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Città di Castello/Parte a settembre l´iniziativa della Caritas. Ce ne parla il vice direttore Pierluigi Bruschi
 
   
  
 
   
L'emporio della solidarietà, il supermercato per persone in difficoltà

Il funzionamento è identico a quello di un qualsiasi supermercato. Ma possono accedervi solo coloro che sono in possesso di una tessera a punti consegnata loro da un apposito gruppo di valutazione

di Elide Ceccarelli

Il progetto nasce meno di un anno fa su iniziativa del dr. Gaetano Zucchini che, a conoscenza di esperienze simili in altre città italiane, ha voluto parlarne con il vescovo di Città di Castello che ha accolto l’idea con entusiasmo. Da allora la Caritas Diocesana lavora per realizzarla e dare vita, mettendo insieme tutte le forze del territorio, all’Emporio della solidarietà che aprirà i battenti a settembre prossimo. Più che “battenti†si aprirà il grande portone della ex chiesa di San Giorgio, di fronte alle suore del Sacro Cuore, completamente ristrutturata e adattata per accogliere il mini-supermercato dei bisognosi. Ma se mini è la misura dei locali (e nemmeno tanto!), maxi sono i propositi che si intende realizzare.
Ci spiega tutto il vice direttore della Caritas Pierluigi Bruschi che, insieme ad altri collaboratori, si sta dedicando con passione all’attuazione di questo progetto cercando di coinvolgere il maggior numero di soggetti, istituzionali e non, che già oggi, ma in maniera scoordinata, si occupano di assistenza.
Perché si è sentito il bisogno di un Emporio della solidarietà?
«Il problema è l’effetto deprimente della crisi economica in atto. Molte famiglie dell’Altotevere hanno perso il lavoro e, qualche volta, terminato anche il periodo di disoccupazione, non riescono ad arrivare alla fine del mese. Accanto a vecchie forme di emarginazione, affiorano nuove povertà che vedono coinvolti interi nuclei familiari, italiani e stranieri, molto spesso con presenza di minori. Negli ultimi tempi infatti il numero delle famiglie che si rivolgono ai servizi sociali dei comuni, alla Caritas e ad altri soggetti sociali è in costante aumento e diverse di esse lo fanno per la prima volta. Abbiamo stabilito essere 380 le famiglie potenziali utenti del servizio in tutto il territorio senza escludere anziani, invalidi, donne sole con bambini, immigrati».
Che cosa caratterizzerà l’Emporio della solidarietà rispetto alle altre forme di assistenza già presenti sul territorio?
«Oggi la Caritas assiste le persone con un sistema che riteniamo ormai superato. Attraverso l’Emporio della solidarietà metteremo in atto azioni innovative, con modalità più strutturate e quindi più efficaci per rispondere ai bisogni nascenti. L’intento è quello di venire incontro alle nuove esigenze delle famiglie in modo più dignitoso rispetto alla distribuzione “pacco viveri†e servizio mensa del Banco alimentare poco agibile per i poveri non assoluti. Vorremmo cioè fare un salto di qualità e raggiungere anche quegli italiani, in aumento negli ultimi tempi, che sono in ristrettezza economica momentanea e che hanno difficoltà psicologiche a utilizzare gli strumenti attuali. Ma una cosa molto importante è che attueremo un sistema trasparente di controllo che consentirà di centralizzare un servizio oggi diffuso sul territorio, per una conoscenza delle persone bisognose di alimenti ma anche di altro, attraverso un monitoraggio capillare, con il quale verificare che non ci sia nessuno che fa il furbo e nessuno che rimanga escluso perché più timido».
Come funzionerà l’Emporio?
«Per avere un’idea chiara del funzionamento siamo andati a visitarne uno a Prato e uno ad Ascoli Piceno. Il primo è molto più grande e organizzato, il secondo più contenuto, con dimensioni di città molto più vicine alla nostra, da cui abbiamo potuto cogliere maggiori spunti. Si tratta di un luogo di distribuzione, con le stesse caratteristiche di un vero supermercato, dove vengono raccolti prodotti alimentari e dove la gente viene a prelevarli come se li comprasse. Ogni nucleo familiare avrà una tessera a disposizione, come una carta di credito, caricata a punti a scalare. Un software permetterà di registrare i punti attribuiti a ogni tessera e gli addebiti in base agli acquisti. A Prato sono stato un po’ di tempo dentro i locali dell’Emporio in piena attività e la gente ha proprio l’impressione di fare la spesa: all’inizio chiedono quanti punti residui ci sono sulla carta e poi “compranoâ€Â».
