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Luca, tifernate onorario, torna nella sua città
 
   
  
 
   

Eventi. Mostra di Luca Signorelli in Umbria. Sono tre le sedi che ospitano l’iniziativa, tra le quali la Pinacoteca comunale di Città di Castello

di Maria Sensi

Si è da poco inaugurata una mostra sul pittore Luca Signorelli (ca. 1450-1523) allestita in tre sedi umbre (Galleria Nazionale dell’Umbria a Perugia, Museo dell’Opera del Duomo a Orvieto e Pinacoteca Comunale a Città di Castello) e in tappe collaterali toscane, che durerà fino al prossimo agosto. Molto attivo in Italia centrale (avvalendosi di una ben organizzata bottega, di cui facevano parte anche il figlio Antonio e il nipote Francesco), il cortonese dipinse varie opere nell’Alta Valle del Tevere e a Città di Castello, che andarono poi disperse o furono trasferite altrove.
Qualche anno dopo aver lavorato alla Cappella Sistina, il Signorelli dipinse uno stendardo per la Confranternita tifernate della Vergine Maria. Il documento che lo attesta è del 23-12-1486: «Die xxiiia mensis dicembris magister Lucas Egidii de Signorellis de Cortonio pictore fuit [… ] Actum in civitate Castelli in plathea comunis [… ]». Due anni dopo, il 6-7-1488, gli venne concessa la cittadinanza tifernate: «Magistri Luce de Cortonio pictoris civilitas VI Julij 1488 Item animadvertentes egregias virtutes magistri Luce […] pictoris de Cortonio in presentiarum pingentis vexillum fraternitatis gloriose Virginis Marie de dicta Civitate Castelli avidi fieri civis dicte civitatis una cum filiis et descendentibus suis in perpetuum et Reipublice nostre Civitatis Castelli infrascripte talem civem habere pictorem egregium». Sappiamo che, oltre alle opere ancora presenti a Città di Castello, il Signorelli ne eseguì delle altre, ora conservate all’estero: tra queste, l’Adorazione dei Magi (Louvre) e l’Adorazione dei pastori (National Gallery, Londra). Dipinse anche i ritratti di Niccolò Vitelli (Barber Institute of Fine Arts, Birmingham) e di suo figlio Vitellozzo (Collezione Berenson di Villa I Tatti, Settignano - Firenze).
Nel 1498 a Firenze venne bruciato sul rogo il Savonarola: dello stesso anno è il “Martirio di San Sebastiano†per la chiesa di San Domenico a Città di Castello (ora in Pinacoteca Comunale). L’anno seguente, a Luca si offrì una grande opportunità. Dopo il contributo alla Sistina, poté affrescare uno spazio tutto suo, la cappella di San Brizio nel Duomo di Orvieto (vi aveva lavorato solo parzialmente, in precedenza, Beato Angelico): «A dì [..] d’aprili 1499 Io Placeto d’Odo Chammorlengo della Fabricha chon presentia di Chonservatori e di Soprastanti e più cittadini [...] allochai a mastro Luca da Chortona a fornire di dipengniare le volte della chapella nuova chon tutte le chondizioni chome appare per mano di ser Antonio Notario per prezzo di ducati 180 a rascione di grossi 18 per ducato e d’oro e azuro della Fabicha e la chasa e uno letto cioè - dc. 180».
Nelle mostre signorelliane di quest’anno, Perugia ospita una grande retrospettiva del cortonese. All’inizio del percorso sono due opere di Piero della Francesca, per sottolineare l’influenza che il biturgense ebbe sul giovane Signorelli. L’esposizione illustra poi la svolta rappresentata, dopo il 1475, dall’incontro con il Verrocchio a Firenze. Tra i vari lavori, sono visibili la Pala di Sant’Onofrio del Duomo perugino (del 1484, quando a Perugia era vescovo il cortonese Jacopo Vannucci), la Sacra Famiglia “Pallavicini Rospigliosiâ€, il “Tondo di Monaco†e la “Madonna Mediciâ€. Chiude la rassegna una selezione di disegni (Louvre, Uffizi, British Museum), che consente di comprendere il ruolo delle fasi preparatorie.
Nell’Alta Valle del Tevere, oltre allo Stendardo della Crocifissione a Sansepolcro, si possono ammirare gli affreschi dell’oratorio di San Crescentino a Morra (1507-1510) e la Pala di Santa Croce (1516) a Umbertide. Nella mostra tifernate, oltre alle opere stabilmente collocate in Pinacoteca, sono visibili un tondo della Galleria Comunale di Prato e una serie di predelle (tra cui una da Bucarest) o scomparti di esse. A proposito di questa scelta e della lezione signorelliana parliamo con uno dei curatori della mostra, il britannico Tom Henry.
