Agricoltura in Altotevere / 2 Luca Fauri ci parla della sua esperienza
In un momento di crisi come quello che stiamo attraversando, non è facile trovare un imprenditore soddisfatto del proprio lavoro. Eppure ci sono, anche in Altotevere. Uno di questi è Luca Fauri, l’agricoltore trentino che vive da tempo a Città di Castello dove ha esportato la tradizione agricola della sua terra. Luca infatti coltiva mele in una fattoria a pochi chilometri dalla città . Qualche anno fa ha compiuto una scelta che appariva in controtendenza con l’idea corrente, secondo la quale un’azienda per andare bene deve cercare di diventare più grande possibile. Lui, al contrario, ha ridotto a soli 20 ettari la superficie coltivata e ha scelto di puntare tutto sulla vendita diretta nei mercatini della zona. E i risultati gli stanno dando ragione: questo sistema di vendita, infatti, consente da un lato di ridurre i prezzi al cliente e dall’altro di avere introiti superiori perché elimina la intermediazione delle grandi catene di distribuzione. E anche i “ragazziâ€, come Luca Fauri chiama i suoi dipendenti, sono più gratificati sotto il profilo economico e maggiormente responsabilizzati dal rapporto diretto con i clienti. Nessuno infatti vuol fare brutta figura vendendo prodotti scadenti, altrimenti la settimana successiva il cliente te lo rinfaccia. «A me – ricorda Luca – è capitato anche di restituire un chilo di patate a un signore che mi aveva detto che quelle che aveva acquistato la settimana precedente non erano granché. Non le voleva, ma ho insistito perché in gioco c’era la nostra serietà e la nostra credibilità ». L’attenzione alla qualità del prodotto, insomma, diventa un elemento fondamentale non solo per chi acquista ma anche per chi vende.
Quello di Luca Fauri non è un fenomeno isolato. In Italia, come risulta da un rapporto di Coldiretti, gli acquisti nei mercati a chilometri zero nel 2011 sono aumentati del 53 per cento. La maggior parte degli agricoltori che hanno scelto la vendita diretta aderiscono alla iniziativa “Campagna amica†di Coldiretti. Questa rete, della quale fanno parte 3972 aziende agricole, consente a ciascun produttore di vendere, se pure in quantità limitata, anche prodotti non reperibili in zona ma dei quali l’Associazione si fa in qualche modo garante attraverso una certificazione dettagliata della merce. Un sondaggio realizzato da Swg per conto di Coldiretti ha rilevato che il grado di soddisfazione degli acquirenti raggiunge il 77 per cento e in nove casi su dieci i clienti consigliano ad altri questa forma di acquisto attraverso il passaparola. Il 68 per cento dei clienti posseggono un livello di istruzione medio alto e chiedono cibi sani e genuini. I prodotti più acquistati nei mercati degli agricoltori di “Campagna Amica†sono: verdura, frutta, formaggi, salumi, vino, latte, pane, conserve di frutta, frutta secca, biscotti e legumi.
Lo scoglio più difficile che gli agricoltori umbri debbono superare è rappresentato dalla burocrazia. «È allucinante», dice sorridendo Luca. «Io devo riscuotere i contributi previsti dal Piano di Sviluppo Rurale: le prime fatture le ho presentate nel 2008 e, a quattro anni di distanza, non ho ancora ricevuto un centesimo. Senza considerare le volte che ho dovuto aggiornare la domanda, o perché nel frattempo erano state modificate le norme o perché si erano dimenticati di chiedere un documento. A volte si rasenta perfino il comico, come è successo con quel collaudatore che non sapeva distinguere un melo da un pero». C’è una questione, però, che più di tutte fa arrabbiare il nostro interlocutore. Com’è possibile, si chiede, che in un momento come questo possano essere distribuiti contributi anche per 2-3 milioni di euro? In passato c’era un tetto massimo oltre il quale non si poteva andare, a prescindere dall’investimento complessivo. Perché adesso questo tetto non c’è più?
E.R.