Città di Castello
di Marco Baldicchi
Nella nicchia esterna della chiesa di S. Giovanni Decollato, sulla parete prospiciente via S. Andrea, come qualcuno avrà visto, c’è un’elegante edicola religiosa. Il cattivo stato di conservazione in cui versava consigliarono, anni or sono, il distacco dell’affresco che l’ornava.
Questo affresco si trova, per la sua incolumità e tutela, presso lo studio di un restauratore. Vi è rappresentato lo stesso S. Giovanni dello stendardo conservato in Pinacoteca e proveniente da quella chiesa. Identico in tutto e per tutto a quello. È possibile che, come spesso accadeva nelle botteghe rinascimentali, il Maestro abbia fatto il disegno, da cui venne tratto il cartone, dal quale gli allievi abbiano poi realizzato lo stendardo e l’affresco.
Questa notizia è assente nel catalogo a colori pubblicato all’indomani del “ritorno†dello stendardo nel suo museo di appartenenza, la Pinacoteca comunale. Si parla di Luca Signorelli, naturalmente.
Spero che presto l’affresco sia reso fruibile al pubblico, per esempio in quel Museo Diocesano che conserva altri straordinari capolavori dato che è la Curia proprietaria, sia dell’uno che dell’altra. Per inciso, vi erano nell’intradosso dell’edicola altre due figure di santi, oggi sparite.
Altra occasione persa, a mio modesto avviso, con la mostra sul Signorelli, è quella di non aver pensato di aprire, magari in sinergia col Comune, quella stessa chiesa di san Giovanni Decollato che conserva altri affreschi signorelliani. Starà agli esperti riconoscere la mano del Maestro da quella degli allievi. Forse si potrebbero fare delle scoperte interessanti, anche alla luce di recenti studi di eminenti esperti del settore. Non sarebbe male se un laureando scegliesse di fare una ricerca, una tesi, su tutti i lavori rimasti in questa zona del Signorelli e della sua bottega. Senza parlare di quelli involati. Catalogo che ancora manca. Si pensi solo a quello che si trova nella Pieve di Micciano, presso Anghiari, fino al cortile di una scuola del centro di Castello. Tralascio volutamente di citare l’ovvio.
Se è vero che Perugia la fa da padrona anche in questa occasione, vista l’entità del contributo economico dato alla realizzazione della mostra sul Signorelli, al confronto di quello dato da Castello, è anche vero che non c’è contraltare da questa parte. Non è possibile che la storia di Città di Castello sia così ignorata.
L’affluenza di tanta gente, come forse se n’era vista solo per le celebrazioni di Raffaello nel 1983, per vedere la Pinacoteca, ci fa capire quanto sia importante entrare in certi circuiti. Ma una volta ogni trent’anni mi sembra davvero poco.