La resistenza fa paura?
25 aprile. Dietro la banda cittadina, che suona fiaccamente una marcetta anonima, il gonfalone e le autorità cittadine marciano verso il monumento ai partigiani del giardino di via del Prucino. Il corteo è quest’anno più numeroso del passato; ci sono dei giovani, anche due bandiere di partito, oltre a gagliardetti vari. Partecipa anche il sindaco di Anghiari, con tanto di fascia. Giunti nel prato dove è stato posto il monumento, un’opera del maestro anghiarese Giorni, per deporre la corona ai caduti, la banda intona, senza vivacità , la Canzone del Piave, quella nata con la guerra mondiale del 1915-18. Il sindaco di Sansepolcro, nel frattempo, sistema il nastro e si mette sull’attenti, seguita da tutte le autorità e dai presenti. La solita ritualità . Nei discorsi che seguono finalmente si capisce che la cerimonia si svolge in onore della Resistenza. Potevano intonare la canzone napoletana: «Chi ha avuto, avuto, avuto; chi ha dato, ha dato, ha dato, scurdammece ‘o passato» e tutta la cerimonia avrebbe acquistato un senso preciso. Bella ciao o l’inno nazionale, sono troppo sovversivi per essere usati in una cerimonia pubblica ufficiale. Perfino François Hollande ha chiuso la campagna elettorale cantando Bella ciao in italiano! Forse quando si parla di Resistenza, si intende quella elettrica, almeno in questo benedetto paese tutto appiattito sulla visita del papa, pavesato di bandiere anche vaticane, ma non di quelle italiane. Nessun manifesto pubblico era stato affisso per richiamare la ricorrenza, né dai partiti, né da associazioni, nemmeno dall’Anpi o dall’amministrazione comunale che pure, teoricamente, dovrebbero essere gli eredi naturali di quella tradizione.
Nessuno ricorda che il 25 aprile è il sigillo della nostra Costituzione? È il risultato dei 20 anni di berlusconismo, del suo «astio fortissimo, traboccante, irriducibile», come scrisse Edmondo Berselli a commento dell’Uomo Qualunque, per l’antifascismo che ha annacquato il senso di quella lotta e indebolito le capacità di difesa della democrazia da parte della società civile. Banalizzate o dimenticate le ragioni della guerra civile che coinvolse, anche se in misura diversa, tutto il popolo contro il nazifascismo, negli anni bui tra il 1943 e il 1945. Gli eroi giovani e belli furono quelli che presero in armi la strada della montagna per combattere i nazisti e i loro servi in camicia nera. Come Giorgio Bocca, Duccio Galimberti, Piero Calamandrei, Emilio Taviani, Ugo La Malfa, Luigi Longo, Sandro Pertini, Ferruccio Parri e tanti altri. Una guerra di popolo combattuta da comunisti, azionisti, monarchici, socialisti, cattolici, liberali, repubblicani, anarchici, in maggioranza riuniti nel Comitato di Liberazione Nazionale (Cln). Diedero vita all’Assemblea Costituente e scrissero la Costituzione. Questa prudenza, che confina con la pusillanimità , a manifestarsi per quello in cui si crede, a essere se stessi, a riaffermare i propri valori, difendere le conquiste, riconoscere e riaffermare i diritti conquistati, è il virus che ha ammalato la nostra società . G.R.