Ambiente / Invaso ad alto rischio

Montedoglio e la sua faglia sismica

di Fazio Perla

A vedere l’invaso di Montedoglio oggi, 26 agosto 2017, ridotto quasi a una pozzanghera da tre mesi di assolata siccità, nessuno lo potrebbe ritenere un pericolo, ma questo è il lago più esteso della Toscana.
La diga di Montedoglio venne progettata dal professor Filippo Arredi e dall’ingegner Ugo Ravaglioli. I lavori di costruzione durarono dal 1977 al 1993 mentre il riempimento della diga avvenne a partire dal 1990.
A regime il lago potrebbe contenere 150 milioni di metri cubi d’acqua e nel 2010, esattamente il 29 dicembre, durante un test di collaudo che richiedeva il riempimento totale della diga, si verificò il crollo di un muro di cemento che separava l’invaso dal canale di scolo. Oggi con la diga in secca, in attesa delle piogge autunnali, il muro crollato deve ancora essere ricostruito.
Il crollo provocò per diverse ore un flusso d’acqua incontrollato di circa 700 m³ al secondo nella fase iniziale, inondando, per tutta la notte e i giorni successivi l’Alta valle del Tevere, soprattutto nelle zone dei comuni di Anghiari, Sansepolcro, San Giustino, Citerna e Città di Castello nelle relative frazioni di Piosina, Trebbio, Vannocchia, Pistrino, Viaio di Anghiari. L’Ente irriguo Umbro Toscano, che gestiva il bacino artificiale, comunicò che nella giornata precedente era stato raggiunto il massimo livello di riempimento del lago ed erano stati effettuati i controlli di collaudo, con esito positivo.
Le verifiche successive all’incidente appurarono difetti di ogni tipo: errori di progettazione, muro di spessore inadeguato, armature interne con acciaio di un diametro insufficiente, materiale cementizio scadente, superficialità nel collaudo (erano state rilevate fessure nel muraglione prima del collaudo alle quali fu data scarsa rilevanza e i conci del muraglione non erano ben collegati). I responsabili? Ancora devono essere individuati, alcuni sono morti e si è assistito a una gara dello “scarica barile”.
L’invaso di Montedoglio si sviluppa per una lunghezza di circa otto chilometri nei comuni di Pieve S. Stefano, Anghiari, Sansepolcro e Caprese Michelangelo e i sindaci di questi Comuni lamentano di essere raramente consultati dalla direzione che gestisce la diga, ma potremmo anche aggiungere che c’è uno scarso impegno da parte dei medesimi a far valere le loro prerogative.
Pochi evidenziano che Montedoglio si trova sopra una faglia sismica e una diga di queste dimensioni, collocata in un punto tanto delicato, pone numerosi problemi che quasi sempre, dalle istituzioni, non vengono adeguatamente valutati o restano sottaciuti.
Dato che ora il progetto per la ricostruzione dei muraglioni crollati è approdato a Roma, dopo un iter lungo e complesso (leggi inconcludente sotto il profilo dell’individuazione di eventuali responsabilità future), presso la Direzione Centrale delle Dighe alla quale spetta l’ultima parola, vorremmo segnalare che sarebbe bene considerare in modo più accurato anche l’aspetto sismico della zona.
A questo proposito, consultando il sito dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, si riesce a evidenziare che la zona è interessata da un’elevata attività sismica, che nell’ultimo anno si è notevolmente intensificata.
Se esaminiamo la rappresentazione che riporta in evidenza i movimenti sismici sulla mappa, possiamo facilmente constatare che l’invaso è posto in corrispondenza di una faglia in attività ed è soggetto a una frequente, anche se per ora debole, attività sismica. Quest’attività va però aumentando e i movimenti di maggiore intensità e di maggiore frequenza sono da collocare negli ultimi due anni proprio a ridosso dell’invaso.
A questo punto vorremmo appellarci ai Sindaci dell’Alta Valle del Tevere affinché si attivino per monitorare la situazione e, consultando gli esperti dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, valutino i rischi futuri assieme ai responsabili della Gestione Dighe.
Gli interventi strutturali per mettere in sicurezza l’invaso non sono procrastinabili: ne va della sicurezza futura della popolazione di gran parte della vallata. Cosa succederebbe ai muri di contenimento se si verificasse un terremoto, anche solo di magnitudo 4.0, con epicentro in prossimità del lago? ◘

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