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Economia.

L´imprenditore Aldo Spapperi e il commercialista Alessandro Bartoli ci parlano del modo in cui potremmo trasformare la nostra realtà. Con un po´ di fantasia. E di volontà

di Pierluigi Bruschi

Ci domandiamo se saremo condannati a subire inermi gli effetti di una crisi che si sta facendo sempre più allarmante e a sperare solo su scelte salvifiche a livello nazionale ed europeo (che appaiono sempre più lontane) o potremmo intanto iniziare a fare la nostra parte per tentare di invertire la rotta? L’interrogativo ci sembra opportuno a quasi tre mesi dalla celebrazione degli stati generali sull’economia a Città di Castello, anche se le auspicabili risposte non sarebbero ancora fuori tempo massimo. Siamo sempre convinti, come abbiamo sostenuto commentando quella iniziativa, che le proposte possono arrivare solo dai protagonisti della vita sociale ed economica (se stimolate) e che qualcosa di nuovo si può costruire attraverso il coinvolgimento di chi, fra essi, è alle prese con tentativi di innovazione o di studio di nuove forme d’impresa.
Per questo siamo tornati a parlare con Aldo Spapperi, un imprenditore che ha dimostrato capacità di riconversione e ammodernamento della propria produzione e di penetrazione in nuovi mercati esteri e con Alessandro Bartoli, un commercialista, che non si limita a fare il consulente fiscale ma offre anche servizi e strumenti necessari al miglioramento della gestione d’impresa, attraverso una associazione composta da vari professionisti con diverse competenze che, qualche mese fa, ha organizzato un workshop sui “contratti di rete†fra imprese. Iniziamo dall’imprenditore il quale ci confessa che vorrebbe perdere meno tempo per la burocrazia e dedicarsi maggiormente all’applicazione delle proprie idee in azienda e che avrebbe bisogno di supporti di vario genere e in particolare di quelli che lo possano agevolare nei rapporti con l’estero. Questo servizio lo chiede alle istituzioni, ma pensa che gli imprenditori stessi potrebbero organizzarsi per rispondere a questa esigenza, ad esempio consorziandosi per costruire servizi comuni (consulenza legale e fiscale, rete commerciale ecc.). Invece registra che gli enti locali pensano ad altro e le imprese operano in maniera individualistica. Pensa che tutto questo avvenga anche perché non c’è partecipazione, manca il confronto e di conseguenza si fanno scelte sbagliate o comunque inefficaci. Arriva a concludere che il Comune, oltre a seminari o convegni sull’economia dove non c’è possibilità di essere ascoltati, dovrebbe costituire una commissione permanente fra gli imprenditori.
Ma per Spapperi c’è una seconda carta importante da giocare a livello territoriale, quella di una maggior comunicabilità fra scuola e aziende, per riallacciare il filo fra queste due realtà e ridare nuovo ossigeno alle imprese e speranza ai giovani. Si affida molto alle loro intuizioni e capacità di interpretare il nuovo. Non sopporta che i migliori se ne vadano e si rammarica all’idea che qualche giovane ingegnere, che ha fatto domanda presso la sua azienda e che lui non ha potuto assumere, avrebbe potuto avere la proposta vincente per la sua impresa. Vorrebbe fare qualcosa per non far disperdere queste potenzialità e, a questo proposito, gli frulla un’idea in testa, un progetto non ancora ben definito. Ci è sembrato di capire che potrebbe trattarsi di una specie di laboratorio per giovani laureati, dove le aziende porterebbero idee da realizzare, bozze di progetti, problemi da risolvere e su questo i giovani laureati di qualsiasi facoltà si dovrebbero misurare per sperimentare le proprie capacità, potendo poi beneficiare, nelle modalità da decidere, di eventuali soluzioni trovate o progetti andati a buon fine. Una iniziativa di questo genere dovrebbe ovviamente essere promossa e sostenuta dal comune e da un certo numero di aziende.
Anche per il commercialista e consulente del lavoro si dovrebbe ripartire dai giovani. Lui vedrebbe bene invece una iniziativa che li agevoli nella possibilità di conoscere il mondo, con qualche periodo di studio all’estero e una vera conoscenza delle lingue e dell’informatica. Mette in evidenza la preoccupante assenza di giovani imprenditori e il fatto che nessuno e niente li stimoli a fare impresa, quando invece, questo, al di là delle apparenze, sarebbe un periodo di grandi opportunità per chi ha voglia di scommettere in proprio. Ma Bartoli ha un altro cavallo di battaglia su cui si sta impegnando da tempo, quello di stimolare le imprese a organizzarsi in rete, che è anche un modo per superare la penalizzante condizione di nanismo in cui versano quasi tutte le aziende locali. Lo strumento è proprio quello del contratto di rete che consente e incentiva le imprese ad avviare forme di collaborazione, a scambiarsi conoscenze, a esercitare in comune attività economiche, a promuovere il prodotto sui mercati esteri, a superare un ostacolo specifico o altro ancora. Tutto questo non presuppone la costituzione di una nuova società ma solo la possibilità di fare insieme alcune cose, a prescindere dalla rispettiva natura giuridica.
Esistono anche nel nostro territorio esperienze serie e concrete di reti d’impresa ma sono pochissime. Sarebbe importante superare questa storica riluttanza del mondo imprenditoriale a cooperare, perché la risposta a una richiesta del mercato sempre più complessa, non può essere semplice e univoca. Questo potrebbe essere un altro filone di impegno e di promozione da parte dell’amministrazione comunale. È emersa infine l’importanza di concentrare l’attenzione sulla nuova agricoltura, la cosiddetta green economy, incentivando ad esempio l’ortofrutta con l’azzeramento del costo energetico, attraverso piccoli progetti ad hoc (ad esempio scaldare senza uso del gasolio).
Insomma, il modo per iniziare a invertire la rotta ci sarebbe, bisognerebbe solo crederci, recuperare la fiducia nel prossimo e il senso della convivenza, essere meno egoisti e più solidali, ritrovare il gusto di fare qualcosa per sé e per gli altri ed essere forse più aperti al nuovo. Ognuno di noi dovrebbe possedere o recuperare queste qualità, ma, per essere all’altezza del compito, chi ci governa, dovrebbe avere la capacità di farle emergere per promuovere il bene comune.
 
 
 
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