La Fiera delle Utopie Concrete, assieme ai giovani del Liceo Scientifico di Città di Castello, affronta il tema di un corretto uso degli elettrodomestici
L’obiettivo è quello di dimostrare che si può vivere bene consumando non più di 2000 Watt anziché gli attuali 6000
a cura della Fiera delle Utopie Concrete
Le Nazioni Unite hanno dichiarato il 2012 l’anno dell’energia sostenibile per tutti. Sustainable Energy for all. Facile immaginarsi che cosa significa per l’1,3 miliardi di uomini e donne perlopiù nel sud del mondo che non hanno accesso all’energia elettrica e soffrono di estrema povertà , anche energetica: per loro l’energia è sostenibile quando possono usufruirne in modo comodo, sicuro e a prezzi abbordabili per cucinare il cibo, riscaldare e illuminare lo spazio in cui vivono. La sfida epocale sarà quella di garantire loro il diritto all’energia producendola non con le fonti energetiche che hanno alimentato lo sviluppo delle società fossili – il carbone, il petrolio e il metano – ma il più possibile con fonti rinnovabili per non risolvere un problema, la giustizia globale, aggravandone un altro, i cambiamenti climatici. Una sfida per niente minore è quella di far valere la giustizia globale anche per gli 1,3 miliardi di persone sull’altro lato dello spettro, che vivono nei paesi ricchi perlopiù del nord, che utilizzano grandi quantità di energia per la preparazione dei cibi che gli arrivano spesso refrigerati o congelati da lontano e di cui quasi la metà viene poi buttata, che vivono in palazzi riscaldati in inverno e condizionati in estate 24 ore su 24 per garantire temperature sempre piacevoli e che hanno a disposizione un’infinità di punti luce per non stare mai al buio. Si spostano spesso per piccole e grandi distanze in automobile, treno e aereo e vanno a piedi o in bicicletta perlopiù come attività di tempo libero.
La parte privilegiata del pianeta usa mediamente 6000 Watt a persona per spostamenti, riscaldamento, illuminazione, comunicazione. Troppo. Coltiva uno stile di vita neanche lontanamente estendibile a tutta l’umanità , né ai paesi emergenti come la Cina e il Brasile, né al resto del mondo, principalmente a causa dei cambiamenti climatici ma anche per l’esauribilità delle risorse. Per tenere gli impatti dei cambiamenti climatici gestibili, la temperatura globale in questo secolo non deve superare i 2 al massimo 3 °C. Il che sarebbe fattibile se la comunità mondiale non superasse un consumo di 2000W a persona, molto di più di quello che consumano i poveri di questo mondo e solo un terzo di quello che i ricchi hanno a disposizione. Entro la metà del secolo quindi si dovrebbe arrivare a trasformare i paesi ricchi in “società a 2000Wâ€, producendo il 75% del fabbisogno energetico con fonti rinnovabili. Lo scenario è stato elaborato dall’università di Zurigo ed è stato deliberato come obiettivo da molti comuni svizzeri come, per esempio, Zurigo o San Gallo.
I due estremi dello spettro sono legati. I paesi ricchi dovranno dimostrare la possibilità e l’auspicabilità di uno stile di vita a 2000W per convincere i paesi emergenti e quelli poveri che esiste una strada verso il benessere energetico che non comprometta ulteriormente il clima terrestre. Arrivare a produrre entro la metà del secolo il 75% del fabbisogno energetico da fonti rinnovabili oggi non sembra più un’utopia astratta come qualche anno fa. Gli impianti fotovoltaici sui tetti, i generatori eolici sulle colline e le cupole degli impianti a biogas nati negli ultimi dieci, vent’anni hanno creato una diffusa consapevolezza della possibilità di produrre energia localmente. Diverso è il discorso di abbassare il fabbisogno elettrico, di risparmiare e usare più efficientemente l’energia. Anche se le lampadine, gli elettrodomestici, le automobili sono diventati più efficienti, il consumo complessivo continua a crescere.
Questa, in termini generali, è una possibile impostazione del discorso sull’energia sostenibile di immediata evidenza e plausibilità . Basta andare sul sito di “Sustainable energy for all†per trovarlo elaborato in tante altre dimensioni. Il problema che l’Agenzia Fiera delle Utopie concrete e due classi del Liceo Scientifico Tecnico di Città di Castello cercano di affrontare insieme in questi mesi è di come far valere uno scenario generale come quello cui abbiamo accennato per la vita quotidiana di questa trentina di studenti da poco maggiorenni. Sarà la loro generazione che deciderà con il proprio stile di vita, con le proprie decisioni, se il modello della società a 2000W avrà una chance. La conoscenza dei fatti è parte importante della svolta energetica di fronte a noi, ma che cosa ne consegue praticamente? Per avvicinarsi a questa domanda che ha molte possibili risposte è stato scelto come oggetto di studio un elettrodomestico che tutti e tutte usano anche più volte al giorno: il frigorifero.
Come l’aspirapolvere o il televisore, anche il frigorifero 60 anni fa si trovava in poche case italiane di un piccolo gruppo di persone benestanti. Oggi il 96% delle famiglie ne ha almeno uno e risulta difficile immaginare come faccia l’altro 4% senza frigo, tanto questo elettrodomestico è diventato assolutamente naturale. Si comincia il giorno prendendo dal frigo il latte e si finisce rimettendovi qualche bevanda. Nel frattempo è stato aperto per mettere o prendere una grande varietà di cibi e bevande almeno dieci, quindici, anche venti volte da tutte le persone di casa. Il lavoro di un gruppo di studenti parte proprio da queste attività quotidiane operando su dei “diari del frigoâ€. Cosa esce? Cosa entra? Ritmi dei consumi e delle riforniture. Con qualche foto per illustrarne le dinamiche. Un altro filone di ricerca sono le interviste con i nonni sul passaggio dall’epoca pre-frigo alla generale diffusione dell’elettrodomestico. Come ci si deve immaginare il mangiare, la composizione e la frequenza della spesa prima del frigo? Come si conservavano i cibi? Il primo gruppo rinuncia volutamente al frigo come parte del movimento “no fridgeâ€, nella convinzione di raggiungere un elevato livello di benessere, di qualità di vita e di cibo, evitando di tenere alimenti nel freddo per giorni e a volte settimane. Una insolita forma espressiva del tema cercheranno di realizzare gli studenti attraverso un’istallazione artistica, un’opera ancora in evoluzione sotto la guida dell’artista Beatrice Pucci.
Proprio la banalità dell’oggetto d’interesse rappresenta perfettamente la sfida della svolta energetica: una parte importante di questa trasformazione verso una società capace di futuro la gioca l’innovazione tecnologica con, nel nostro caso, frigoriferi sempre più efficienti. Una classe A+++ consuma meno di 200kWh/anno se usata in modo corretto. L’uso corretto invece non è una questione tecnica, ma culturale e la banalità sta nella spensieratezza con cui si usano questi prodotti del progresso tecnologico, dall’automobile al televisore al computer, dall’aspirapolvere al frigorifero. Una volta che si comincia a dedicare qualche pensiero al cibo che mangiamo e all’energia che usiamo – e sono cibo ed energia i due grandi temi della conversione ecologica – la banalità evapora e cede a uno sguardo del tutto nuovo su questo oggetto sorprendente – il nostro frigo in casa.