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Sansepolcro e il problema degli edifici scolastici
 
   
  
 
   
No, a Santa Chiara non si può

L'ipotesi di far tornare le elementari nel vecchio convento cittadino ha suscitato molte polemiche. Eppure altre soluzioni sono possibili

di Gaetano Rasola

A Sansepolcro la scuola è un’emergen za, ma non quella che i vocabolari definiscono «circostanza imprevista» o «situazione di crisi o di pericolo da affrontare con tempestività e risolutezza» ma quella prassi nazionale di non risolvere mai nulla per spillare soldi allo Stato. Come fossero problematiche che si ripresentano uguali nel tempo simili alle stagioni. Come i rifiuti a Napoli, ad esempio. Il tempo lineare, che prevede un inizio e una fine, è sostituito da quello ciclico, dell’eterno ritorno. Come nel regno della natura, dove tra qualche mese Ade reclamerà a Demetra la figlia Persefone, perché con l’autunno il ciclo vitale si esaurisce. E aspettiamo la prossima primavera. Tra l’altro non c’è nemmeno l’eroe che stabilisce un’epoca e ci permette di avere un prima e un dopo.
Questo copione s’è ripetuto nell’accesa conferenza stampa dell’amministrazione Frullani per presentare il piano scuola elementare per Sansepolcro. La sala consiliare, dove si è svolto l’incontro, era affollata con molti genitori e personale della scuola. La soluzione proposta si può brevemente descrive così: demolizione e ricostruzione della Collodi al Campaccio, sistemazione antisismica e ritorno al complesso di Santa Chiara. I soldi? Per demolire la Collodi ci sono, per ricostruire: promessi! Per la De Amicis a Santa Chiara ci sono solo per iniziare qualcosa, mancano per completare l’intero progetto. Le scelte, secondo le dichiarazioni dell’amministrazione, sono dovute alla disponibilità di alcuni finanziamenti pubblici regionali per la manutenzione di scuole in vecchi edifici. Insomma è stato ripresentato, più o meno, il programma dell’amministrazione Polcri. C’è stata, in sala, una levata di scudi. I presenti hanno contestato soprattutto il ritorno a Santa Chiara. Sembrava che fosse ormai noto a tutti che quel vecchio convento, per quanto rafforzato e rinnovato, non ha nessun requisito per l’utilizzo scolastico. Non solo per il permanere dei dubbi sulla sua sicurezza antisismica, quanto perché non ha gli spazi per una didattica moderna. Occupati con le aule tutti i locali, non resta niente per laboratori, aree giochi e tutto quel corredo di spazi necessari al giocoso e aperto rapporto con i bambini.
Le contestazioni sono state accese. Persino il cauto direttore didattico ha espresso la sua totale disapprovazione: «Non accetterò nuove allocazioni se prima non hanno tutti i requisiti di sicurezza» ha sibilato stizzito. Effettivamente per lui si apre un periodo di difficilissima gestione dell’intero istituto ormai onnicomprensivo, cioè: materna, elementare, media. Inoltre, a causa dei lavori a Santa Chiara, la segreteria didattica sarà trasferita alla media Buonarroti, dove ruberà ulteriore spazio e dove, tuttora, mancano i permessi sulla sicurezza e sull’agibilità. Insomma saranno chiusi altri laboratori e spazi. Ricapitolando: oggi le elementari sono distribuite tra la Buonarroti e il Centro Commerciale, dove peraltro la Asl ha scoperto, dopo 6 anni, l’inagibilità di 5 aule, obbligando alla ricerca di una nuova parziale collocazione, forse Sacro Cuore. Il personale dovrà operare con grande difficoltà per moduli su classi differenti in edifici diversi e distanti. Il Pd aveva pubblicato, annunciando la conferenza stampa, una dichiarazione trionfalistica «Alla fine di un anno di intenso lavoro, durante il quale l’Amministrazione comunale ha seriamente considerato tutti gli aspetti della questione, il capitolo scuola giunge a una svolta importante (…) Il percorso per la soluzione delle problematiche scolastiche a Sansepolcro è avviato e sta dando buoni frutti». L’accoglienza negativa ha sorpreso Sindaco e assessore.
Il vero problema è l’angustia immaginativa che guida la ricerca delle soluzioni. Forse i limiti sono dettati dagli obblighi elettorali da rispettare per primi, perché è vero che non ci sono soldi ma in questi sei anni sono andati in fumo 1,3 e 1,4 milioni di euro, tra affitti e regalie: circa duecentomila euro l’anno per il Centro Commerciale e trentatremila tra Maestre Pie e Santa Maria. Certo la responsabilità è, in primis, della mancanza di coraggio della passata amministrazione, ma anche l’attuale non scherza per la totale assenza di idee e ripropone quelle accennate da Polcri. A pensare un po’ più in grande si esercita anche l’immaginazione. Alcuni esempi. Il collegio ex-Inpdap non può essere utilizzato in maniera più ampia di quanto si sia fatto finora? Ci saranno trattative da fare con qualcuno, ora dovrebbe essere l’Inps. Ma è una struttura di notevoli dimensioni e adeguata alle necessità, peraltro completamente attrezzata (palestra, teatro, mensa, ecc). Perché cadere per l’ennesima volta nelle braccia accoglienti ma costose della curia? Con i soldi di affitto e regalie non è possibile accendere un mutuo per una somma importante da utilizzare per un progetto anche provvisorio ma dignitoso? Perché non è stata mai studiata la possibilità di utilizzare strutture prefabbricate di costo accessibile e di immediata realizzazione? Non i container in metallo tanto vituperati ma quelle strutture biologiche in legno/metallo, eleganti e sicure, utilizzate non solo per interventi post terremoto. Una eventualità mai presa in considerazione e scartata a priori senza mai verificarne la convenienza economica e la fattibilità. Una scelta che permetterebbe di affrontare l’emergenza in condizioni di tranquillità, in attesa, se necessario, che maturino i tempi per realizzare un polo scolastico in muratura. Il moderno è meglio vederlo su Casabella a colori, come poster, ma non è fattibile nelle nostre realtà? Oppure, tornando all’immediato, perché non ospitare le cinque classi sfrattate dal Centro Commerciale nella nuova scuola materna che, pare, non abbia iscrizioni ma alla quale il Comune deve comunque pagare delle royalties?
La conclusione delle dichiarazioni del Pd sono stupefacenti: «Infine, sull’ipotesi di realizzazione di un unico polo scolastico accentrato in un maxi-edificio, - come sogna il direttore didattico che in un sol colpo vedrebbe ridotti tutti i suoi problemi logistici e organizzativi - vorremmo far riflettere su una serie di controindicazioni. (…) Innanzitutto, gli sforzi fatti finora dall’Amministrazione sarebbero in un sol colpo annientati poiché gli investimenti stanziati si perderebbero e i tempi si allungherebbero notevolmente a causa della ricerca di altre fonti di finanziamento che, oltretutto, sarebbero maggiormente onerose per il Comune e i cittadini». Perché non si organizza una bella tavola rotonda cittadina o un concorso pubblico di idee per verificare se è vero che non ci sono alternative?

 
 
 
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