Lo spettro della disoccupazione
di Claudio Cherubini
L’occupazione nei laboratori artigianali e industriali della valle era scesa costantemente di anno in anno dall’inizio della guerra fino al 1921. Uniche eccezioni le aziende che lavoravano il legname: la guerra aveva causato «una forte falcidia nel patrimonio boschivo». A Sansepolcro il Commissariato generale combustibili nazionali nel 1921 dava lavoro a 66 operai sopra i 15 anni e a una donna sopra i 21 anni; inoltre la segheria meccanica di legnami Guastalla nel 1921 occupava 54 operai, 13 in più rispetto a tre anni prima e 19 in più rispetto al 1915, ben il 54,5% d’incremento. Invece rispetto al 1915 i livelli occupazionali della Buitoni erano scesi del 13,3% con 36 posti di lavoro in meno e quelli dell’agenzia dei tabacchi del 29,7% con una perdita di 38 addetti.
Nel 1921 a Sansepolcro, oltre che alla Buitoni, al magazzino dei tabacchi, al Commissariato combustibili e alla segheria Guastalla, i posti di lavoro erano presso: la fornace di laterizi e calce di Domenico Bastianoni (1865-1931), costruita alla fine dell’Ottocento fuori Porta Romana verso la frazione Basilica, che nel 1921 con 15 operai era tornata sui livelli occupazionali del 1915; la fabbrica di maioliche di Primo Tricca con 8 operai; la tipografia di Settimio Boncompagni con 7 addetti; la ditta Francesco Pacchi con la fabbrica di liquori, di acque gassose e il commercio all’ingrosso di generi alimentari e “coloniali†che occupava 5 operai; il pastificio di Isola Tricca che però lavorava circa 25 giorni a trimestre con due operai. Ma successivamente avvenne la temuta chiusura del Commissariato generale combustibili nazionali i cui effetti si fecero sentire anche sui livelli occupazionali della segheria Guastalla, i cui operai passarono dalle 54 alle 30 unità . Si persero così in un anno, dal 1921 al 1922, soltanto in queste due aziende 91 posti di lavoro.
Per questo all’inizio del 1922 il comune di Sansepolcro aveva già iniziato le pratiche per finanziare i «lavori contro la disoccupazione» attraverso il progetto per la costruzione di un nuovo acquedotto e il progetto di fognatura delle vie interne dei Cipolli, del Mattatoio e della Fortezza. Nel 1922 tuttavia i livelli di disoccupazione restarono elevati, tanto che si sparse anche la notizia, giudicata infondata dal regio commissario, che i «combattenti avessero in animo di invadere» il locale ufficio postale per «allontanare le Signorine». Infatti, dalla fine dell’Ottocento anche in Italia, seppure in maniera meno eclatante che all’estero e in modo precario, lo Stato aveva assuntò le donne negli uffici telegrafici e postali: «La politica dello Stato nei confronti dell’impiego femminile era stata fin dall’inizio improntata su una dichiarata scelta di risparmio. Le donne si rivelavano un buon investimento perché il rapporto tra costi e rendimento del loro lavoro era molto conveniente. [...] Economicità , intelligenza, doti naturali, sobrietà queste le qualità che rendono utile l’impiego delle donne secondo i responsabili dell’Amministrazione dello Stato. [...] Tuttavia lo sforzo di trovare motivi ragionevoli all’impiego delle donne era dettato dalla necessità che il governo aveva di giustificarsi soprattutto di fronte ai suoi impiegati, che subito considerarono le donne delle pericolose avversarie. [...] La parte meno bendisposta dei colleghi e dei superiori [...] insisteva nello svalutare sistematicamente l’impegno e la professionalità femminili. Per l’amministrazione, [...], fomentare pregiudizi sulla produttività delle donne tornava utile per giustificare la politica discriminatoria nei loro confronti; per i colleghi serviva a motivare la richiesta del loro licenziamento, come accadde in più occasioni ma soprattutto alla fine della prima guerra mondiale».
La guerra aveva portato un gran numero di donne nelle attività produttive, sia nell’amministrazioni dello Stato sia nelle imprese private. Il Governo si era adoperato per coinvolgere la parte femminile alla sostituzione del lavoro maschile e all’assunzione di responsabilità di fronte al difficile momento, sospendendo il divieto di lavoro notturno e riammettendo donne e minori a lavori esclusi dalla normativa del 1907. Con la fine della guerra «operaie “militarizzate†e contadine improvvisate» erano state rimandate a casa «con un assegno di smobilitazione». Le altre lavoratrici si ritrovarono in balìa delle forti tensioni che viveva in quegli anni il mercato del lavoro: la classe dirigente da un lato che spingeva verso «la rapida reintegrazione dei tradizionali ruoli familiari, modificati dalle contingenze belliche», i lavoratori maschili disoccupati dall’altro che vedevano nell’estromissione dal lavoro delle donne la loro possibilità d’impiego. Così «le donne, presentate come “indebite usurpatrici delle mansioni maschili†furono costrette a lasciar liberi i posti che avevano fino ad allora occupato in sostituzione degli uomini». Questo fenomeno, diffuso nella Pubblica Amministrazione, sembra non riguardare i principali opifici di Sansepolcro.
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Sintesi delle fonti: Archivio Storico Comunale di Sansepolcro, Protocollo delle deliberazioni del Consiglio comunale, deliberazione del 2 gennaio 1922, Carteggio degli affari, categoria 10 del 1922, categoria 11 del 1915, del 1917, del 1918, del 1920, del 1921 e del 1922; A. Staderini, L’economia italiana dal 1918 al 1922, in La crisi italiana del primo dopoguerra. La storia e la critica, a cura di G. Sabbatucci, Bari 1976; Sansepolcro ieri. Immagini del vecchio borgo attraverso foto e cartoline d’epoca presentate dall’Amministrazione comunale di Sansepolcro, s.l. 1987; Come cambia un paese e perché. Ricerca effettuata dagli alunni della scuola elementare di Lama sul loro territorio, Città di Castello 1989; A. Tacchini, L’Alta Valle del Tevere in cartolina, Città di Castello 1992; M. V. Ballestrero, La protezione concessa e l’eguaglianza negata: il lavoro femminile nella legislazione italiana, in Il lavoro delle donne, a cura di A. Groppi, Roma-Bari 1996; M. L. Odorisio, Le impiegate del Ministero delle Poste in Il lavoro delle donne cit.; G. Bini, 1974 1999 La parrocchia di San Paolo Apostolo nella periferia di San Lazzaro a Sansepolcro, Sansepolcro 1999; G. Bini, Borgo inedito, Città di Castello 2005.