioni. È stato lui, con l’insostituibile contributo della sua squadra, a far salire di oltre 9 punti percentuali il consenso dell’Italia dei Valori a Città di Castello. È bastata una faccia pulita e credibile, una persona di parola come ha scritto nei suoi manifesti elettorali, per intercettare il voto di duemila elettori tifernati e di altri 2300 nel resto della provincia di Perugia. Ma c’è stato, come accennavamo prima, anche un grande lavoro di squadra, che ha consentito a Dottorini di fare una campagna elettorale all’antica, in mezzo alle persone, con le quali ha parlato e che, soprattutto, ha ascoltato. Il suo reale valore aggiunto, però, è stata la credibilità e la fiducia che lui e i suoi collaboratori hanno saputo trasmettere ai cittadini che non ne possono più dei soliti politicanti che non credono a nulla e non hanno nulla da proporre. Non è un caso che nei 30 seggi del capoluogo di Città di Castello Dottorini, con un partito di appena il 5 per cento dei voti, abbia ottenuto solo 74 preferenze in meno di Fernanda Cecchini (1493 l’uno e 1567 l’altra), la quale, oltre ad essere il sindaco della città , è anche esponente di un partito che ha un consenso del 33 per cento. La differenza poi l’hanno fatta, come accade da anni, le frazioni, soprattutto quelle della zona sud del comune dove ci sono gli elettori più fedeli. Lì Dottorini ha ottenuto 197 voti e Fernanda Cecchini 1608.
Questo straripante successo, però, può diventare un arma a doppio taglio se l’Italia dei Valori tenterà di metterci il cappello sopra. E vorrà gestirlo con le vecchie logiche della politica. Ma potrà rivelarsi un'arma a doppio taglio anche per Dottorini, se non sarà in grado di volare alto, di mantenersi all’altezza delle speranze che ha saputo suscitare.
PERDONO I DUE PARTITI MAGGIORI
Per il resto del centrosinistra sul piano regionale queste elezioni non sono andate granché. Non è andata bene alla coalizione che rispetto a cinque anni fa ha perso quasi 6 punti percentuali (Marini ha ottenuto il 57,24 per cento mentre Lorenzetti cinque anni prima aveva raggiunto il 63). Non è andata bene a Catiuscia Marini che in percentuale ha ottenuto due punti in meno rispetto alla coalizione che la sosteneva. A sua parziale consolazione dobbiamo aggiungere che quasi tutti i candidati del centrosinistra, il “tollerato†Vendola è stato uno dei pochi a fare eccezione, sono stati meno votati delle rispettive coalizioni. E questo la dice lunga sul peso e sulla “lungimiranza†degli uomini di apparato del centrosinistra. Un po’ meglio è andata al Pd, che ha recuperato poco più del 2 per cento rispetto alle europee dell’anno scorso, mentre la Federazione della Sinistra (Rifondazione comunista e Comunisti italiani) e Sinistra Ecologia e Libertà hanno subito lievissimi spostamenti, in più la prima (+0,64%) e in meno la seconda (-0,17%). Ma la batosta vera le due liste a sinistra del Pd l’avevano già subita alle politiche del 2008. Rispetto alle regionali del 2005 hanno perso infatti quasi il 4 per cento. E ora fanno fatica a risalire la china.
A destra l’unica vittoria chiara, e della quale c’è poco da rallegrarsi, è quella della Lega. Rispetto allo scorso anno è aumentata a livello regionale dello 0,67 per cento (dal 3,57% al 4,33%) ed è riuscita ad aggiudicarsi un consigliere. Il Pdl invece è diminuito del 3,42 per cento nei confronti delle europee, mentre è in crescita del 2,79 per cento rispetto ai voti che avevano preso complessivamente nel 2005 Forza Italia e Alleanza Nazionale.
