In principio c’era la parola?
di Ambra Bambini
Secondo Aristotele il linguaggio umano, diversamente da quello animale, ha una capacità di memoria, di evocazione di memorie e di progetto; esso solo ha la percezione del bene e del male e di altre cose distinte: la comunanza di queste attitudini costituisce famiglia e stato.
«Ci nutriamo di alimenti prodotti da altri uomini, portiamo abiti fatti da altri, abitiamo case costruite dal lavoro altrui. La maggior parte di quanto sappiamo e crediamo di sapere ci è stata insegnata da altri per mezzo di una lingua che altri hanno creato».
Attualmente sono 7000 le lingue nel mondo; di queste, 2500 sono ancorate a una tradizione scritta. La lingua designa la totale “illimitatezza del discorso umano†(Chomsky); essa attraversa “l’ancora inespresso†e tende a correre oltre i confini noti. E ad adattarsi alle situazioni più impensabili che gli uomini creano e sperimentano; a costruire tecniche, scienze, fantasie, miti, religioni.
Afferma De Mauro: «Ci spieghiamo e costruiamo un comune sapere linguistico che, tuttavia, è qualcosa di più; è un modo di stare insieme per collaborare, per rispondere – per dir così – a quelle esigenze di governo e di autogoverno della pòlis…».
«Se il dialogo è un camminare insieme, la pari capacità di accesso al patrimonio linguistico, da parte della comunità umana, ne è il tessuto civile e politico».
Un piccolo libro assai accattivante; denso ma accessibile a chi possiede una cultura media.Una lucida ricognizione per ampliare la mente e ripensare il senso della collettività .
Tullio De Mauro, In principio c’era la parola?, ed. Il Mulino Voci, pp. 70, euro 9,00