Discussioni. Luciano Tavernelli, consigliere comunale Pd, interviene sul dibattito avviato da l´altrapagina sulla crisi della politica a Città di Castello
I cittadini chiedono buona politica e proposte concrete. Ecco alcuni esempi di quello che si potrebbe fare in città
di Luciano Tavernelli
Il voto politico in Grecia che cancella partiti storici, segnali importanti dalla Francia e Germania con il forte calo dei partiti di governo, le amministrative in Italia che hanno sdoganato (al di là di Grillo) metodi semplici ma efficaci per la rappresentanza politica e quindi democratica fuori dagli schemi dei partiti classici, rappresentano un punto di svolta a favore di una politica senza fronzoli, di chi lavora su tematiche concrete, cavalcando e invocando un sentimento di pulizia nelle istituzioni, desiderio comune alla maggioranza dei cittadini italiani. E l’invito al dialogo del centrosinistra, cela il disappunto per consensi erosi in modo trasversale dal movimento a tutti i partiti, oggi al loro minimo storico di apprezzamento, inadeguati politicamente e costretti a lasciare campo libero al governo dei tecnici. A torto questo movimento è stato liquidato come antipolitico, ma i portatori di proposte molto concrete e per niente qualunquistiche che riescono a sfondare elettoralmente, rappresentano invece la buona politica.
Città di Castello, nel tempo, anticipando quello che oggi accade in molte realtà comunali italiane, ha mostrato sussulti per far emergere la “buona politica”, costruita dal basso. Una vera novità, dove la rappresentanza dei cittadini non era costruita attorno ai partiti storici, di destra e sinistra, ma su proposte concrete rappresentate da numerose liste civiche trasversali, dove le persone con i loro progetti hanno fatto vivere una vera primavera politica, frettolosamente archiviata dagli stessi partiti, desiderosi solo di incarichi di potere, oggi bollata anche da questo giornale come piccola corrente di partito.
Non è necessario, uscire dalla Bocconi o sperticarsi in improbabili analisi socio-economiche, per realizzare un buon governo. È sufficiente dare gambe a tutti quei progetti, con i quali si riempiono le pagine dei giornali.
Solo alcuni esempi, di come scelte politiche diverse, in discontinuità col passato possono risolvere problemi e rilanciare sia economicamente che socialmente la nostra comunità.
Emblematica a questo riguardo la vicenda dei corsi universitari a Villa Montesca, dove nonostante l’efficacia e utilità sia confermata dall’altissima percentuale di ingresso nel mondo del lavoro con il 95% (dati AlmaLaurea), si è deciso di chiudere lo stesso questa esperienza. Il triste primato in Umbria delle morti sul lavoro, dovrebbe suggerire un potenziamento e un sostegno per l’attuale corso di “Tecniche di prevenzione”, dove i laureati svolgono attività di prevenzione, verifica e controllo nei luoghi di vita e di lavoro, di igiene degli alimenti, dove effettuano accertamenti per infortuni e malattie professionali; dove vigilano e controllano la rispondenza delle strutture e le condizioni di sicurezza degli impianti e dei cantieri di lavoro. In altri comuni per corsi meno prestigiosi, si sono costruite barricate per mantenerli in vita. Città di Castello, in silenzio e apparentemente senza motivo ha rinunciato, nonostante non decollino progetti alternativi, come i corsi universitari privati nel vecchio ospedale, con l’acquisto e ristrutturazione della struttura oggi di proprietà regionale.
Che dire dell’“imprenditorialità privata”, delle municipalizzate che piuttosto che produrre ricchezza e risparmi rappresentano il maggior capitolo di spesa del bilancio comunale? Polisport, tecnicamente fallita per progetti e investimenti sbagliati, vive solo grazie a finanziamenti comunali. La decisione del Consiglio comunale di procedere alla chiusura della società conferendo i servizi nella nuova multiservizi, anticipando di un anno la legge finanziaria, è stata cosa buona e saggia.
Sogepu, ha chiuso il bilancio 2010 con una consistente perdita e nel 2011 in sostanziale pareggio. Le perdite e i mancati utili, sono alla base dell’aumento della Tarsu del 18% per il 2011 e di un probabile 5% per il 2012.
