Perdersi in una bottiglia
Non c'è farmaco né cura, ci dicono. Guarire è smettere di bere. E l'astensione dall'alcol è una conquista da costruire giorno per giorno
di Alessio Biccheri
Akron, Ohio, 1935. Un uomo di New York, giuntovi per affari, sobrio per la prima volta dopo tanti anni, va alla ricerca di un altro alcolista. Si è accorto che il suo desiderio di bere diminuisce quando cerca di aiutare altri bevitori a mantenersi sobri. Gli consigliano di rivolgersi a un medico locale, notissimo ubriacone. Discutendo assieme, l’uomo d’affari e il medico, capiscono che la loro caApacità di rimanere sobri sembra strettamente connessa a quanto aiuto e incoraggiamento sono in grado di offrire ad altri alcolisti. Decidono di fondare un movimento, senza nome e organizzazione: quattro anni più tardi, pubblicano il libro Alcoholics Anonymous che attira sul movimento l’attenzione nazionale e internazionale. Dentro ci sono le storie personali di circa 30 persone che sono riuscite a raggiungere una sobrietà stabile per la prima volta nella loro vita.
In questi 77 anni l’associazione degli Alcolisti Anonimi si è occupata del recupero dei bevitori di 160 paesi distribuiti in più di centomila gruppi di auto aiuto, 500 dei quali solo in Italia. I nomi dei due fondatori di A. A. sono Bill, l’agente di cambio di New York e Bob, chirurgo di Akron: oggi le loro foto sono appese alle pareti dei gruppi di Alcolisti Anonimi di tutto il mondo, così come in quello di Città di Castello che, dal 1984 ha sede in via della Fraternità . Il locale che lo ospita è imbevuto di storie di dolore e malattia, ma anche della gioia di chi, tornando con costanza fra quelle quattro mura, è riuscito a ritrovare una vita serena.
Per entrare nel locale del gruppo di Città di Castello ci sono delle scale e c’è chi sottolinea quanto la prima volta sia difficile salirle. A. racconta di aver fatto marcia indietro più volte prima di girare la maniglia della porta del gruppo. Due settimane dopo la sua prima riunione, però, è tornato con alle spalle l’ultima bevuta della sua vita. «Per chi sta ancora lottando con la negazione del problema - mi dice - anche quei pochi gradini diventano un ostacolo che ti separano da quella che spesso è la spinta a rompere il muro di isolamento e diffidenza che ti sei creato attorno. Infatti trovarsi in mezzo ad altri come te, che attraverso le loro testimonianze ti mostrano la realtà dal tuo stesso punto di vista, ti scatena un processo di identificazione che ti fa dubitare di avere anche tu seri problemi con l’alcol e, alla fine, ti fa accettare l’idea di essere aiutato». La storia della sua vita parla di affetti, di umiliazione e rivincite di un dirigente con una famiglia alle spalle. Ora è in pensione, nonno e sobrio. Ma si fa scuro quando rievoca l’episodio che gli fece prendere coscienza di avere un problema: si ritrovò ubriaco in pieno giorno seduto sul marciapiede di uno degli incroci stradali più frequentati della nostra città . La vergogna lo raccolse da una vita che si era fatta insostenibile. L’alcol lo aveva spinto a crearsi una doppia esistenza e si era ritrovato sull’orlo della rottura dei rapporti familiari e lavorativi. La forza d’animo gli ha permesso la prima volta di arrivare davanti alla porta del gruppo di A.A. e salire quelle scale. Aver conosciuto lì altri alcolisti lo ha portato a più di vent’anni di sobrietà . Dal nostro punto di vista avere la possibilità di incontrare il gruppo di Città di Castello ci aiuta a comprendere quale iter si possa seguire per combattere questa malattia.
Quale medicina vi ha curati dall’alcolismo? O quale trattamento avete seguito per tornare a sorridere?
«Non c’è farmaco né cura. Guarire è smettere di bere, e l’astensione dall’alcol è una conquista da costruire giorno dopo giorno. E, come hanno capito tanti anni fa Bill e Bob, è utilizzando la nostra capacità di aiutare un altro alcolista che si mantiene e consolida la propria sobrietà ».
Ma che cos’è Alcolisti Anonimi?
