Circolano voci secondo cui i terremoti emiliani sarebbero stati causati dalle modalità di estrazione chiamata frackyng, o frattura idraulica, che prevede lo scavo di pozzi su cui iniettare acqua a pressione per fratturare la roccia e favorire la liberazione di gas o petrolio. Scosse di modesta magnitudine sono effettivamente state imputate a questa tecnica laddove questa è usata. Nel caso dell’Emilia le energie sono molto alte e mi sembra davvero difficile attribuire i fenomeni a cause artificiali. Come sempre in Italia omertà e disinformazione alimentano le tesi complottiste che per loro natura trovano sempre convinti sostenitori. Di certo occorre tenere alta l’attenzione perché interpreti potenti e incoscienti dell’affarismo mondiale certo non mancano e non si curano molto dei rischi eventuali per le popolazioni. Basta dire che il sistema del frackyng è stato introdotto dall’Halliburton, quella di Dick Cheney, l’ex vicepresidente degli Usa che vide nell’invasione dell’Iraq una occasione di arricchimento per la multinazionale per cui lavorava.
Un’altra preoccupazione è data dal fatto che i pozzi vengono a volte successivamente riempiti coi materiali di risulta con pericolo di contaminazione chimica delle falde. Alcune fonti dicono che in Emilia di questi pozzi ce ne siano più di 500. Le autorità competenti farebbero bene a dirimere ogni dubbio con una corretta informazione. (m.b.)