Dr. Henry, Luca Signorelli ha influenzato, tra i tanti artisti, anche Michelangelo. Qual è secondo lei la lezione maggiore impartita dal cortonese ai pittori rinascimentali?
«Sappiamo che Michelangelo conosceva Signorelli e l’artista più giovane ha dimostrato un affetto considerevole per l’artista più anziano. Per quanto riguarda il debito artistico, Michelangelo ha studiato le opere del Signorelli a Firenze con attenzione particolare, così come i suoi affreschi della Cappella Nova in Orvieto. Era interessato in particolare all’approccio del Signorelli verso il nudo maschile. Anche Raffaello ha trovato in Signorelli un’energia che non poté trovare altrove».
Quali sono a Suo avviso le direttrici fondamentali della ricerca di Luca Signorelli e perché è stato un grande innovatore?
«Oltre alla sua maestria nel nudo, Signorelli è stato un innovatore iconografico altamente originale, aggiungendo alle sue opere temi narrativi inediti, unitamente a una grande capacità tecnica».
Rispetto a Perugia, la mostra di Città di Castello presenta solo opere di piccolo formato, soprattutto predelle. Perché questa scelta?
«I nuovi spazi espositivi alla Pinacoteca Comunale di Città di Castello non sono molto grandi e si prestano meglio ad accogliere opere più piccole. È stato anche deciso di non spostare le opere più grandi dalla loro normale ubicazione in Pinacoteca per ridurre i rischi che un trasporto sempre comporta. Il risultato è stato che la sezione della mostra a Città di Castello consta per la maggior parte di predelle, anche se ci sono un tondo tardo importante e una grande tela che era apparentemente uno stendardo. Ma la qualità e l’originalità non sono state sacrificate. Quadri importanti sono stati prestati da Bucarest, Detroit e Kansas City e sono particolarmente lieto che abbiamo potuto riunire, per la prima volta dal XIX secolo, la predella con la pala d’altare eseguita da Signorelli per la Cattedrale di Cortona. Ciò ha comportato prestiti da due collezioni private così come dal Nelson Atkins Museum, ed è un momento clou della mostra in generale e non solo per Città di Castello».
Riguardo alle attribuzioni delle predelle in mostra a Città di Castello, esse sono tuttora sottoposte al vaglio della critica per la loro problematica e scarsamente documentata storia antica. Ci può spiegare le motivazioni per cui Lei le attribuisce a Luca Signorelli?
«C’é ancora del lavoro da fare per identificare gli artisti individuali della bottega di Signorelli e Lei ha ragione nel dire che più di una contribuzione artistica può essere vista nella selezione di Città di Castello. Per questo le mostre monografiche possono essere così interessanti e fornire un’opportunità per ulteriori studi. Una cosa è assolutamente chiara: che Signorelli ha proseguito il suo coinvolgimento personale in opere prodotte dalla sua bottega fino alla sua morte (a volte contribuendovi solo con idee di disegni, come nei tardi disegni in mostra a Perugia; altre volte intervenendo anche con il pennello, specialmente in aree che lo interessavano, come una predella drammaticamente narrativa)».
Sappiamo che, oltre alle opere ancora presenti a Città di Castello, il Signorelli ne eseguì delle altre, ora conservate all’estero: tra queste, l’Adorazione dei Magi (Louvre) e l’Adorazione dei pastori (National Gallery, Londra). Dipinse anche i ritratti di Niccolò Vitelli (Barber Institute of Fine Arts, Birmingham) e suo figlio Vitellozzo (Collezione Berenson di Villa I Tatti, Settignano - Firenze). Ritiene che sarebbe stato interessante avere queste opere per la mostra di Città di Castello, in modo che magari i ritratti dei Vitelli sarebbero potuti tornare per qualche tempo nella loro antica dimora? È stata presa in considerazione tale ipotesi?
«Abbiamo richiesto il prestito di tutte le opere da Lei citate a eccezione di quella di Londra, troppo grande per viaggiare. Tutti questi prestiti sono stati rifiutati per varie ragioni, la qual cosa, seppur spiacevole, è totalmente comprensibile in ogni singolo caso».
 
 
 
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