Sansepolcro. Fa discutere la nomina del consigliere toscano nel consiglio di Amministrazione dell´Eaut
di Gaetano Rasola
Più che mai accesa è la polemica, tra am ministrazione comunale e opposizione a Sansepolcro sulla nomina dell’ingegner Renzo Boretti a consigliere toscano del Consiglio d’amministrazione dell’Eaut (Ente autonomo umbro toscano), l’ente che amministra il complesso irriguo Montedoglio-Chiascio, sorto dopo lo scioglimento dell’Ente Irriguo aretino. La rivendicazione della Valtiberina toscana, in particolare dei comuni di Sansepolcro e Anghiari, a partecipare alla scelta del nominativo che siederà nel consiglio di gestione per tutelare gli interessi toscani e valtiberini, è stata vanificata. Il presidente della Regione ha nominato di autorità l’incaricato. Dal suo curriculum: si tratta di un tecnico di lunga esperienza, che ha lavorato molto con la Regione, che ha esperienza nella gestione di problematiche relative agli impianti idraulici. Ed è, infine, un “tecnico†di area.
Il complesso Montedoglio-Chiascio, a oltre trent’anni di distanza dall’inizio dei lavori, presenta tuttora diversi problemi. La rete di distribuzione dell’acqua fornita da Montedoglio in Valdichiana è ancora incompleta, mancano diversi chilometri di tubazioni. Quindi abbisogna di forti investimenti. Il Chiascio ha ricevuto un paio di mesi fa un finanziamento multimilionario perché la struttura ha grossi problemi. I compiti che il nuovo ente si troverà ad affrontare sono quindi molteplici e importanti e non riguardano solo la messa in sicurezza della diga di Montedoglio.
L’Umbria ha nominato come consigliere il solito politico di lungo corso, che non sembra avere le competenze necessarie per affrontare problematiche tanto specialistiche. E non viene certo da un’esaltante esperienza di amministratore (vedi quello che ha combinato al Molino sociale altotiberino). Quello toscano sembra, invece, avere le competenze adeguate. Quindi, da questo punto di vista, la scelta regionale non sembra criticabile nel merito mentre lo è nel metodo. Restano intatte le richieste sacrosante degli abitanti valtiberini a valle della diga, quelli che la notte di tregenda hanno vissuto ore di terrore. Innanzitutto la restituzione della serenità che quell’incidente ha distrutto. Poi la certezza che tutte le opere necessarie per restituire un minimo di sicurezza siano costruite, che tutte le scelte future siano fatte tenendo d’occhio quanto può accadere a valle.
Nell’accesa conferenza stampa che l’opposizione politica di Sansepolcro ha tenuto nella sala consiliare è emersa la contestazione del metodo seguito dalla Regione nella scelta. Oltre a una feroce critica all’inadeguatezza delle amministrazioni di Sansepolcro e Anghiari a farsi sentire e all’appiattimento del Pd locale e aretino ai voleri regionali, senza mai riuscire a porre le proprie questioni. È stato infine stigmatizzato il “tradimento†dei consiglieri regionali aretini che avevano sostenuto le ragioni della Valtiberina e poi sono scomparsi nel momento della verità . Ed è stata letta, giustamente, come promozione politica offensiva quella originaria di Ilio Pasqui, poi revocata. Quello che ferisce nel comportamento dell’autorità regionale è la completa indifferenza ad ascoltare le richieste locali. Forse tradisce le possibilità della promozione di personalità valtiberine, l’incapacità della politica locale nel suo complesso di vedere e porre il problema nella sua interezza. Che non è solo il ripristino dello sfioratore a Montedoglio e nemmeno il secondo ponte sul Tevere, ma la garanzia della capacità gestionale del complesso irriguo Montedoglio-Chiascio. Ci sono in vallata personalità all’altezza? Sicuramente. Allora perché non vengono individuate e proposte? Altrimenti si finisce come i polli di Renzo.