Ambiente / Il pasticcio dei rifiuti

Calzolaro paga gli errori del Piano regionale sulla gestione dei rifiuti

di Antonio Guerrini

La puzza dei rifiuti di Calzolaro è arrivata fino al palazzo della Regione a Perugia. È lì il vero epicentro di tutta la vicenda. Che la cosa sapesse non solo di bruciato si era cominciato a capire fin dal 2010, quando il Comune di Umbertide decise di rifare la gara per la gestione dei rifiuti. In sostanza non fu il primo episodio, ma quello che portò allo scoperto il ruolo “principe” della partecipata perugina nella gestione dei rifiuti a livello regionale e nell’essere crocevia asservito alla politica. In quella occasione il Comune di Umbertide, socio di Sogepu dal 1999, cercò in tutti i modi di cedere alla concorrente Gesenu l’appalto aggiudicato a Sogepu, ricorrendo contro la sua partecipata. Sogepu fece opposizione e dopo aver vinto la battaglia perse la guerra senza combatterla, perché regalò a Umbertide la possibilità di ritornare tra le braccia di Gesenu, consentendo a Giulietti, allora Sindaco, di comportarsi come un Marchionne che tifa Mercedes. Poi uscì dalla sua partecipata, accampando come ragione il fatto che non si può rimanere dentro una società che ricorre contro il proprio Comune, mentre è stato tollerabile che un Comune ricorresse contro la propria società ancorché vincente.
La scelta portò in dote agli umbertidesi tariffe molto più care di quelle applicate da Sogepu, argomento usato come golden share da Bacchetta. Ma non si è spiegato perché per più di dieci anni nessuno abbia alzato un dito contro il Comune di Umbertide palesemente sbilanciato verso la concorrente Gesenu: nemmeno il sindaco tifernate. Tale anomalia si era già manifestata nel 2001, quando l’allora sindaco Orsini propose di dotare la discarica di Belladanza di un preselettore per rendere l’Altotevere autonomo nella gestione dei rifiuti. Perugia, leggi Gesenu, si ribellò e arrivò il contrordine. Orsini di fronte all’aut aut politico sotterrò l’ascia di guerra. La stessa cosa fece il sindaco Fernanda Cecchini, ora assessore regionale. L’interesse dell’Altotevere era l’autonomia, ma Perugia impose Gesenu, ossia la dipendenza. Quanto è costata ai cittadini dell’Altotevere questa abdicazione a Gesenu? L’aumento dei costi di trasporto a Ponte Rio, una valutazione esagerata del trattamento rifiuti che si è tradotto in tariffe aumentate. Tuttavia, quei politici acquiescenti hanno fatto splendide carriere. Gesenu, c’entra qualcosa? Ma la caduta in disgrazia della partecipata perugina per le note vicende ha implicato un altrettanto rapido cambio di scena.
In questo contesto matura la vicenda di Calzolaro. Umbertide benché non abbia mai abbandonato Gesenu, cominciò a rilasciare autorizzazioni per il trattamento di organico presso la ditta Splendorini con Giulietti fino a 20 mila tonnellate già nel 2013 e poi con Locchi e l’assessore regionale Fernanda Cecchini fino a 50 mila tonnellate. La cosa è assai strana perché Umbertide produce solo 9mila tonnellate all’anno di Rsu ed è l’unico Comune dell’Ato1 ad aver superato la soglia del 65% di raccolta differenziata: non ha quindi bisogno di quote rilevanti di trattamento rifiuti. Ciò significa che le autorizzazioni rilasciate alla ditta Splendorini solo in minima parte riguardano Umbertide (2/4 mila tonnellate); il resto serve alla Regione per comporre un puzzle sempre più complesso per la gestione dei rifiuti. Una delle tessere si chiama Calzolaro, ma non è l’unica, perché, recentemente si è aggiunta anche la Color Glass Spa specializzata nel trattamento di fanghi non pericolosi, che trovasi a Trestina a tu per tu con la Splendorini Ecopartner di Calzolaro.
Che cosa sta a significare lo spostamento di queste pedine? Fare dell’Altotevere la nuova piattaforma regionale di stoccaggio e lavorazione dei rifiuti? Probabilmente sì, perché con la caduta a picco di Gesenu per il combinato disposto dell’interdittiva antimafia – che ha comportato sua esclusione dalla gara di appalto per l’affidamento per la gestione dei rifiuti dell’Ato1 del valore di 294 milioni di euro – e del cambio di maggioranza al Comune di Perugia, la Regione si è vista sfilare dalla manica un vettore importante per la politica di settore e non solo.
