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Storia del calcio tifernate (18a parte)

Missione compiuta si resta in c!

di Giancarlo Radici

Come abbiamo riportato nel numero di maggio, i biancorossi avevano chiuso trionfalmente il Campionato Regionale dell’anno 1938 che aveva visto il Gubbio classificarsi al secondo posto. Giusto il tempo per i festeggiamenti di rito ed ecco i responsabili del sodalizio prepararsi ad affrontare, con rispetto e determinazione, la nuova avventura. L’inizio del campionato di Divisione Nazionale serie C, infatti, era in programma per il 18 settembre dello stesso anno, meno di tre mesi dal termine del precedente. Il presidente Mario Tellarini, forte delle personali esperienze maturate anche come giocatore, si rese immediatamente conto che era necessario rafforzare radicalmente la squadra per le aumentate difficoltà che l’undici biancorosso avrebbe sicuramente incontrato vista la nuova e più prestigiosa collocazione nel panorama nazionale. Per prima cosa cercò un allenatore esperto della categoria assegnando al buon Caldei un ruolo dirigenziale all’interno della società. La scelta cadde nell’ungherese Ekker, un valido ed esperto elemento forse “sponsorizzato†anche dall’ottimo ricordo del lavoro svolto dal suo conterraneo Mayer che, una decina di anni prima, lo aveva preceduto nello stesso ruolo. E sicuramente dietro il consiglio del neo allenatore, la squadra fu rinnovata per quasi la sua metà con ritocchi che coinvolsero il portiere: Ricci “scattante ed agileâ€, il reparto difensivo: Di Sisto “classico difensoreâ€, il centrocampo: Presenti “generoso e sgobboneâ€, Donadoni mezzala dal tiro potente e il reparto avanzato: Cattabrini “veloce centravantiâ€, Roselli ala ficcante e realizzatrice, caratteristiche che i nuovi arrivati si conquistarono sul campo, partita dopo partita. Riconfermatissimi il roccioso difensore Fernando Fracoia, il centrocampista “Terollaâ€, al secolo Angelo Rossi, e il duo di attacanti Pazzagli e Moretti, oltre ad Alunno, Mercati e Ceccagnoli che si alternarono nei vari reparti con lusinghieri risultati. Si cercò in tutti i modi, tenendo conto anche della questione finanziaria, di mettere in grado l’undici tifernate di affrontare senza eccessivi timori il nuovo e più impegnativo campionato e di evitare l’errore che spesso “affossa†le neo promosse (vedi quest’anno Gubbio e Foligno promossi e subito retrocessi rispettivamente dalla serie B e dalla Prima Divisione).
E, possiamo affermare, i fatti diedero ragione al presidente Tellarini che sicuramente si stropicciò, incredulo, gli occhi quando il 18 settembre del 1938, nella gara di esordio, La Tiferno rimandò nell’isola il Cagliari sconfitto con il classico due a zero, prima vittima, e si sperava non unica, tra i prestigiosi avversari che quell’anno i bianco-rossi sarebbero stati chiamati ad affrontare. Testimonianza diretta di quel campionato ce la fornisce un cronista dell’epoca, mio padre Tommaso, che su “La Gazzetta†della Domenica del 30 ottobre di quell’anno, dopo aver ricordato che la Tiferno «per la seconda volta partecipa ad un campionato di una certa importanza e che nel 1927-28 riuscì a vincere il girone», ci fa sapere che «quest’anno non è partita con tale pretesa, ma con un programma minimo, quello di conservare il posto brillantemente conquistato». Fa poi il punto su i risultati dei primi impegni del campionato considerandoli sicuramente brillanti poiché «nelle tre partite disputate in casa, per ben due volte la vittoria ha arriso ai nostri colori e questo contro i quadrati rosso-blu di Cagliari e la sempre pericolosa squadra fanese, mentre il formidabile squadrone del Macerata (che vincerà il campionato n.d.r.) non ha saputo far meglio che accontentarsi di un pareggio, mentre avrebbe potuto benissimo, con un po’ di fortuna dalla nostra, lasciarci le penne». In trasferta, a dire il vero, le cose non erano andate altrettanto bene, anche se il nostro cronista “trova†più di una giustificazione ai rovesci rimediati. Afferma, infatti, che «nelle trasferte di Jesi e di Terni queste sconfitte hanno molte attenuanti. Infatti La squadra ha giocato incompleta e rimaneggiata e a Terni addirittura in dieci uomini. A Jesi un rigore maledettamente calciato fuori (n.d.r. non dice chi lo ha calciato) non ha permesso ch’essa strappasse un pareggio più che meritatamente giusto». Non manca un elogio anche per Ekker «che cura con particolare competenza e passione quest’undici formato in maggior parte di giovani promesse. Il merito di queste buone affermazioni, conclude il cronista, spetta in massima parte a lui e siamo certi che il più piccolo pericolo di retrocessione non possa minimamente minacciare la squadra».
Le previsioni del nostro cronista si rivelarono un po’ ottimistiche. La Tiferno diede molte soddisfazioni ai propri tifosi che ricordarono più volte alle nuove generazioni “privateâ€, per motivi esclusivamente anagrafici, delle belle vittorie ottenute con Cagliari e Sambenedettese. Le sconfitte interne con Ascoli e Civitavecchia non scalfirono la gioia per la strepitosa affermazione esterna di Perugia (0-4) e la vittoria sulla Ternana, rivincita di un mal digerito 5-0 subìto nella città delle accaierie. I rovesci esterni di Cagliari, Fano, Foligno, Civitavecchia e Sambenedetto del Tronto misero un po’ in apprensione la tifoseria biancorossa e in evidenza una difesa alquanto “allegra†(26 reti subite in questi cinque incontri). Fortunatamente la squadra si dimostrò più compatta fra le mura amiche e la salvezza conquistata matematicamente solo all’ultima giornata grazie a un pari interno con il Perugia fu salutata da tutti come una autentica impresa e un punto di partenza per un futuro campionato da affrontare con più tranquillità. Il Presidente Tellarini, il 16 aprile del 1939, al termine dell’ultima giornata del campionato, poté affermare: missione compiuta, si resta in serie C!
 
 
 
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