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Inchiesta/Come funzionano le biblioteche dell´Altotevere
 
   
  
 
   
Cantieri del sapere

Le varie biblioteche dell'Altotevere hanno intrapreso nuove strade per avvicinare i cittadini alla lettura. Vediamo di cosa si tratta

di Margherita Mastriforti

«Quando muore un vecchio, è come se bruciasse una biblioteca», così esordiva qualche anno fa un medico, a un convegno nazionale sul welfare. È vero una persona anziana che se ne va, porta con sé un patrimonio di conoscenze ed esperienze uniche e irripetibili. Ma si sa, anche se la scienza ha così progredito nel campo della medicina, da far vivere a lungo una moltitudine sempre più numerosa, prima o poi quella meta è ineludibile. Le biblioteche invece, possiamo fare in modo che non brucino, che non cadano nel degrado per sempre, a loro può essere concessa l’immortalità, se risorse, sensibilità, amore per la conoscenza vengono praticate costantemente dall’uomo. Le biblioteche costituiscono il biglietto da visita di ogni città. Anche i borghi più piccoli ne hanno una che è vanto per l’intera comunità. Se sfogliamo i siti dei Comuni, per esempio del nostro comprensorio, le prime notizie sono intorno alle biblioteche. Rigorosamente vengono date informazioni puntuali: quando sono nate, quanti volumi hanno a disposizione, di che cosa trattano, date importanti che segnano ritrovamenti, lavori di restauro, appuntamenti, incontri. Orari flessibili per poter concedere spazi vitali alla cittadinanza, con particolare attenzione ai giovani e bambini. Biblioteca dunque come bene comune, come l’acqua, l’aria, permette di respirare e vivere, baluardo contro imbarbarimento e degrado. Per saperne di più intorno a questo luogo, abbiamo parlato con i funzionari responsabili, con i politici e con chi, se non di professione, ma per passione e amore ha a cuore il destino delle biblioteche. Chiediamo loro, oggi che ruolo può avere, quale funzione deve svolgere una biblioteca, depositaria per eccellenza del sapere, di fronte a una società “liquida†che scivola via, che non ha tempo, che difficilmente si interroga e se lo fa, ha bisogno di risposte concise, essenziali. Una società che ha bisogno di mettersi in contatto con la globalità di avvenimenti, di eventi in tempi reali.
Il responsabile della Biblioteca di Città di Castello, Alba Ghelli, parla con entusiasmo e fiducia nei confronti dei vari percorsi messi in atto perché la biblioteca sempre più diventi fulcro e punto di riferimento per l’intera cittadinanza. «È vero – afferma la responsabile – la vecchia sede diventa sempre più stretta e sacrificata per concedere gli spazi necessari a una realtà in movimento, in continua espansione. Un servizio che tende la mano a un’intera comunità, attivando sinergie e collaborazioni, ha bisogno di spazi senza più barriere architettoniche e non solo. Luoghi dove il cittadino respiri libertà di accesso e consultare una serie di strumenti che lo mettano in relazione con il mondo, quindi spazi multimediali, internet, orari flessibili che incontrino i tempi liberi e vuoti degli utenti. Tutto questo sarà la prerogativa della nuova e prestigiosa sede della biblioteca di Città di Castello, il Palazzo Vitelli a S.Giacomo», che dovrà essere operativa, come sottolinea l’assessore alla cultura Bettarelli, entro la fine del 2013. Intanto l’azione di ricerca con grande disponibilità di testi, educativa, pedagogica e ludica con il progetto “Nati per leggere†dedicato ai bambini e genitori continua e si rafforza di anno in anno. Il percorso della “Biblioteca fuori di séâ€, portando libri, testi, riviste nei diversi luoghi di incontro, per esempio a teatro, ha prodotto risultati inaspettati, mettendo a confronto diverse generazioni. Conservazione e innovazione i criteri fondanti di una biblioteca. Nella nuova sede un archivio dedicato all’opera lasciataci in eredità da Raffaele De Cesare, conferma la volontà di non tralasciare la tradizione, attenti però a tutto ciò che è nuovo e vitale per una cittadinanza che si fa attiva, sostiene Alba Ghelli. Le istituzioni pubbliche, Regione e Comune, hanno investito molto in risorse economiche e umane perché credono fortemente in questo servizio che sta rinnovando la propria fisionomia realizzando processi di crescita di un’intera collettività.
