La bottega della sarta
di Gemma Maria Casettari
La Bottega della sarta è un romanzo ambientato in quel d’Assisi in un momento storico difficile per tutti: la seconda guerra mondiale. I protagonisti sono, perlopiù, gente semplice, che vive del proprio lavoro o del lavoro della terra, giovani strappati alle famiglie per combattere, in terre lontane (Grecia, Albania, Russia), una guerra insensata.
Vittoria, la protagonista, viene separata dal marito a quindici giorni dalle nozze e per tre lunghi anni potranno vedersi solo in sparute licenze. Nella sua bottega di sarta (la cucina) si intrecciano le storie delle ragazze che vanno a imparare il cucito con quelle dei parenti, degli amici, di gente che la sorte fa passare per quei luoghi. Una delle ragazze, Nella, sarà portata da una singolare situazione a Città di Castello dove si troverà , durante il passaggio del fronte, alle Cavine, località vicino a S. Donino dove oggi c’è un ristorante mentre, all’epoca, vi abitavano i nonni della scrittrice. Sì perché Amneris Marcucci è scrittrice di origine tifernate e a Città di Castello ha vissuto la sua giovinezza, fino alla laurea, poi si è sposata ed è andata a vivere a Santa Maria degli Angeli. Proprio nella sua città natale ha ambientato il primo romanzo: Primule e carrarmati correva l’anno 69 storia di un gruppo di liceali (del Plinio il Giovane) impegnati in tante attività formative.
Tornando a La bottega della sarta c’è da dire che nella situazione drammatica della guerra emerge con forza l’importanza della solidarietà ; emerge anche la forza della Fede, della fiducia in Dio, soprattutto nei momenti bui; di un Dio che è Provvidenza anche nelle piccole cose.
Dice la professoressa Laura Bettini nel presentare il romanzo: «Sembra un mondo lontanissimo quello narrato da Amneris, eppure non sono trascorsi dei secoli e ne possiamo avere ancora testimonianza diretta da tante persone anziane: sono le storie dei nostri nonni o dei genitori. La guerra oggi entra nelle nostre case in diretta dalla televisione, ma allora entrava dalla porta principale e portava via mariti, padri e fratelli, separando e a volte distruggendo intere famiglie. Eppure i personaggi del romanzo, pur così giovani, testimoniano un modo di affrontare le avversità che ci può insegnare moltissimo, perché si fonda sulla speranza, sulla fiducia nel futuro e soprattutto sulla forza dei sentimenti, dei rapporti umani, dell’amore… Ci si appassiona al romanzo già leggendo le prime pagine, in cui Francesco, sapendo di dover partire per la guerra, corre in bicicletta di notte, in pieno inverno, dalla caserma di Spoleto fino a Santa Maria, per poi tornare a Spoleto prima dell’alba, sempre in bici, solo per poter abbracciare un’ultima volta la sua giovane sposa.
Altro spunto di riflessione può venire dal senso di fratellanza e di solidarietà che si instaura tra i personaggi del romanzo, sempre pronti ad aiutarsi a vicenda: la loro forza è il sentirsi parte di una comunità . In circostanze così drammatiche, in cui ognuno ha un familiare, un amico o un parente in guerra, emerge necessariamente l’importanza del gruppo, la necessità di aiutarsi tra amici, vicini di casa, abitanti dello stesso paese... ed ecco che la cooperazione diventa l’arma vincente per affrontare un dramma collettivo».
Di recente, è stato organizzato presso la Libreria Paci un incontro con l’autrice: è stato un ritrovarsi tra vecchi amici, tra persone care; molto apprezzati gli interventi di alcuni amici legati da grande affetto ad Amneris.
Dell’autrice sono stati ricordati anche gli altri lavori: Il profumo del tempo (raccolta di poesie che presenta in copertina il nostro ponte del Tevere e sul retro una poesia proprio al Tevere dedicata) e Nonna Clelia ed altri racconti (c’è anche un racconto in dialetto).