Flop anche per l’Udc che ha avuto una flessione del 2,47 per cento rispetto al 2009 e dello 0,66 nei confronti delle regionali di 5 anni fa. L’effetto Binetti non si è avvertito nemmeno in regione dove i centristi sono scesi sia riguardo al 2005 (-0,60) che al 2009 (-0,76).
VERDE AVVELENATO
L’esito del voto per il centrosinistra di Città di Castello si presta a due letture difformi. La coalizione ha ottenuto infatti il 58,09 per cento, un buon risultato superiore di 9 punti rispetto al 49,08 dello scorso anno, ma comunque inferiore rispetto al 62,65 delle regionali del 2005. Se guardiamo ai singoli partiti la situazione cambia. Dottorini ha fatto crescere l’Idv di oltre 9 punti percentuali (9,11%) rispetto al 2009 e ha consentito così alla coalizione di avvicinarsi al risultato del 2005. Il Pd ha subito invece una ulteriore flessione rispetto a un anno fa (meno 1,21%) e un crollo nei confronti delle politiche del 2008 (meno 10,10%), quando il Pd di Veltroni si era mangiato quasi tutti i voti a sinistra del suo partito. Oggi la Federazione della Sinistra ha diminuito ancora i suoi consensi di un altro 0,79 ed è scesa al 3,41%, mentre Sinistra Ecologia e Libertà è sotto al 2 per cento (1,92%).
A destra solo la Lega è soddisfatta. È cresciuta ancora rispetto all’exploit dell’anno scorso (6,90%) e ha raggiunto il 7,58%. È un risultato che lascia interdetti, perché l’adesione a questo partito, soprattutto in Altotevere, non ha nulla a che vedere né con il buon governo né con il tanto sbandierato “contatto con la genteâ€. È solo una adesione di tipo ideologico. Evidentemente il razzismo non è soltanto una malattia dell’Italia del Nord. Il Pdl, invece, scende come il suo rivale di centrosinsistra. Rispetto a un anno fa ha perso infatti il 4,24 per cento e il 4,19 nei confronti delle politiche del 2008. Ha mantenuto invece gli stessi voti che cinque anni prima avevano ricevuto Forza Italia e Alleanza nazionale.
consiglieri dell'altotevere
Un’ultima notazione sui neo-consiglieri dell’Altotevere. Fernanda Cecchini, quarta nella graduatoria degli eletti del Pd con 5877 voti (li ha conquistati quasi tutti in Altotevere, oltre alla piccola dote perugina di 331 voti), ha vinto senza dannarsi l’anima, facilitata anche dalla lotta interna al Pd che ha penalizzato alcuni dei suoi diretti avversari tra cui il segretario regionale della Cgil Manlio Mariotti. Quest’ultimo è stato infatti clamorosamente battuto nella sua Umbertide dalla sconosciuta Maria Cinzia Montanucci, la quale ha ottenuto 1910 voti contro i 580 di Mariotti.
Nel Pdl Andrea Lignani Marchesani, secondo degli eletti con 5942 voti, è stato riconfermato per la terza volta consecutiva. Ha ottenuto, com’è ovvio, la maggior parte dei voti in Altotevere, ma ha avuto un buon risultato anche nella maggior parte dei comuni della provincia.
Di Dottorini e della allarmante avanzata della Lega, che ha eletto lo sconosciuto Gianluca Cirignoni soprattutto con i voti dell’Alta valle del Tevere, abbiamo già parlato.
Mai come oggi, comunque, l’Altotevere è così ben rappresentato in Consiglio regionale. Abbiamo quattro consiglieri eletti, due di centrosinistra e due di centrodestra. Ed è probabile che uno di essi diventi assessore. Ma anche in consiglio provinciale c’è una folta rappresentanza di altotiberini: due consiglieri provinciali, un assessore e il presidente del consiglio. E se a Perugia non arriveranno le istanze del nostro territorio non dovremo più dare la colpa agli altri, ma dovremo prendercela solo con noi stessi.
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