Tutti i rischi di una scuola per pochi
Il tema “scuola e università †è diventato caldo dopo l’intervista rilasciata dal Ministro Profumo a la Repubblica. Ancora una volta la strada che il governo sembra voler intraprendere evita i nodi che sono venuti al pettine in questi anni di attacco al sistema scolastico e formativo come è stato disegnato nella Carta costituzionale. Per la scuola perfino la Mastrocola ha obiettato che la “smania competitiva†non aiuta gli studenti e, soprattutto, non affronta i problemi che i docenti sono chiamati ad affrontare quotidianamente, senza mezzi, senza progetto, senza supporto, nella solitudine più amara. Per l’università la proposta è ancora una volta il tentativo di scimmiottare il sistema statunitense, di predicare la meritocrazia e di non preoccuparsi dell’accesso dei non privilegiati socialmente al proseguimento degli studi superiori, già oggi così costosi per chi intende iscriversi in una qualsiasi facoltà . La scuola (e l’università ) dell’800 e dei primi 60 anni del Novecento era stata pensata e organizzata per pochi. Quando scuola e università – sulla spinta dell’emancipazione delle classi subalterne - sono diventate di massa, non ci si è preoccupati della loro qualità e sono state trasformate in parcheggi. Oggi si ritorna a propugnare una scuola e una università per pochi, selezionati socialmente. E si progetta di abolire il valore legale dei titoli di studio, coronamento dell’attacco al sistema pubblico di istruzione, di formazione e di ricerca. Affidare al mercato il sistema d’istruzione vuol dire iniettare nel delicato tema dell’educazione, della formazione e della ricerca i veleni degli interessi della finanza i cui effetti stiamo tristemente scontando nella crisi che ha investito l’intero Occidente.