«Alcolisti Anonimi è una associazione di uomini e donne che mettono in comune la loro esperienza, forza e speranza al fine di risolvere il loro problema comune e di aiutare altri a recuperarsi dall’alcolismo. L’unico requisito per divenirne membri è desiderare smettere di bere. Non vi sono quote o tasse per essere membri di A. A.; noi siamo autonomi mediante i nostri propri contributi. Non siamo affiliati ad alcuna setta, confessione, idea politica, organizzazione o istituzione; non intendiamo impegnarci in alcuna controversia, né sostenere od opporci ad alcuna causa. Il nostro scopo primario è rimanere sobri e aiutare altri alcolisti a raggiungere la sobrietà ».
Quali caratteristiche hanno fatto di A.A. una associazione così diffusa?
«L’anonimato e l’autonomia sono probabilmente le particolarità che hanno portato l’associazione a raggiungere così tante persone in tutto il mondo. A.A. infatti non è autonoma soltanto finanziariamente, ma anche la partecipazione è totalmente gratuita e volontaria. Il secondo aspetto, quello dell’anonimato, riveste un significato profondo facendo sì che i nostri principi vengano anteposti ai singoli. All’interno del gruppo siamo tutti uguali a prescindere dalla cultura, posizione sociale o da qualunque cosa uno abbia commesso in passato. Tutti hanno pari dignità e vengono accettati e considerati allo stesso modo, nessuno può essere giudicato o escluso. L’anonimato serve per accostarsi, inizialmente magari anche in maniera inconsapevole, a quell’umiltà che è la vera chiave dell’intero Programma. Essere anonimi significa rinunciare alle luci della ribalta, per “servire†l’Associazione aiutando gli altri e imparando ad amarli indistintamente».
Quindi c’è un Programma. In che cosa consiste?
«In A.A. si segue un programma di recupero individuale il cui nocciolo sono i “Dodici Passiâ€. Si inizia con l’accettare l’idea di essere alcolista (primo passo) e ad affidarsi a qualcosa per cercare di risolverlo (secondo e terzo passo) ammettendo così la propria impotenza di fronte all’alcol. Di conseguenza si comincerà a rompere l’emarginazione in cui il bere confina e ad affidarsi a un Potere Superiore, comunque si concepisca, fino a raggiungere un risveglio spirituale tale da essere in grado da trasmettere ad altri alcolisti il messaggio di A.A. e di mettere in pratica questi principi in tutti i campi della nostra vita. Accanto ai “Dodici Passi†esistono le “Dodici Tradizioniâ€, basati sull’esperienza dei gruppi stessi, sono principi suggeriti per assicurare la sopravvivenza e l’incremento dell’organizzazione».
Basterà per scongiurare il pericolo ricadute?
«No, spesso un alcolista non riesce a rimanere sobrio con le sue sole forze. Anche medici e psicologici sostengono che il vero scoglio non sia tanto quello di interrompere l’assunzione di alcolici quanto quello di non vanificare tutto il lavoro fatto riprendendo in mano la bottiglia. L’esperienza degli Alcolisti Anonimi prima di noi ha insegnato che si può passare da una precaria astinenza a una stabile sobrietà soltanto se si accompagna la rottura dei vecchi schemi comportamentali con un radicale cambiamento interiore».
Chi è alla guida di A.A?
«Non c’è un Presidente o un Capo ma solo un Potere Supremo. Nel gruppo locale poi i compiti di normale amministrazione come moderare la riunione vengono assolti dai membri stessi. Esiste una sede principale a Roma dove il Segretario Servitore ha un ruolo di moderazione fra i gruppi della penisola ma il mezzo che A.A si è dato per far sì che i suoi membri si possano incontrare e consultare è la Conferenza. Un’assemblea alla quale partecipano dei delegati di ogni zona del paese che in Italia si svolge ogni anno a Rimini. Quella internazionale è in genere organizzata nell’America del Nord e raccoglie gli alcolisti dei tantissimi paesi dove l’associazione è presente. Per rispettare l’anonimato i partecipanti vengono fotografati di spalle, con in mostra la bandiera del proprio paese. Perché Alcolisti Anonimi non conosce confini. I suoi membri quando si spostano cercano il gruppo più vicino».
