Arte / Renzo Scopa a vent’anni dalla scomparsa

di S.R.

Sono passati venti anni dalla morte di Renzo Scopa avvenuta a Città di Castello il 2 giugno del 1997. Sono stati due decenni importanti per l’arte del poliedrico autore nato, cresciuto e formato a Urbino ma vissuto per lunghi anni nel tifernate doves ha lasciato una impronta nella formazione di molti studenti dell’Istituto per le Arti Grafiche. L’impegno e la costanza del figlio Saulo hanno permesso in questi anni di divulgare l’opera di Scopa e di farlo conoscere nelle sue molteplici dimensioni artistiche.
Schivo in vita, l’artista ha conosciuto il consenso del pubblico con numerose iniziative postume dal ciclo “La maschera dell’uomo” che nel 2004-2005 ha toccato Perugia, Urbino, Roma; “Nel segno del sacro” esposta ad Assisi, Urbino, Città di Castello e Montone tra il 2011 e il 2013 e il ciclo “Mondo dipinto” che in questi ultimi anni (2015-2017) è passato da Citerna, Città di Castello e Perugia. Le sue creazioni sono esposte presso la Galleria d’arte sacra della Pro Civitate Christiana di Assisi, la Collezione d’arte contemporanea della Provincia di Perugia, le Collezioni d’arte contemporanea del Comune di Umbertide e della Città di Urbino. Il Comune di Citerna, inoltre, custodisce la “Donazione Renzo Scopa”, una serie di sei dipinti dedicati al territorio e al borgo dell’Alta Umbria.
In occasione del ventennale della scomparsa dell’artista si è tenuta, l’undici maggio scorso presso la Biblioteca Villa Urbani di Perugia, una conversazione del critico d’arte Massimo Duranti accompagnata dalla lettura di scritti dell’autore e musica con la partecipazione di Maurizio Perugini (voce), Massimo Bartoletti ai fiati, Umberto Ugoberti alla fisarmonica e Maurizio Businelli al violoncello. Un ensamble che ha più volte proposto un coinvolgente spettacolo dedicato a Renzo Scopa in occasione di mostre e appuntamenti tenutisi in tutta Italia. Per l’evento, inserito nel calendario de “Il maggio dei libri 2017” promosso dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, è stato scelto un ambiente informale come la biblioteca, permettendo di incontrare un mondo diverso dai più comuni circuiti dell’arte, in linea con lo spirito e il carattere dello stesso artista.
Attraverso l’evoluzione della sua cifra artistica è stato possibile ripercorrere la vita di Renzo Scopa, ispirato spesso dall’ambiente, dal paesaggio e dalle persone che lo circondavano anche se il sacro resterà uno dei temi più ricorrenti nelle sua produzione che, nel corso degli anni, ha visto la metamorfosi del tratto dalla grafica alle acqueforti, dalla pittura al dripping, nel solco di una profonda e costante ricerca personale
Lo stesso Duranti definisce Scopa “un artista nascosto, un intimista puro” le cui opere, fatta eccezione per una rassegna di arte sacra, non sono mai state esposte al pubblico prima della sua morte. «Un carattere schivo, riservato, ma molto creativo nell’indomita volontà di sperimentare sempre nuove opportunità. Una personalità che amava esprimersi per immagini. Un inventore, appagato dalla sua condizione, sincero, amante della dolcezza, ansioso di migliorare, cosciente degli errori da cogliere come opportunità di evoluzione». Secondo Duranti, Scopa, appagato della sua vita, ma proiettato in una condizione di permanente desiderio di crescita espressiva, è costantemente alla ricerca di un traguardo ignoto. ◘

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