Quali criteri verranno seguiti per il rilascio della tessera?
«Siccome a questa iniziativa aderiscono tutti i comuni dell’Altotevere che hanno accolto la proposta della Caritas Diocesana di Città di Castello e partecipano con una quota, sarà costituito un Gruppo di valutazione di 4 o 5 persone composto dalla Caritas e da rappresentanti dei servizi sociali dei comuni. Questo Gruppo di valutazione prenderà in esame le richieste che arrivano e sulla base di una scheda da riempire (caratteristiche del nucleo familiare, reddito, ecc.) attribuirà un punteggio formando una graduatoria. La tessera poi non sarà uguale per tutti, il numero di punti sarà maggiore per chi ha più bisogno».
Come si provvederà all’approvvigionamento dei prodotti?
«Come prima cosa si è consultata la grande distribuzione della zona: Coop, A&O e Conad. Tutti si sono impegnati a fare quello che già in parte facciamo, in maniera occasionale per i pasti dell’accoglienza, con la Coop: la cessione dei prodotti in scadenza non più commercializzabili. Si intende migliorare l’organizzazione con l’utilizzo di un furgoncino coibentato per il trasporto di viveri deperibili, con all’interno un involucro refrigerato per non interrompere la catena del fresco, e pianificando il calendario per i prelievi. I prodotti con scadenze molto prossime, non adatti per l’Emporio, verranno utilizzati nella cucina per evitare sprechi. Inoltre doneranno determinate quantità di prodotti del loro marchio, a seconda delle esigenze. Poi abbiamo contattato le aziende locali produttrici di agroalimentare (salumifici, olio Ranieri, uova e ortofrutta) che si sono rese disponibili a cedere gratuitamente alcuni prodotti e a offrirne altri a prezzi molto agevolati. Infine, costituiremo un fondo cassa, per cui verranno coinvolte tutte le aziende e le banche della zona, per fare acquisti quando necessario».
Queste operazioni di rifornimento sono facilitate da una legge del 2003 detta del “Buon Samaritano†che, unica legge in Italia con un solo articolo e comma, permette a tutte le Onlus che operano con fini di solidarietà sociale di recuperare gli alimenti ad alta deperibilità rimasti invenduti nel circuito della grande distribuzione e della ristorazione organizzata (mense aziendali, scolastiche, ecc.) e di distribuirli ai bisognosi. In questo modo, dispensando le aziende commerciali dalle responsabilità del corretto stato di conservazione degli alimenti che si trasferiscono alle organizzazioni di volontariato come fossero consumatori finali, si semplificano le procedure burocratiche per coloro che vogliono ridurre gli sprechi e aiutare gli indigenti.
È un progetto ambizioso, se non altro per l’impegno di tempo che richiederà alle persone coinvolte.
«I volontari, che consentiranno l’apertura dell’Emporio per 3 mezze giornate a settimana, saranno una trentina divisi in 3 gruppi: uno per l’approvvigionamento, uno per l’immagazzinamento e uno per la distribuzione. L’impegno principale però, secondo me, non dovrebbe essere quello di dare da mangiare alle persone ma quello di costruire uno strumento, un luogo, un servizio per la città, che il territorio dovrebbe sentire proprio, una cosa che coinvolga la gente che si spera collabori per alimentarlo. In secondo luogo, dovrebbe servire a costruire una rete tra Caritas, comuni e altre associazioni che fanno questo lavoro, per dare un servizio completo attraverso una vera presa in carico della persona che ha dei problemi. E terzo, perseguire il tentativo di educare al consumo intelligente, sobrio, per cui la tessera sarà mirata a prendere prodotti predeterminati e in quantità limitata, eliminando gli sprechi. E eliminare lo spreco alimentare passa anche attraverso il ritorno alla filiera corta che assumerebbe, nella consapevolezza delle persone, un’importanza culturale e sociale oltre che ecologica».

 
 
 
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