Solidarietà . Viaggio tra le associazioni tifernati
di Alessio Biccheri
Ahmad era una bambino e come tutti i bambini si incantava a guardare il sole, gli alberi, le nuvole e gli uccellini. Amava il sole perché dà luce alla Terra, gli alberi perché danno ombra e frescura, le nuvole perché portano l’acqua e gli uccellini perché danno gioia col loro canto. Nel suo paese non pioveva da tanto tempo. La terra disse alla nuvola: «Ho troppa sete: ti prego nuvola, dammi l’acqua». Gli alberi dissero: «Se non beviamo, le nostre foglie non torneranno mai più verdi». Gli uccelli dissero: «Senza acqua non riusciremo a cantare». I poveri dissero: «Se non pioverà avremo tutti tanta fame». Ahmad disse alla nuvola: «Signora nuvola, non ascoltare tutte queste richieste! Dai l’acqua solo al campo di mio padre, così il grano e la frutta vi cresceranno in grande quantità e tutta la mia famiglia potrà mangiare in abbondanza». La nuvola si rifiutò di ascoltarlo, perché sapeva che la sua acqua era necessaria a tutti e tutti l’aspettavano con ansia. Ahmad si arrabbiò e corse dalla madre. «Mamma - disse Ahmad - ti ricordi quando ti dicevo che mi piacevano tanto le nuvole? Ecco, ora non mi piacciono più perché la nuvola non vuole fare quello che le chiedo io». E la madre rispose: «La nuvola non ti ascolta perché la tua richiesta è sbagliata: l’acqua serve a tutti sulla terra. È un bene prezioso che appartiene alle piante e agli uomini, ai poveri e ai ricchi, agli animali e ai fiori… nessuno può volerla tutta per sé!». Ma Ahmad non era convinto e si arrabbiò ancora di più quando vide che la mamma non gli dava ragione: «Odio le nuvole e odio la pioggia! Spero che non si facciano più vedere da queste parti». Arrivò un vento forte che spazzò via le nuvole dal cielo. I giorni passavano e le nuvole non tornavano. La terra era tanto asciutta che si rompeva, gli alberi mostravano i rami rinsecchiti e gialli, gli uccelli non riuscivano a cantare una sola nota, i poveri soffrivano la fame. Anche Ahmad non aveva più nulla da mangiare e si lamentava con la mamma. Ma la mamma rispondeva: «È la siccità , bambino mio, non piove da troppo tempo e nei campi non cresce più nulla». Ahmad, guardando il cielo senza una nuvola, chiese: «Ma cosa posso fare?». «Puoi solo aspettare che tornino le nuvole e che piova di nuovo», rispose la mamma. Così, mentre aspettava, Ahmad capì che aveva sbagliato: aveva chiesto l’acqua solo per il campo del padre e questo era ingiusto, perché l’acqua è di tutti, tutti hanno bisogno di bere e di mangiare, la sua fame non era diversa dalla fame degli altri. Capì che non aveva il diritto di volere soltanto per sé un bene che dava la vita e incominciò, ogni sera, a chiedere alla nuvola di tornare. Un giorno la nuvola, spinta dal vento, tornò sul suo paese. Il cielo diventò buio, si illuminò dei primi lampi… poi cominciò a tuonare. Una goccia dopo l’altra, l’acqua scese dal cielo e la Terra tutta intera tirò un respiro di sollievo.
“Ahmad e la pioggia†è una delle tante favole che i volontari di Emergency raccontano andando a parlare nelle scuole primarie. Uno strumento scelto per comunicare ai più piccoli i gesti di pace con i quali l’associazione italiana fondata nel 1994 a Milano risponde alla violenza della guerra. Il messaggio della favola è saper condividere, legato a un bene vitale come l’acqua che dovrebbe essere di tutti senza egoismi. La storia di Ahmad viene dall’Afghanistan, il paese che dal ’99 ospita Emergency e che nei tre centri chirurgici, nel Centro di maternità , nei Posti di primo soccorso e Centri sanitari dell’associazione ha visto curare oltre 3.269.901 persone. Gratuitamente, in strutture accoglienti e curate perché un giardino e delle altalene costano poco e aiutano tanto a guarire. Con standard occidentali, perché non si va nel terzo mondo a portare una sanità da terzo mondo, ma si pensa che l’odore di pulito e i pavimenti lucidi siano l’affermazione nei fatti che tutti hanno diritto alle migliori cure e attenzioni. Formando staff locale e costruendo ospedali permanenti per restituire autonomia a paesi dilaniati dalla guerra, messi in ginocchio dalla povertà o paralizzati dalle mine. Dalla Cambogia all’Iraq, dalla Sierra Leone al Sudan, dalla Repubblica Centrafricana all’Italia. È la frequentazione quotidiana del dolore che ha spinto Emergency nel 1994 a intraprendere la campagna che ha portato l’Italia a mettere al bando le mine antiuomo, a ricordare con uno “straccio di pace†prima della guerra in Afghanistan e una campagna di raccolta firme, quando le bombe stavano colpendo l’Iraq, il ripudio della guerra sancito nella Costituzione. Neutrale e indipendente, Emergency collabora con le autorità dei paesi in cui si svolgono gli interventi e nel 2008 insieme ad alcuni Stati africani, ha elaborato il “Manifesto per una medicina basata sui diritti umani†per rivendicare una sanità fondata sull’equità , sulla qualità e sulla responsabilità sociale.
Il Gruppo Emergency di Città di Castello è nato nel 1997. Nel 2001 si è rafforzato e da allora, con costanza e concretezza, non manca di far sentire la sua presenza. Nel 2010 ha organizzato “Una giornata con Emergency†animata da una mostra fotografica sull’Afghanistan e un incontro pubblico che ha fatto arrivare a Città di Castello un’infermiera che lì aveva operato. Il 7 luglio prossimo Emergency sarà al Parco di Palazzo Vitelli a Sant’Egidio con una mostra di Mario Dondero sul Poliambulatorio di Palermo e la musica di gruppi locali. Il ricavato sarà devoluto al Centro Chirurgico di Goderich in Sierra Leone.