Cronache d’epoca. Badoglio a Castello

di Dino Marinelli
Il mese scorso su queste Cronache d’epoca, è stato raccontato di quando il maresciallo d’Italia Pietro Badoglio non venne, come aveva promesso, a Città di Castello per presenziare alla “Settimana tifernate” del 12 settembre 1937. La delusione fu grande. «Lo stupore e l’amarezza si diffuse tra il popolo rimasto mortificato…». Questo nonostante che i gerarchi tentassero in tutti i modi di far credere che la non venuta fosse dovuta unicamente a ragioni «di alto interesse politico».
Mica era vero. Nel telegramma era scritto: «Condizioni climatiche escludono volo. Con vivissimo rammarico costretto rinunciare visita». Insomma, il vincitore di Addis Abeba aveva fifa, con quel tempaccio, a imbarcarsi sul trimotore. Smaltita la delusione il podestà cercò in tutti i modi di riallacciare i contatti con il condottiero per convincerlo a fare una “scappata” a Castello. Finalmente ci riuscì.
Scrive La Nazione: «Una comunicazione telefonica fatta stamane al nostro podestà annuncia che S. E. il maresciallo d’Italia Pietro Badoglio alle ore 10 di domenica 7 novembre sarà a Città di Castello per rimanervi fino alle 17». La notizia si diffuse rapidamente in città «suscitando il più vivo entusiasmo e la più grande aspettazione». Il partito emise un comunicato dove, tra l’altro, era scritto: «…Badoglio, uomo di cuore, comprese ciò che significa la delusione di un popolo […]. Ha mantenuto la promessa. La delusione e l’aspettativa, hanno rafforzato nel nostro popolo l’amore per il grande collaboratore del Duce…».
E venne la mattina del 7 novembre, che trovò la città imbandierata e i muri delle case tappezzati di manifesti inneggianti a Badoglio. In uno di questi si poteva leggere: «…tifernati! Date al vento tutte le bandiere, adornate le vostre case. Gettate fiori al passaggio del condottiero invitto…». Finalmente, proveniente da Montecastelli, a porta Santa Maria «apparve al nostro sguardo, ammirato e quasi incredulo, la magnifica visione […]. La macchina con a bordo S. E. Badoglio e il podestà percorse lentamente il corso imbandierato. Dalle finestre, gremitissime, lanciavano fiori. Le organizzazioni del regime ruppero l’allineamento, come marea umana seguirono il duca di Addis Abeba. Si formò un’immensa colonna con in testa i gagliardetti, i labari, le fiamme e la banda comunale […]. Così tra due ali di folla esultante Badoglio giunse al municipio». Il podestà rivolgendosi al condottiero gli espresse gratitudine «per l’altissimo onore che ci avete concesso […] con la vostra presenza noi vediamo riassunte e sublimate le secolari virtù guerriere della patria». Ora tutti in Piazza di Sotto «dove si era ammassata gran folla che accoglie l’eroe con un grido solo, alto, possente, mentre gli squilli di tromba imponevano alla moltitudine il silenzio. Così Badoglio iniziò il discorso: «Ho accettato con vero giubilo di venire tra voi, perché molto avete dato all’impresa africana…». E così terminò il discorso. «…tenete sempre pronti i muscoli, perché il vostro maresciallo vi condurrà verso nuove vittorie!». Dopo un subisso di applausi il maresciallo d’Italia, iniziò la sarabanda delle inaugurazioni di opere pubbliche: dal liceo ginnasio all’acquedotto, dal campo sportivo Littorio, al lavatoio pubblico… Visite agli istituti e alle chiese, al museo del duomo e alla pinacoteca, finché verso sera il commiato in piazza Garibaldi a due passi dal monumento dell’eroe dei due mondi.
Qualcuno giurò di aver sentito la statua mormorare: «Accidenti a me e quando mi è venuta l’idea di fare questa Italia!».

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