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La lezione di Gubbio.
 

di Enzo Rossi

Quella di Gubbio (9 persone arrestate tra cui sindaco, vice sindaco e due assessori della precedente giunta Goracci) è una questione complessa nella quale si intrecciano numerose problematiche che vanno al di là della semplice vicenda giudiziaria, che dovrà comunque essere dipanata e risolta dalla Magistratura. E sulla quale non possiamo né vogliamo entrare. In questa sede ci interessa sottolineare alcune tematiche che costituiscono l’humus all’interno del quale la questione stessa è nata e si è sviluppata. Cominciamo dalla prima: il personaggio chiave attorno al quale ruotano tutti gli altri, l’ex sindaco Orfeo Goracci. Chi lo conosce bene lo descrive come un uomo intelligente, anche se duro, spigoloso, autoritario, a volte arrogante. Capace comunque di suscitare odi e amori viscerali. Fino a che punto questi sentimenti abbiamo condizionato i suoi sostenitori e i suoi detrattori non lo sappiamo, ma probabilmente hanno contribuito a surriscaldare l’ambiente. Ambiente in cui non è sempre facile distinguere fin dove arrivi il legittimo interesse dell’amministratore pubblico a gestire al meglio la macchina comunale e quand’è che esso sconfina invece nell’arbitrio, che spinge a punire i dipendenti più liberi e critici e a favorire i più fedeli. Certo, se saranno confermate le molestie sessuali cui una dipendente ha dichiarato di essere stata oggetto, per Goracci la situazione diverrà molto più complicata. Il Gip in proposito non sembra avere dubbi, tant’è che ha parlato di «un sistema allarmante di criminalità diffusa». Diverso è ovviamente il parere della difesa che parla di una sorta di complotto ai danni dell’ex sindaco eugubino. Sciogliere questa intricata matassa sarà, come abbiamo già detto, compito della Magistratura.
La vicenda Goracci si inserisce in una realtà politica, quella umbra appunto, che non gode di buona salute. Nel giro di pochi anni alcune indagini importanti e ancora non concluse (appaltopoli, traffico illecito di rifiuti, sanitopoli…), hanno minato la credibilità della politica e delle stesse istituzioni. Questa nuova mazzata, che coinvolge una amministrazione ritenuta da alcuni un modello da imitare, al di là di come vadano a finire le cose, infligge un colpo mortale alla credibilità di una sinistra che vuol essere “diversa” nei contenuti ma anche nel modo di amministrare. Il “sono tutti uguali”, un ritornello che da tempo circola tra i cittadini, comincia a prendere piede anche tra i più fedeli. Ed è forse per questo che la direzione regionale di Rifondazione Comunista, il partito cui appartengono quasi tutti gli arrestati della ex amministrazione eugubina, ha deciso di costituirsi parte civile contro Goracci, nel tentativo di prendere le distanze dal suo ex fiore all’occhiello. Ma non sarà semplice, anche perché alcune sezioni periferiche del partito, come quelle di Gubbio e di Sansepolcro, hanno ribadito la loro solidarietà all’ex sindaco eugubino.
Ma c’è un’altra questione che si intreccia con la precedente e che ha una valenza tutta umbra. Un nostro amico la sintetizza così: in Umbria vige ormai da lungo tempo una sorta di democrazia autoritaria. Sì, tutte le liturgie democratiche vengono rigorosamente rispettate, si fanno mille incontri partecipativi, ma solo per ratificare decisioni già prese in precedenza. Ai cittadini, in realtà, non vengono forniti gli strumenti necessari a compiere scelte consapevoli. Così, lentamente, la gente ha cominciato a lasciar perdere e non partecipa più a incontri dall’esito scontato. È questo un altro segnale importante della crisi della politica, la cui credibilità è scesa sotto il 4 per cento, mentre tra indecisi e coloro che non vanno a votare la percentuale ha quasi raggiunto il 50 per cento. Cioè, un italiano su due non ha più fiducia nei partiti e nella politica. È un dato molto preoccupante, che dovrebbe far riflettere tutti coloro che all’interno dei partiti si attardano in schermaglie incomprensibili per la gente comune.
È necessario che i partiti tornino a discutere dei problemi concreti che interessano i cittadini (la città, il territorio, le infrastrutture…). Che imparino ad ascoltare quello che la gente ha da dire, che la smettano di parlare solo tra addetti ai lavori. E, infine, che facciano finalmente pulizia all’interno delle istituzioni: gli inquisiti devono andarsene. Prima possibile. Prima che sia troppo tardi.