Il giardino Ritrovato
di Dino Marinelli
Scrive Giorgio Vasari nelle Vite: «…venimmo assieme ad Antonio di San Gallo e Pier Francesco da Viterbo, a Città di Castello per riparare le mura del detto giardino del Vitelli…», «intendendo sicuramente – scrive Magherini Graziani – per “giardino†il palazzo stesso così chiamato dal 1558 per le sue caratteristiche ambientali».
Nel palazzo, conosciuto oggi come palazzo Vitelli alla Cannoniera, Alessandro Vitelli vi porta in moglie nel 1531 Paola Rossi di Sansecondo Parmense.
La principesca dimora è arricchita da un giardino famoso in tutta Europa per la presenza di essenze rare ed esotiche «…dove – si legge in uno scritto dell’epoca – sono seminati erbaggi, spalliere di cotogne et melograni et rose. Luogo di letitia… dove erano di belle sorti di frutti et ripieno di tutte quelle cose che sogliono essere nei giardini dè gran signori».
Passano gli anni, tanti. Il palazzo abbandonato viene venduto ai privati. Il degrado è inarrestabile. Quella che fu una principesca dimora è trasformata in deposito di granaglie. Così trova il palazzo ai primi del ’900 Elia Volpi, antiquario tifernate tra i più famosi di quel tempo. Lo restaura riportandolo all’antico splendore, per poi donarlo alla città e farne degna sede della Pinacoteca comunale.
Stessa sorte non tocca al giardino che rimane ai privati «…che sconciamente lo mettono a ortaglie». E più o meno “sconciamente†rimane fin verso gli anni ’80 del secolo scorso, quando il Comune ne entra in possesso. Così, nel complesso vitellesco della Cannoniera totalmente recuperato, la Pinacoteca tifernate celebra in questi giorni il suo centesimo anno di vita (1912 – 2012).