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Servizi. La sanità in Valtiberina toscana

Il punto nevralgico dell´ospedale biturgense è il Pronto Soccorso che deve soprattutto riconoscere il disturbo e procurare con urgenza il ricovero più adatto

di Gaetano Rasola

La sanità toscana è stata organizzata a rete. Il territorio regionale è stato diviso in tre grandi aree che fanno capo a Siena, Firenze e Pisa. Attorno a queste città, sede di prestigiose cliniche mediche universitarie, fanno riferimento gli ospedali di primo e secondo livello. Gli ospedali di primo livello sono le porte di accesso al sistema. La loro funzione è essenzialmente quella di selezionare i casi secondo diagnosi e gravità e definirne la destinazione (al secondo livello o, nei casi più gravi e difficili, nelle cliniche universitarie). Nell’area vasta sanitaria sud Toscana, comprendente Grosseto, Siena e Arezzo, gli ospedali di primo livello sono quelli funzionanti nelle zone (Valtiberina, Valdichiana, Casentino, eccetera), quelli di secondo sono gli ospedali dei capoluoghi.
La funzione degli ospedali di primo livello sul territorio è soprattutto ambulatoriale, di riabilitazione e di esame. Gestisce per cura le malattie dovute all’età, per cui si è reso necessario un ospedale di comunità dove, attraverso l’utilizzo dei medici di base, si sostengono quanti sono temporaneamente inabili per convalescenze post-operatorie o malattie croniche o abbiano bisogno di cure specifiche. Soprattutto per chi non ha la possibilità di un ritorno in famiglia. La funzione più importante del primo livello è quella svolta dal pronto soccorso, che ha funzioni non tanto di pronto intervento quanto di riconoscimento del danno e, secondo la gravità, invio immediato del paziente agli ospedali di secondo livello o alle eccellenze. Nel caso di Sansepolcro ad Arezzo o Siena. Il collegamento avviene per via telematica sia per il riconoscimento del rischio che per la destinazione. L’efficienza della rete dipende molto dalla adesione ai canoni di procedura previsti per i diversi livelli d’accoglienza, sia dall’azienda sanitaria sia dagli enti locali, e dovrebbero garantire l’affidabilità degli interventi e l’economia della gestione. Da quest’insieme viene definita la quantità degli investimenti necessari. Questo è il meccanismo di base che riguarda il funzionamento dell’ospedale.
La filosofia di questa organizzazione richiede che gli operatori sanitari e gli enti locali abbiano chiari i limiti e le possibilità operative dell’ospedale di primo livello rispetto alle necessità della popolazione; perché la sanità di un territorio non si esaurisce nell’ospedale, è anche altro. Tale complessità ricade sotto la responsabilità della Conferenza dei sindaci. E questa esercita, o meglio dovrebbe esercitare, la funzione di indirizzo circa l’operatività dell’ospedale di primo livello, inserito nel più ampio quadro dei bisogni anche sociosanitari e di assistenza sociale, assecondando le necessità espresse dal territorio. La politica locale dovrebbe avere la capacità di interpretare queste esigenze trattando con le Asl le strategie di programmazione dei servizi, in particolare per quelli che non richiedono finanziamenti aggiuntivi. Si dovrebbe chiedere il rafforzamento dei servizi fondamentali e la rimozione di quelli non strettamente necessari, evidenziando scelte sbagliate sulla base del budget disponibile. I servizi offerti, ovviamente, hanno un costo e qualsiasi scelta inadatta o inadeguata influisce pesantemente su quelli più utili.
A Sansepolcro l’esempio più ricorrente riguarda la cardiologia. La popolazione del territorio ha un tasso di anzianità molto elevato per cui i rischi di malattie legate al cuore è elevato. Le possibilità di intervento e cura in questo settore è fortemente legato al know-how del personale, alla dotazione di attrezzature e ambienti specializzati. Cioè a un’organizzazione che garantisca uno standard di sicurezza che solo un forte investimento di ricerca e studio può assicurare. Tutte cose che l’ospedale pubblico di primo livello non può avere. Deve disporre invece di un pronto soccorso competente nel riconoscere prontamente il disturbo e nel procurare il ricovero più adatto con la massima urgenza. Forse è questa la ragione dell’assunzione di due medici cardiologi, aggiunti al reparto, per garantire un servizio continuo. C’è da rilevare che a Sansepolcro è assente l’intervento d’urgenza notturno e l’elicottero che garantisca l’immediato trasferimento. Non ci sono i requisiti.
Nell’ospedale biturgense, casualmente, è divenuto un servizio di eccellenza l’ortopedia, legata alla capacità di un medico. Attorno a tale figura si è costituito un reparto efficiente in grado di attrarre pazienti da altre regioni, che ripaga completamente i costi e garantisce perfino un ritorno economico. Ci si chiede se questo servizio potrà restare anche dopo il pensionamento della figura carismatica. Questo è compito della Conferenza dei sindaci: prendere tutte le iniziative necessarie per rafforzare il servizio in accordo con la Asl e la Regione, perché sia mantenuta una continuità nel tempo. In questi casi l’accordo di rete dipartimentale garantirebbe il mantenimento delle attività a livello di sicurezza oltre a un ritorno economico. Nell’ospedale di primo livello viene mantenuta la chirurgia di base, quella legata agli interventi che si risolvono giornalmente, che non richiedono standard di alta sicurezza e competenza. E particolari attrezzature di alta specializzazione e costo. Nella legislatura Polcri, l’Asl ha concordato con l’amministrazione un investimento nell’ospedale di 4,8 milioni di euro per la manutenzione della cabina elettrica, per la realizzazione di un centro dialisi e per migliorare il pronto soccorso; ancora sono in corso i lavori per le sale operatorie di chirurgia ortopedica, generale e oculistica. In questo quadro alcune attività sono state ridotte o eliminate. In compenso l’attività dipartimentale funziona, nelle sale operatorie del Borgo vengono pazienti da altri paesi della stessa Asl, con corredo di chirurgo, per sfruttarle al meglio. In tale contesto si inserisce l’interscambio regionale con Città di Castello. Realizzato dalle Asl, non da un accordo politico delle Regioni o delle Province, riguarda soprattutto il punto nascita. L’accordo politico non è stato realizzato perché, come è stato spiegato, il livello standard di sicurezza protocollato dalle due regioni è diverso. Quello umbro sarebbe più basso di quello toscano. Questa convenzione non è stata sfruttata dai valtiberini. Le nascite avvengono tutte ad Arezzo.
La sanità oltre l’ospedale è il vero problema. Tra la casa, da cui esce o rientra il paziente, e l’ospedale che lo riceve c’è un vero e proprio buco. L’assistenza domiciliare è molto carente sia sul piano sanitario che sociale, ma anche nell’informazione agli utenti. Forse sarebbe necessario riorganizzare questo servizio coinvolgendo in modo diverso l’associazionismo, il volontariato, il terzo settore e garantire cura e ricovero a quanti sono temporaneamente inabili e non hanno sostegno familiare.
 
 
 
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