Parla Gherardo Colombo, l’ex magistrato di “Mani pulite” che riceverà a Sansepolcro il premio Cultura della pace

di E.R.

È attento Gherardo Colombo, l’ex magistrato milanese di “Mani pulite”. Preferisce discutere di questioni concrete piuttosto che di ciò che potrebbe accadere domani. E quando gli chiediamo se ci sono dei rischi di stravolgimento della Costituzione, risponde: “Chi lo sa. Credo che comunque sia molto importante evitare che eventuali modifiche della seconda parte della Costituzione mettano in dubbio la prima, quella che garantisce diritti fondamentali per tutte le persone e uguaglianza di fronte alla legge. Finché si tratta di diminuire il numero dei parlamentari o di decidere se mantenere o meno le province, non vedo alcun rischio, anzi. L’abolizione dell’obbligatorietà dell’azione penale, invece, metterebbe a repentaglio la tutela adeguata dei diritti fondamentali dei cittadini”.
C’è chi ritiene che un modo surrettizio di stravolgere la Costituzione sia quello di modificare alcuni articoli del codice di procedura penale.
“In questo caso c’è la Corte costituzionale, spetta alla Corte verificare se le leggi ordinarie sono coerenti oppure no con la Costituzione”.
Alcune modifiche però sono in cantiere, come quella che consente alla polizia giudiziaria di poter attendere sei mesi prima di informare il magistrato sulle indagini che sta svolgendo. Mentre in passato aveva solo 48 ore di tempo…
“Certo, sarebbe un ritorno indietro rispetto alla normativa attuale che prevede una effettiva attribuzione dell’azione penale al pubblico ministero. Però, ripeto, problemi di questo genere troverebbero soluzione a livello di verifica della costituzionalità della legge. Se la norma a venire fosse incostituzionale la Corte ne dichiarerebbe l’illegittimità, altrimenti si tratterebbe di una questione di politica giudiziaria piuttosto che di costituzionalità”.
Insomma, lei non vede grossi pericoli per la Costituzione?
“Se vogliamo continuare sullo stesso argomento, l’art. 112 della Costituzione stabilisce che “Il pubblico ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale” e l’art. 109 dice che “L’autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria”. Come interpretiamo queste frasi? Se significano che il pubblico ministero è l’unico titolare dell’inchiesta, allora la disposizione che consentisse di ritardare di informarlo delle notizie di reato che arrivano alla polizia contraddirebbe, a mio parere, la Costituzione”.
Cosa pensa delle intercettazioni telefoniche, una questione di cui si sta discutendo molto in Italia in questo momento?
“In alcuni casi sono necessarie, ma spesso potrebbero essere utilizzati proficuamente altri strumenti investigativi. Forse la Magistratura dovrebbe riequilibrare il ricorso alle prime rispetto ai secondi”.
I reati contro la pubblica amministrazione sono difficili da scoprire senza il ricorso alle intercettazioni, perché tra corrotto e corruttore c’è un interesse reciproco a coprirsi…
“Certo, è particolarmente difficile scoprire la corruzione, proprio perché coloro che commettono il reato hanno interesse a mantenerlo coperto, e sono spesso gli unici a conoscerne l’esistenza. Le intercettazioni servono in questo campo, ma non credo che debbano essere l’unico strumento per la ricerca della prova. Ci sono le indagini patrimoniali, quelle bancarie, quelle sulla documentazione contrattuale e così via. Nelle indagini di “Mani pulite”, per esempio, le intercettazioni sono state usate solo sporadicamente. Era anche un altro periodo storico, naturalmente: era caduto da poco più di due anni il muro di Berlino e c’era un evidente disorientamento dei blocchi di potere che ha favorito la possibilità di investigare in profondità”.
Anche i cittadini che non rispettano le regole violano la Costituzione, non crede?
“La diffusa trasgressione delle leggi coerenti con la Costituzione modifica la struttura della società senza che ci sia bisogno di modificare le leggi. E si passa così da una società in cui ciascuno è titolare di diritti fondamentali e tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge, a una in cui diritti e doveri sono di fatto distribuiti in modo ineguale”.
Siamo di fronte a uno stravolgimento di fatto…
“Sì, perché le leggi, se non sono applicate, restano lettera morta”.
Crede che sia il presidenzialismo la questione importante da trattare in questo momento?
“Il costituente, nel disegnare i poteri del governo e del suo presidente, ha pensato a un meccanismo che garantisse dallo straripamento di un potere rispetto agli altri. Non credo che l’urgenza delle decisioni sia l’unico valore. È una questione importante, ma altrettanto importante è che l’amministrazione sia esercitata in modo ponderato attraverso l’osservanza rigorosa del principio della divisione dei poteri. Ci siamo trasformati da sudditi in cittadini proprio grazie al principio di Montesquieu della divisione dei poteri. Credo si debba stare molto attenti ed evitare che questa divisione diventi soltanto apparente”.

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