Euronight per vienna
Da Città di Castello all’Austria e ritorno
di Karl-Ludwig Schibel
L’ Euronight per Vienna è un bellissimo treno. Esce alle nove e mezzo dalla stazione di Firenze Santa Maria Novella e arriva undici ore dopo a Vienna, prima colazione inclusa. Da Città di Castello in auto si deve partire un po’ prima delle sette. Esiste anche l’autobus che parte da Città di Castello alle 17.05 per arrivare in tempo per il regionale delle 19.48. L’ipotesi sarebbe anche da prendere in considerazione, solo che l’autobus impiega tre volte il tempo dell’auto, novantacinque minuti, poi si aspetta, come nel caso di quest’ultimo autobus della giornata, alla stazione di Arezzo un’ora per il treno.
A Santa Maria Novella il ristorante self-service della stazione non è male. Un risotto, una mezza bottiglia di vino e una bottiglietta d’acqua per meno di dieci euro. Il buttafuori con la targhetta “Accoglienza†controlla con lo sguardo stanco e annoiato la sua congregazione, molti stranieri che prenderanno tra poco uno dei treni di notte, due, tre barboni e qualche business man che controlla la posta elettronica sul tablet prima di rientrare ad alta velocità a Roma o Milano.
Il treno arriva a destinazione con pochi minuti di ritardo alle otto e mezzo dopo una colazione commestibile di brioche, marmellata, burro e un caffè “brodo†che i viaggiatori italiani guardano con qualche sfiducia. Ma così si accorgono subito che non sono più in Italia. La stazione di Vienna Weidling è il capolinea di tutti i treni che arrivano dal sud e a pochi passi di distanza dal binario dell’Euronight parte la metropolitana S1 ogni venti minuti. Dopo 4 stazioni si cambia sulla S7 che arriva quasi contemporaneamente sul lato opposto del binario. Il vagone è pulito, vetri inclusi, in modo da potersi godere la vista di Vienna prima e del paesaggio della Bassa Austria dopo. La situazione diventa decisamente tranquilla dopo la stazione dell’aeroporto di Vienna-Schwechat dove scende una buona parte dei viaggiatori con le proprie valigie, avendo pagato per la trasferta da Vienna il prezzo di un biglietto normale. La metro si ferma a una lunga serie di piccole stazioni, mentre il paesaggio fuori sembra pulito e ordinato come se qualche potenza superiore avesse lavorato tutta la notte. Dopo una cinquantina di minuti, si arriva - lettura del giornale inclusa - a destinazione, la cittadina di Hainburg  sul Danubio, pochi chilometri dalla frontiera slovacca. L’albergo è a dieci minuti a piedi dalla stazione, in modo che non vale neanche la pena di prendere per due fermate l’autobus che passa ogni 10 minuti.
Un soggiorno breve, appena 24 ore, un viaggio difficilmente giustificabile, se si considera che l’occasione è un evento su come combattere i cambiamenti climatici e le emissioni di CO2 causate dagli spostamenti. Così contribuiamo in qualche modo al problema che si vuole risolvere. Però, tutto sommato, malgrado la trasferta in automobile Città di Castello-Arezzo (andata ritorno circa 10 chili di CO2) il bilancio non è male. Il viaggio su ferro è il modo di spostarsi per lunghe distanze con l’impatto minore sull’ambiente. Circa 44 grammi al chilometro secondo le Ferrovie dello Stato e per una volta le loro indicazioni potrebbero anche corrispondere alla verità .
