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Cosmopolis uno spettro si aggira per il mondo...

di Pietro Mencarelli

Una limousine dalle gigantesche dimensioni (grazie all’abile uso del grandangolo è somigliante più a un grottesco mostro marino che si muove negli abissi), bianca con i vetri scuri, superaccessoriata, totalmente insonorizzata e opportunamente blindata, però pure luogo freddo e asfissiante, avanza al ralenti attraverso una Manhattan congestionata dalla visita del presidente degli Stati Uniti, dai contemporanei funerali di una star famosa e soprattutto dai tumulti di orde di inquietanti indignados inferociti che bloccano le strade, imbrattano e sfregiano le macchine, sventolando giganteschi topi morti che tengono per la coda in segno di protesta contro l’iniquità economica e sociale del mondo. Sullo sfondo della città un vasto incendio quasi presago di un futuro in fiamme. Mentre caos e “barbarie†sgretolano tutto ciò che trovano sul cammino, all’interno di quell’inaccessibile rifugio metallico, in un silenzio “metafisicoâ€, sofisticati modelli cibernetici coperti di grafici, cifre, algoritmi e investimenti virtuali (ultimata la fusione dell’uomo con la macchina: «i computer sono morti come unità distinte […] si stanno fondendo nel tessuto della vita quotidiana») sono in continuo movimento per connettere le banche e le borse, cioè le sole divinità inaccessibili e intoccabili in grado di prevedere l’andamento dei mercati, determinare i flussi di capitali, giocare con i soldi e, mediante oscure manipolazioni, stabilire in frazioni di secondo smisurate ricchezze e nel contempo miseria, fame, disperazione, morte… per miliardi di persone.
Questa è la globalizzazione dove anche il tempo è solo elemento collaterale della quanto mai adorata pecunia (quanto diversamente veniva considerato il tempo dal grande Marcel Proust: «un’ora non è solo un’ora, è un vaso colmo di profumi, di suoni, di progetti, di climi!»). E su un sedile simile a un trono è adagiato un giovane squalo della new economy di Wall Strett, Eric Packer, un individuo anestetizzato per ciò che riguarda stati emozionali o rimorsi, un vampiro senza scrupoli che sporca, inquina, uccide (elimina con un colpo di pistola il suo bodygard per puro capriccio), convinto che tutto si possa comprare, umiliare, depredare, bruciare, colpire, distruggere. Tale incarnazione dello spirito ultraliberistico, così ermeticamente chiuso e lontano dalla esterna realtà fisica, si muove tranquillamente sorretto dal suo incrollabile credo filosofico: «La distruzione diventa necessaria al capitalismo del futuro». La sua apatia non viene scossa minimamente neppure dall’assistere, in diretta televisiva, all’accecamento, nel corso di un’intervista, di un esponente del Fondo monetario internazionale; accecamento causato da un violento colpo di una sbarra sferrato da un contestatore facinoroso. Nella presente giornata l’unica sua ossessione è regolare il taglio di capelli da un barbiere di famiglia che si trova al lato opposto della città, un vecchio cui andava quando era un bambino povero (forse ricordo della innocenza perduta come Orson Welles in Quarto potere?).
Durante il lento tragitto in quella semovente casa-ufficio, incontra i più stretti collaboratori. In primis le “sue†donne (con alcune delle quali fa sesso). Fra queste l’affascinante consulente finanziaria e mercante d’arte che gli propone un’opera di un artista moderno, mentre egli è più interessato a una cappella che ha le tele di uno dei pittori più quotati in assoluto al momento, un luogo di spiritualità che teoricamente “appartiene al mondoâ€, ma che egli vuole acquistare per trasferirla intera dentro un suo appartamento. Dato che il denaro può tutto, perché non togliere all’umanità la possibilità di ammirarla? Alla stessa signora dichiara inoltre di voler far costruire poligoni di tiro nei propri ascensori che salgono al ritmo di musica moderna e confessa di possedere già un bombardiere nucleare personale attualmente parcheggiato in Arizona. Poi riceve la consulente di Teoria che gli parla di finanza, speculazione monetaria, statistiche matematiche… ma lo avverte anche che il capitalismo ha ormai da tempo cessato di “raccontare il mondo†come è successo con la pittura. E che l’errore più grande della razionalità umana è che questa «fa finta di non vedere l’orrore delle sue macchinazioni», come pure che «le persone che protestano sono il frutto di Wall Street…». Quindi l’immondo essere si sottopone al checkup quotidiano del medico personale che gli diagnostica una prostata asimmetrica… E infine, pure altri personaggi gli sfilano davanti come pretende la consueta routine quotidiana.
Ma se la sua non-vita apparentemente dorata profuma di lusso, denaro e potere, puzza pure di putridume, di letame, di cadavere, di morte. E di fallimenti. Vuole l’amore della moglie, ma questa è con lui fredda, intoccabile nonostante i continui sforzi e inseguimenti (ella non entra mai nella sua limousine, ma lo incontra su un taxi, in una libreria, davanti a un teatro, in un ristorante e alla fine lo lascia definitivamente). Apprende che consistenti investimenti, da lui effettuati nella convinzione che una moneta estera, lo yuan, crolli rendendolo più ricco, si rivelano errati ed egli è sull’orlo della bancarotta. E infine, nella città incombe la minaccia di Benno Levine, un suo antico dipendente nei gradi bassi del suo impero finanziario, che ha maturato per lui un odio infinito ed è deciso a presentargli il conto della sua arroganza. Costui lo attende rintanato in un appartamento desolato, sicuro che prima o poi l’oggetto del suo odio si farà vivo.
Servendosi di dialoghi cerebrali (non sempre in definitiva così chiari!) ma di un linguaggio filmico visivamente affascinante ed efficacissimo, Cronenberg descrive una delirante e surreale metropoli, tetra, priva di comunicazione, dove l’uomo come anima e carne pulsante ha cessato di esistere per trasformarsi in evanescente fantasma privo di riferimenti reali e sempre più divorato dalla cultura del “possedere†l’immateriale e invisibile denaro. Un mondo sospeso sull’orlo di un abisso. A un certo punto, nel film, appare la scritta: «Uno spettro si aggira per il mondo: lo spettro del capitalismo». Una citazione, rovesciata, del Manifesto di Marx a indicare che il capitalismo è arrivato a una via senza sbocco? Dice Cronenberg: «I lupi della finanza sono a loro agio con i modelli matematici del computer ma del tutto impreparati davanti all’asimmetria della vita e della storia. L’asimmetria della prostata di Eric diventa la metafora di un capitalismo incapace di cogliere l’imprevedibile […] la nostra economia si espande a folle velocità e finisce fuori controllo. È una corsa verso la morte accelerata dalle nuove tecnologie. Marx e Freud l’avevano ben capito».


 
 
 
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