Com’è accaduto a S., turista americana che ha partecipato alle riunioni del gruppo di Città di Castello per qualche mese. Racconta che a causa dell’alcol ha visto andare in pezzi la sua famiglia: il marito che scappa, una figlia piccola che se ne va per sempre e un’altra ancora da crescere. Trova in A.A., quell’associazione dove era stata anni prima per accompagnare un’amica, l’ultimo appiglio. E la scoperta del libro Alcoholics Anonymous del 1939, noto anche come The Big Book, le trasmette lo spirito di Alcolisti Anonimi. C’è qualcosa di magico in quelle pagine che porta sempre con sé, lei che è sobria ormai da 37 anni e che, prima di questa intervista, ha dialogato a sorrisi e gesti con gli altri membri del Gruppo di Castello, non avendo una lingua comune con cui comunicare. Non ha comunque perso una riunione durante il periodo che ha passato qui e, mi ha fatto dire agli altri, da qui al prossimo anno quando tornerà , studierà duramente l’italiano. L’impressione è che per il dialogo più importante fra lei e gli altri membri del gruppo di A.A. di Città di Castello siano stati sufficienti gli abbracci e le risate. Uniti per aver trovato, anche se a 10 mila chilometri di distanza gli uni dall’altra, la medesima soluzione al loro problema comune.
Un problema che, secondo gli ultimi dati, è sempre più preoccupante. La foto del fenomeno che fa l’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità ) può aiutarci a comprenderne la portata. L’Europa è la regione con il più alto consumo di alcol al mondo ed esso è il primo fattore di rischio di invalidità , malattia cronica e mortalità prematura nei giovani: uno su quattro infatti, fra i 15 e 29 anni, muore a causa dell’alcol. In Italia il 65% della popolazione con più di 11 anni, età in cui si stima avvenga “la prima voltaâ€, ha bevuto sostanze alcoliche durante l’anno. Alta rimane sempre la differenza di genere, con gli uomini al 78,9% e le donne che superano di poco il 53%. Ma soprattutto si registra lo spostamento a un consumo non-quotidiano e fuori dai pasti in aumento, soprattutto per la popolazione giovanile, la più a rischio di “binge drinkingâ€: l’assunzione cioè di 5 o più bevande alcoliche in un intervallo di tempo più o meno breve. In parole povere: sballarsi. E basterebbe fare un salto nei luoghi di incontro dei giovani in un normale sabato sera per osservare come troppo spesso l’unico modo che gli adolescenti hanno per trovare il divertimento sia gettarsi nell’incoscienza. Con il rischio di ritrovarsi chiusi in un bagno, abbandonati in un marciapiede o in ospedale. È bene ricordare che l’alcol è una droga che crea dipendenza psico-fisica, assuefazione e disturbi comportamentali anche gravi e che la normativa italiana prevede il divieto di somministrare bevande alcoliche ai minori di 16 anni, anche se i numeri dimostrano quanto questa sia facilmente eludibile. La stessa Oms, ha più volte richiamato i governi a informare i giovani sulle conseguenze negative del bere, educarli a un consumo che non sfoci nell’abuso e rinvigorire, al tempo stesso, le misure di protezione in loro favore. Solo così sarà possibile creare una cultura alternativa a quella del bere.
Alcolisti anonimi Città di Castello
Carta d'identitÃ
Nascita 1984
Membri 6
Indirizzo    Via della Fraternita 2
Riunioni Lunedì e sabato ore 18,15
Contatti Tel. 075 3722396
I dodici passi
1) Abbiamo ammesso di essere impotenti di fronte all’alcol e che le nostre vite erano divenute incontrollabili.
2) Siamo giunti a credere che un Potere più grande di noi potrebbe ricondurci alla ragione.
3) Abbiamo preso la decisione di affidare le nostre volontà e le nostre vite alla cura di Dio, come noi potemmo concepirLo.
4) Abbiamo fatto un inventario morale profondo e senza paura di noi stessi.
5) Abbiamo ammesso di fronte a Dio, a noi stessi e a un altro essere umano, l’esatta natura dei nostri torti.
6) Eravamo completamente pronti ad accettare che Dio eliminasse tutti questi difetti di carattere.
7) Gli abbiamo chiesto con umiltà di eliminare i nostri difetti.
8) Abbiamo fatto un elenco di tutte le persone cui abbiamo fatto del male e siamo diventati pronti a rimediare ai danni recati loro.
9) Abbiamo fatto direttamente ammenda verso tali persone, laddove possibile, tranne quando, così facendo, avremmo potuto recare danno a loro oppure ad altri.
10) Abbiamo continuato a fare il nostro inventario personale e, quando ci siamo trovati in torto, lo abbiamo subito ammesso.
11) Abbiamo cercato attraverso la preghiera e la meditazione di migliorare il nostro contatto cosciente con Dio, come noi potemmo concepirLo, pregandoLo solo di farci conoscere la Sua volontà nei nostri riguardi e di darci la forza di eseguirla.
12) Avendo ottenuto un risveglio spirituale come risultato di questi Passi, abbiamo cercato di portare questo messaggio agli alcolisti e di mettere in pratica questi principi in tutte le nostre attività .