Lo stesso non si può dire per il ritorno, che per ragioni di tempo e purtroppo anche per ragioni di costi è previsto con l’aereo da Bratislava. Il biglietto Ryanair Bratislava-Roma Ciampino è costato miseri 38,99 euro, un terzo del biglietto smart price delle Ferrovie dello Stato per Firenze-Vienna. La preoccupazione di come arrivare dall’albergo di Hainburg in Austria all’aeroporto di Bratislava, capitale delle Repubblica Slovacca, ce la dilegua subito la reception. C’è un pullman diretto con una fermata a un chilometro dall’albergo che ogni ora arriva direttamente all’aeroporto oltre frontiera. Altro che cortina di ferro. Arriva sul minuto, costa 1,20 euro e, anche se è quasi pieno, un posto si trova ancora. L’aeroporto di Bratislava è stato recentemente ristrutturato ed è pulito in una maniera che sembra esagerata. Si sente il desiderio di liberarsi dall’immagine dei regimi del socialismo reale con la loro trascuratezza dello spazio pubblico sporco e puzzolente. Dagli immensi vetri brillanti si vede la pista, dove un gruppetto di tre signori sta per salire su qualche Jet privato o più probabilmente di una compagnia di leasing per partecipare per 12.500 euro all’ora a qualche importante meeting. L’invidia per questa casta privilegiata non si sente tanto per il lusso che si gode a bordo ma per il trattamento di favore a terra. Niente procedure umilianti dei voli di linea: ressa sfrenata davanti ai controlli di sicurezza, togliere e rimettere le scarpe, dita in guanti di gomma che frugano nel bagaglio a mano e, ancora peggio con i voli low cost, la bagarre durante il boarding e per i migliori posti sul velivolo.
Anche a Ciampino l’autobus per la stazione ferroviaria costa solo 1,20 euro e parte ogni venti minuti dall’aeroporto per un tragitto di pochi minuti, che però si allunga perché il mezzo deve lentamente farsi strada tra le macchine parcheggiate in seconda fila e a volte non passa proprio e si deve aspettare l’autista di un qualche furgoncino. Anche per il treno da Ciampino a Roma Termini sono previsti solo 15 minuti e infatti dopo 12 minuti rallenta davanti alla stazione, si ferma e aspetta. Aspetta. Dopo altri 12 minuti che sembrano una piccola eternità entra in stazione.
Sono le cinque meno dieci e per il “Regionale Veloce†delle 17.23 Roma-Firenze manca più di mezz’ora. Ancora sul tabellone elettrico il binario non è indicato, però il tempo per un panino c’è di sicuro. Una focaccia con lo stracchino e la rucola e una bottiglietta d’acqua e poi il primo caffè italiano. Quant’è buono! Davanti al bar il tabellone annuncia che il Regionale Veloce 2316 delle ore 17.23 oggi parte da Roma Tiburtina. Da Roma Tiburtina? Dice l’uomo all’information point, che sì, è vero, però aspetta. Quindi di corsa per la piattaforma della metropolitana B per Rebibbia, quattro, cinquecento metri su tunnel sporchi e maleodoranti, insieme a migliaia di romani che vogliono prendere lo stesso mezzo a quest’ora sovra-affollato. I signori del jet privato probabilmente si sono spostati dall’aeroporto alla destinazione finale in elicottero.
Dopo quattro fermate ecco Roma Tiburtina, un’altra corsa di un mezzo chilometro per arrivare dalla metro al binario 16 dove aspetta il treno. E aspetta. E aspetta ancora. Parte con un’ampia mezz’ora di ritardo. Nella prima classe l’area condizionata non funziona. Nella seconda sì, ma è sovraffollata. Tutti al cellulare ancora senza fiato e sudando per lamentarsi con la moglie, il marito, la figlia o chi altro dell’ennesimo esempio di un sistema ferroviario che fa del disprezzo dei suoi clienti soprattutto al di fuori delle linee di alta velocità la sua missione. Sembra che il giorno prima a Roma Termini due Frecciarossa si siano scontrati in stazione e 24 ore dopo il traffico non si è ancora normalizzato. Ad Arezzo il treno arriva con un ritardo per niente eccezionale di 20 minuti, insieme all’ennesimo annuncio di «Usare le porte attive e non quelle che non sono in servizio».
Trentacinque minuti per rientrare con l’auto a Città di Castello. Quanto è bello essere tornato!