Sarebbe sufficiente una drastica riduzione dei costi legati alle consulenze esterne, per evitare questi aumenti o addirittura abbassare il prelievo fiscale: una scelta in controtendenza, segnale importante di discontinuità dato ai nostri cittadini.
Sul versante della sanità, convegni, consigli comunali, non riescono a suggerire alcuna soluzione di ristrutturazione sanitaria. Le linee guida, dovrebbero essere quelle di una riorganizzazione, legata all’efficienza e riduzione dei costi, con benefici per i cittadini, chiudendo le piccole e piccolissime strutture.
In Umbria, alle parole non seguono i fatti. Il comune di Umbertide, per esempio, in barba ai piani regionali che lo indicano come struttura idonea per Rsa o di riabilitazione intensiva, riesce a nominare un primario (doppione) in medicina solo pochi mesi dopo una costosissima quanto inutile ristrutturazione del reparto di chirurgia: denaro sprecato. E poi resta il problema irrisolto delle liste di attesa negli esami, con tempi enormi oltre i due tre mesi, (eco-dopler 8 mesi) contro i trenta giorni di legge; c’è pure l’amara constatazione che poi sul privato, gli stessi esami vengono fatti in pochi giorni. Ristrutturare questi servizi, magari togliendo un po’ di clienti al privato, è necessario per riacquistare credibilità sul funzionamento della macchina pubblica, dove la politica deve misurarsi con le necessità delle persone e permettere alla medicina preventiva (che significa contenimento dei costi) di esprimere al massimo la sua efficacia.
Città di Castello impersonando negli ultimi trenta anni l’equazione che sviluppo urbanistico produce anche sviluppo economico, ha prodotto forse i peggiori risultati nella nostra storia recente. I benefici di questa impostazione, non sono mai ricaduti sulla nostra città, nel tessuto sociale, ma esclusivamente nei costruttori, quasi sempre gli stessi, che nel tempo hanno realizzato legittimamente le loro fortune, ma consumato territorio, senza riuscire a calmierare i prezzi delle abitazioni, tra i più alti in Umbria e creando anche molto invenduto. È necessario rovesciare la vecchia impostazione, “da paese a città” e ritornare a progettare uno sviluppo armonico sperimentando nuove forme di edilizia pubblico/privata come l’autocostruzione, attraverso una forte azione pubblica, cooperativa e associativa da promuovere per far diminuire i prezzi delle case. Un nuovo sistema per superare il problema dell’esclusione sociale e del disagio abitativo presente nella nostra società nelle famiglie numerose, famiglie monoreddito, anziani soli, giovani coppie, famiglie con lo sfratto, nuclei con familiari portatori di handicap, famiglie con ammalati cronici e non autosufficienti.
E quindi il Prg, il cui iter è iniziato nella passata legislatura, dovrà realizzarsi in questa, evitando la facile scorciatoia delle varianti, che oltre a mortificare un progetto complessivo, diventano la risposta discrezionale a problemi di “pochi forti “, a scapito delle necessità dei molti. Una pianificazione tesa alla limitazione di consumo del territorio, al risanamento del tessuto urbanistico esistente, del patrimonio ambientale e paesaggistico in progressivo degrado, consapevole che i primi interventi da realizzare sono all’interno dei centri storici, con produzione di energia da fonti rinnovabili a basso impatto ambientale. Occorre infine superare la vecchia impostazione degli agglomerati popolari e recuperare alloggi nei centri storici non utilizzati da destinare alla locazione o addirittura al riscatto per le giovani coppie.
Se questa politica di cose semplici verrà realizzata, i partiti non avranno nulla da temere, perché verranno appunto misurati sulla loro capacità propositiva. Altrimenti è naturale e auspicabile la loro fine.
Il Pd di Città di Castello, pur con molte contraddizioni, può rappresentare la base di questo nuovo progetto. Su questo siamo ancora molto indietro: un colpo di reni è necessario da parte del gruppo dirigente del partito. Unica condizione è che chi pensa di utilizzare politica e partiti per i propri destini personali, chi approfitta di incarichi e nomine per blindare i propri privilegi, chi attraverso “santi” regionali o provinciali impone scelte non condivise, faccia un passo indietro.
Su questo non ci possono essere scorciatoie. L’interesse della nostra comunità locale, l’interesse dei cittadini, deve essere il pensiero fisso degli amministratori.