Il rilancio di Sogepu dunque si colloca in questo orizzonte ed è stata ripescata in zona Cesarini, perché con il resto delle discariche regionali inquisite o sature, non c’erano altri sbocchi. Così la società che nel 2013 era sull’orlo del fallimento con 344.835,67 euro di debiti (Gaetano Zucchini capogruppo Pd in Consiglio), ha fatto un balzo in avanti con due piani industriali che l’hanno risollevata dagli abissi fino alla linea di galleggiamento, portando in dote ben 18 milioni di euro per fare quelle strutture (il preselettore e altre) che le erano state sempre negate ai tempi di Gesenu uber alles. E nel 2017 spunta anche l’ipotesi (forse più di un’ipotesi) di acquisizione della ditta Splendorini di Calzolaro e l’intesa di reciprocità con Vus, l’omonima di Foligno, in base alla quale Vus esporterà a Belladanza circa 20 mila tonnellate di rifiuti all’anno, consentendo a Sogepu un guadagno di 800 mila euro per il periodo necessario a completare i nuovi impianti a Belladanza, e a sua volta Sogepu esporterà a Foligno sfalci d’erba e ramaglie per circa 20 euro a tonnellata.
Così Città di Castello e Foligno diventano i due poli di riferimento regionale per il trattamento dei rifiuti alternativi a Gesenu, con l’aggiunta di un privato, la Splendorini Ecopartner, di cui si prevede di acquistare (o sono già state state acquisite ?) quote societarie per 4 milioni 725 mila euro, (il 45% con opzione per un ulteriore 6 per cento), un prezzo ritenuto gonfiato ad arte proprio per garantire alla ditta uno sviluppo utile alla strategia del trattamento. In tutta questa complessa operazione, il Comune tifernate, pur alzando la voce con quello di Umbertide e ricevendo lo stesso trattamento dagli amici di partito e nemici istituzionali, ha fatto semplicemente il notaio di decisioni prese altrove.
Ma poiché nulla avviene per nulla, specie in politica, si tratta di capire qual è la moneta dello scambio. Intanto si registrano i salvataggi collaterali di Polisport, incorporata a Sogepu, e del Consorzio Valtiberina Produce che, parola del consigliere Sassolini, «non ha combinato mai niente». Hanno attinenza questi fatti con l’operazione rifiuti in corso? Probabilmente qualche parentela di primo o secondo grado c’è.
Ma se l’Altotevere dovrà diventare la riserva di stoccaggio dei rifiuti regionali e non solo, la posta in gioco è di ben altro tenore. Basterà attendere per capire da quale parte spirerà il vento o quali altri benefit saranno accordati. Tuttavia una cosa è certa: in questa vicenda i cittadini di Calzolaro, di Trestina e anche quelli tifernati sono stati scaraventati nel girone delle anime morte, dove regna il silenzio assoluto e voce non s’ode, in omaggio alla “democrazia” e alla “partecipazione” di cui si parla solo in tempo di elezioni, per essere dimenticate quando conta applicarle.
Si tratta di uno scenario fantascentifico? Per valutare bisogna tener conto di alcune coordinate fondamentali: l’Umbria conta poco più di 800 mila abitanti, un territorio vasto, città medio-piccole facilmente accessibili. Una situazione favorevolissima per poter gestire la raccolta dei rifiuti in modo razionale ed efficace. Invece con i suoi tre inceneritori a Terni, quasi tutte le discariche sature o sequestrate dalla Magistratura ha una media regionale di raccolta differenziata al 50% nel 2016 ed è costretta a trasferirli fuori regione con costi molto alti. Una Regione così dovrebbe chiudere per manifesta incapacità. Come si potrà infatti raggiungere l’obiettivo fissato al 65% di raccolta differenziata per il 2017? Impossibile.
Questo fallimento e la caduta di Gesenu hanno determinato la spinta al cambiamento, facendo convergere sull’Altotevere, unica sponda possibile, il ciclo dei rifiuti che altrimenti non si chiuderebbe.
Così la via umbra marcia spedita verso privato e incenerimento, solo così si giustifica la presenza di Cerroni su Gesenu, di Acea sull’inceneritore di Terni e ora della ditta Splendorini a Calzolaro. Ma se è questa la “buona strada” intrapresa, come ha dichiarato l’assessore regionale, la raccolta differenziata non sarà mai una scelta strategica.
Quindi nell’Altotevere si sta aprendo un nuovo versante dello scontro politico che ha nella difesa dell’ambiente e della salute dei cittadini due cardini fondamentali da monitorare democraticamente e in modo attento, perché l’idea di un quarto inceneritore non è del tutto da escludere. Il Comune di Perugia ha già dato una disponibilità di massima a ospitarlo nell’ambito territoriale dell’Ato2. Se questo non è un campanello di allarme, che cosa è? ◘

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