Giovanna Pucci, operatore presso la biblioteca di San Giustino sottolinea che «la biblioteca è una realtà in movimento, un cuore pulsante che mette a sistema una serie di strumenti, di pratiche, di interventi così da omologare un intero territorio; ogni biblioteca locale, risponde a principi che appartengono a tutte le biblioteche, così da costituire La Biblioteca della regione. La visione vetusta, ormai sbiadita delle biblioteche, dove il responsabile era un vecchio signore che distribuiva libri, trascrivendo in un registro, non esiste più. Il bibliotecario diventa manager di una azienda complessa e multiforme. Il suo sapere spazia dalle tecniche informatiche più avanzate a una conoscenza umanistica, scientifica e psico-pedagogica. Lì nella biblioteca sono a disposizione non soltanto libri ma, cd, dvd, film, e-book, internet e il bibliotecario deve saper distribuire tutto questo materiale a una variegata moltitudine di uomini, donne, giovani e bambini. Deve saper orientare, rispondere alle richieste, ormai sempre più esigenti di conoscenza. Un ruolo delicato di alta professionalità che sappia intercettare le sollecitazioni che emergono da più parti. Occorre che l’Università stessa, ripensi a come formare una figura nuova, a una professionalità completamente diversa da quella di un tempo. C’è bisogno di nuovi approcci culturali, di nuove strategie. La nostra regione si è spesa molto, ha messo in atto risorse, mezzi, strumenti ed energie in corsi di formazione, stage, per preparare personale che avrà il compito di concretizzare tutto questo fermento di idee e innovazioni. Ora molto dipende dalle politiche locali, quanto vorranno spendere per la costruzione di un nuovo sistema di conoscenza, un nuovo modello culturale». Le persone ci sono e pienamente disposte a vivere questa nuova sfida.
L’operatore Lucia Montagnini, della biblioteca di Montone, di piccola dimensione, con una dotazione di circa cinquemila volumi, sottolinea l’importanza che tradizione e innovazione si incontrino. La biblioteca luogo di conservazione di un patrimonio che deve essere fruito da tutta una comunità. Perché ciò accada, si è realizzato un progetto “La biblioteca in piazzaâ€. I libri di narrativa e saggistica escono dalla loro naturale dimora e approdano nei locali pubblici, bar, pub, e l’incontro con la gente è immediato. Si stabiliscono alleanze e vicinanze tra generazioni. Soprattutto quelle donne confinate nelle mura domestiche, si appropriano di linfe vitali. Si guarda con attenzione anche alle nuove sfide: l’integrazione. A Montone c’è una cospicua presenza magrebina, e la biblioteca diventa luogo di incontro attraverso un corso di lingua araba fruito anche dalla popolazione autoctona. La fisionomia degli interlocutori si fa variegata e costringe quel deposito di cultura a mettersi in movimento.
Marcello Volpi, che di professione fa ben’altro, ma per passione si interessa al destino delle biblioteche, fa parte dei cosiddetti “opinionistiâ€, figure che affiancano i ruoli professionali e tecnici delle biblioteche. Essi tendono ad ampliare le offerte di una biblioteca attraverso intrattenimenti culturali, governance del tempo libero, della formazione permanente. Operatori culturali per fornire servizi in modo gratuito e sempre più competitivi. Hanno il ruolo di facilitatori, che si proiettano nel futuro per catturare gli interessi e i desideri dei giovani con tutti gli strumenti di comunicazione che oggi abbiamo a disposizione: social network, blog, facebook, twitter. La biblioteca diventa servizio di prossimità. Come nella tradizione anglosassone i cittadini sostengono le biblioteche anche con risorse personali, perché quello è il luogo dell’inclusione sociale, dove trovano se stessi e gli altri. Così nelle nostre biblioteche, nate per conservazione di lasciti, può e deve convivere anche questa nuova fisionomia che permette di attuare i principi della Costituzione: uguaglianza, diritto all’istruzione, democrazia e educazione permanente. Polifunzionalità del luogo con arredi semplici e fruibili, con flessibilità di spazi attraverso strutture mobili. Luogo accessibile a tutti e confortevole con edicola, caffetteria ecc… Impegno, stile, passione sono gli ingredienti per farla funzionare al meglio, altrimenti la collettività può avvertire tutto come spreco di energie e risorse.
A sostegno di questi interventi così articolati riportiamo il pensiero dell’assessore alla cultura Michele Bettarelli del comune di Città di Castello, il quale alla domanda: «Quanto la politica ha compreso questo processo di rinnovamento delle biblioteche, e se è stata in grado di coglierne l’originalità anticipando una pianificazione di finanziamenti, di risorse e energie?» ha risposto che, nelle nostra realtà locale, la politica non si è fatta trovare impreparata di fronte alla nuova sfida e a un’ offerta culturale di qualità, le istituzioni hanno messo a servizio una serie di strumenti e risorse: corsi di formazione per il personale, risorse economiche per progetti innovativi e somme cospicue per la nuova sede della biblioteca a palazzo Vitelli di San Giacomo. Presto i lavori strutturali saranno completati con interventi della Regione e l’acquisto di nuovi arredi. L’assessore sottolinea la piena intesa con i tecnici e i responsabili della biblioteca, e auspica che il cammino intrapreso possa attirare giovani e bambini, il target che sta più a cuore all’Amministrazione.
 
 
 
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