Umbria: fermiamo la colonizzazione criminale

è quello edilizio il settore attraverso il quale passa il processo di insediamento criminale nella regione. Ma non è il solo

di Luciano Neri

Da anni le agenzie investigative nazionali (Dia, Ros eccetera…) e la commissione parlamentare antimafia, hanno evidenziato la proiezione delle organizzazioni criminali (mafia, camorra e ‘ndrangheta) al di fuori dei loro territori d’origine, sia a livello internazionale, sia verso le terre, più ricche e sicure, del centro e del nord del nostro Paese. La proiezione internazionale delle organizzazioni criminali negli ultimi decenni è stata straordinaria; seguendo l’onda migratoria si sono mimetizzate nelle pieghe delle numerose collettività italiane all’estero, riuscendo a radicarsi praticamente in tutti i continenti, dagli Stati Uniti al Canada, dall’Australia all’Europa all’America Latina, dimostrando una capacità di movimento moderna e una attività fortemente pervasiva.
L’esperienza ci dice che sottovalutare questi fenomeni, non anticiparne e contrastarne l’insediamento, può portare a condizioni di irreversibilità. È dentro questo quadro che, da anni ormai, è iniziato il processo di colonizzazione criminale anche dell’Umbria. Non è un fenomeno che meraviglia, sono dinamiche di carattere nazionale e internazionale che coinvolgono anche i nostri territori, ex “oasi verdi”. Fenomeni dei quali dobbiamo però avere coscienza e conoscenza, se vogliamo adeguatamente contrastarli. E questo è il vero punto debole: esiste la necessaria consapevolezza nel corpo civile, istituzionale, politico, imprenditoriale della Regione e dei suoi territori rispetto alla pericolosità di un progressivo processo di colonizzazione criminale le cui dinamiche ed i cui effetti sono assolutamente evidenti? La mia risposta è “no”.
Politica e istituzioni appaiono totalmente inconsistenti e la società civile tende a girarsi dall’altra parte. Eppure basta seguire le cronache o semplicemente leggere le relazioni dei Ros e della Dia per capire quanto avanti si sia spinto il processo di colonizzazione criminale da parte soprattutto della camorra napoletana e campana e della ‘ndrangheta calabrese anche in Umbria. Il settore primario attraverso il quale passa il processo di insediamento criminale è quello edilizio, un settore che consente di utilizzare mano d’opera a bassa specializzazione e di sviluppare e controllare fenomeni quali il caporalato delle braccia e lo spaccio della droga.
La pratica dei subappalti è utilizzata da imprese locali che così capitalizzano gli utili scaricando i costi sociali sulla collettività. È questo uno dei sistemi attraverso i quali le organizzazioni criminali si insediano. Non è un caso che tra gli arrestati per spaccio di droga degli ultimi periodi in Umbria un gran numero sia costituito da muratori meridionali, o comunque legati al settore dell’edilizia, settore di copertura e di penetrazione per la vera attività che è quella dello spaccio e del controllo/estensione del mercato della droga. In una delle intercettazioni operata dalle forze dell’ordine uno degli indagati affermava che per assicurarsi gli appalti in Umbria “bastano” 50.000 euro. Non so se questo dato corrisponda a verità, ma non c’è dubbio che la penetrazione criminale di camorra e ‘ndrangheta è possibile solo in quanto si collega a una corruzione che è locale.
Oltre all’edilizia, molti altri sono i sistemi di penetrazione criminale. Soprattutto la creazione di imprese “lavatrici”, finalizzate a ripulire il denaro sporco, proveniente da attività criminali, che poi viene in parte reinvestito a livello locale. Proliferano imprese e società, il più delle volte intestate a prestanome o nullatenenti, che possono contare su grandi disponibilità di denaro liquido, che viene utilizzato per radicare le organizzazioni e le attività criminali attraverso l’acquisto di bar, locali di ristorazione, sale videogiochi, sale scommesse, finanziarie, discoteche, night club, distributori di benzina, servizi in generale, da quelli alberghieri e commerciali a quelli di pulizia. Insomma i canali attraverso i quali viene “lavato” il denaro appaiono i più ingegnosi e diversificati.
Occorre prendere coscienza di questi fenomeni, subito, adesso. Domani sarà troppo tardi. Occorre costruire strutture di analisi del fenomeno, un intervento coordinato tra tutte le forze di polizia, e tra queste e le istituzioni, le associazioni di categoria, i sindacati e gli imprenditori. Occorre costruire strumenti e interventi per monitorare un mercato del lavoro oggi praticamente incontrollato e con altissime percentuali di “nero e di illegalità”. In Umbria abbiamo una media del 47% in più di morti sul lavoro rispetto a quella nazionale e deteniamo il record di morti nel settore edile. Occorre realizzare un codice etico nel settore dell’edilizia, assieme alle categorie e al sistema d’impresa, per rendere più certe e trasparenti le procedure e per impedire infiltrazioni delle organizzazioni criminali. Non si comprende che cosa si aspetti anche in Consiglio comunale a Città di Castello per deliberare la istituzione di una specifica commissione di indagine e monitoraggio sul fenomeno della penetrazione criminale. È utile lanciare grida di allarme, ma è urgente che le istituzioni si sveglino da un letargo colpevole, figlio di una inaccettabile ignoranza e di una assoluta mancanza di etica civica. È urgente che la politica si assuma le sue responsabilità, perché la criminalità è tanto più forte quanto più la politica è debole. Ma è altrettanto indispensabile che la società civile non continui a girarsi dall’altra parte e costringa le istituzioni e la politica ad assumersi quelle responsabilità che fino ad oggi non hanno assunto.

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