Ogni sorriso
di Maria Sensi
Fino al 29 luglio il Museo Civico di Santa Croce a Umbertide (Perugia) ospita l’esposizione Ogni sorriso di Marco Baldicchi, artista tifernate ben noto ai lettori de l’altrapagina. La mostra (aperta venerdì, sabato e domenica ore 10.30-13.00; 16.00-18.30) rende omaggio alle dodici vittime dell’eccidio nazista del 28 giugno 1944 perpetrato a Penetola di Niccone, a 6 chilometri a nord-ovest di Umbertide, da parte di alcuni soldati tedeschi. I fratellini Antonio, Carlo e Renato Avorio avevano tra gli 8 e i 14 anni; altri erano poco più che adolescenti (Edoardo ed Ezio Forni, 16 e 21 anni; Guido Lucchetti, 18). Tre erano le donne: Milena Ferrini, Erminia Renzini, Eufemia Nencioni. Gli altri uomini erano Canzio Forni, Conforto e Ferruccio Nencioni. Furono massacrati e arsi vivi, senza motivo e senza pietà , da soldati della 305ma divisione della Wehrmacht che, dopo averli straziati, rubarono anche i loro averi, ripartendo dalla loro misera cascina con gli zaini pieni.
La vita di queste persone e delle loro famiglie è raccontata nel bellissimo e straziante libro di Paola Avorio “Tre noci per la memoria†(Petruzzi editore, così come il catalogo della mostra). Erano mezzadri umbertidesi, dignitosi nelle loro esistenze piene di fatica e povertà ; Paola Avorio ne ricostruisce i percorsi, anche individuali, in modo da non farli cadere nell’oblio: “non odio chiediamo a chi resta†– scrive – “soltanto memoriaâ€.
Marco Baldicchi - che ha curato la copertina del volume - ha estrapolato, da una foto che mostra le persone scomparse, i dettagli delle loro labbra. Le dodici bocche, isolate, ingrandite e modificate con un intervento manuale, sono elementi di una grandiosa installazione, appositamente progettata, nella navata della ex-chiesa, ora museo, di Santa Croce. L’allestimento è commovente. I dodici stendardi di lino, sorta di sudari in onore delle vittime, si ergono nella mononavata come bandiere bianche, in cui il richiamo flebile alla pace e alla solidarietà si esprime, quasi senza voce, contro la barbarie. La voce, inascoltata, muove dalle labbra dei poveri martiri. Bocche di donne, uomini, adolescenti, bambini, cucite in timidi sorrisi, legate le une alle altre da un muto colloquio. Quanta cura ha posto l’artista nel ridarci l’immagine di quelle esistenze; i visi furono sfigurati, ma i loro dolci sorrisi tornano fino a noi da un passato lontano; ci spronano a riconoscerli e, nello stesso tempo, a ritrovarci gli uni gli altri. A essere uniti, a non dimenticare i nostri fratelli inghiottiti nella lunga notte della guerra e della barbarie; strappati, con inaudita violenza, all’amore dei loro cari, senza un perché.
L’opera - costituita da dodici stendardi sospesi nella navata alla stessa altezza - diviene tassello della memoria collettiva. Il lavoro di Marco Baldicchi assume una dimensione quantomai solenne in questa chiesa di estrema bellezza e sobrietà , al cospetto della Deposizione di Luca Signorelli (artista celebrato quest’anno sia in Umbria che in Toscana), che gli fa da contrappunto nel suo tema dolente. Le parole non servono più, rimangono strozzate in gola, ma il messaggio arriva, forte e chiaro: i suoi connotati sono civili, etici ed estetici. Il massacro non viene dimenticato, le dodici esistenze sono vicine alle nostre: i loro visi sono stati richiamati attraverso lo sguardo dell’arte. Il lavoro di Baldicchi è immune dalla retorica; non si tratta di facile commemorazione, questa azione è stata trasformata in una testimonianza ineludibile per ogni coscienza.
Baldicchi in ogni sua mostra (o azione artistica) lascia un’impronta. Le sue esposizioni (o azioni performative) non sono mai scontate o banali. Tra le più recenti, quella del 2006 “Io alle mie comodità non ci rinuncio!†che evocava una frase pronunciata dal poeta Emilio Villa in una conversazione con l’artista Nuvolo. Un’altra azione di grande sensibilità e bellezza si è tenuta il 31 luglio 2009 a Sansepolcro: nell’azione “L’ultima ombra†l’artista tracciò, insieme ad amici e a tanti biturgensi, sul selciato della piazza principale della città , la sagoma geometrica col carbone riportante la forma dell’ombra proiettata dalla Torre di Berta distrutta dalle truppe naziste 65 anni prima (ne era seguita anche una mostra personale, sempre a Sansepolcro, la cui qualità fu lodata pure dal Quirinale).
L’arte per Baldicchi è un percorso di vita, fuori dai sentieri battuti, lontano dagli espedienti facili.
L’arte per Baldicchi è ricerca e memoria: e ogni volta ci commuove.