Un monumento alle tabacchine
Se non ora quando?
di Dino Marinelli
La durezza dello scontro politico e sociale esistente in Italia negli anni Cinquanta del secolo scorso, è vissuto in tutta la sua asprezza anche alla Fattoria Autonoma Tabacchi di Città di Castello, dove erano occupate più di mille tabacchine. Una di queste, Carola ormai in là con gli anni, racconta il clima e le tensioni esistenti dentro la fabbrica in quel tempo.
…In quegli anni la Direzione cercò di abbassare la tensione all’interno dell’opificio con una immagine di liberalità e benevolenza, creando una radio interna: Radio Fat, gestita dalle stesse maestranze.
Una iniziativa che non dispiacque alle tabacchine. Oltre che fare ascoltare dischi di musica leggera, a volte anche classica, a Radio Fat venivano trasmesse scenette per lo più in dialetto con battute venate di simpatica ironia, incentrate sulla vita della fabbrica, non tralasciando di prendere di mira i superiori. E, con giudizio, perfino il direttore supervisore dei testi.
Racconta Carola: «Se ascoltèa tutte le canzoni vechie e nove comprese quelle de San Remo. Le battute ’n castelèno che te faceono sbelichè dal ride, te leggeono i romanzi de Liala e i articoli de Selezione. C’era l’ora de ascoltè le preghiere e quella de recitè ’l rosèrio che qualche volta, ’l Signore ci perdoni, si rispondèa con qualche straloco. ’Nnsomma i padroni faceono de tutto per tenècci bone. Cerchéono de lisciaci ’l pelo per verso giusto. Per l’Anno Santo ci portèrono a Roma. Ci guardèono tutti quando se sfilèa co la divisa bela e stireta!».
All’interno della fabbrica funzionava un’aggiornata biblioteca circolante. Tra i titoli più richiesti: Pavese, Malaparte, Mosca e Guareschi. Inoltre le maestranze potevano godere di una tessera a prezzo scontato per assistere ai film del “Cine Club†programmati periodicamente al cinema Eden.
Nel 1961 la Peronospora tabacina distrusse l’80% del raccolto del tabacco. «Fu un periodacio e tante done ’n furono archiamète a lavorè e pensè che s’era parecchio più di mille, senza contè i omini che erano su i dugento. ’Nnsomma la Fat , tra la Fattoria, i capannoni de Rignaldello e ’l Tropichèle (sotto quei tendoni de garza a bagno maria) è stèta con tutti i su difèti, ’nna bocchèta d’ossigeno per tutta Castelo».
Ma ormai, anche se superata la crisi della peronospora, i tempi stanno cambiando velocemente. La meccanizzazione del processo produttivo provoca l’uscita di molte tabacchine. Da quasi 1500 che sono nel 1963 si passa ad appena la metà nel 1970. Molte ex tabacchine trovano lavoro in altre fabbriche sorte nella zona industriale. Altre vanno in pensione, come la Carola che conclude con i suoi ricordi: «… certo un po’ de nostalgia armène de quei tempi ai Tabachi. ’Nn bisogna scordè che la Fat è stèta un pèzo importante de la storia de Castelo con tutti i su pregi e i su difeti. ’Nnsomma, per me è stèta anche un’esperienza de vita. ’Nnè sempre vero che chi ha magna e chi ’nn ha fischia; se ’nn vù fischiè devi batete e tenì la schina ritta. Perché nesuno te dà gnente per gnente. Tutto va conquistèto. Sempre».