Cultura / Gli interessi in gioco / Redazionale

L’altrapagina ha incrociato l’esperienza di Mario Pianesi nel Convegno internazionale del 2015 organizzato dalla rivista, il cui titolo era “La parabola del Cibo”. A Città di Castello molti dei nostri membri sono soci del Punto, o lo frequentano saltuariamente. Nessuno vi ha notato la presenza delle “streghe” o degli “orchi”, come è stato descritto il pianeta pianesiano. Vi aleggia il senso di una certa disciplina, si intuisce il rispetto di regole interne, di principi, di ideali, di un “credo” condiviso a cui ci si è votati per scelta e convinzione. Lo rivelano i volti gentili, semplici, accoglienti del personale. Non ci sono cuori di tenebra né afflizioni, ma la riscoperta di un mangiare sano, frugale e conviviale. La diversità alimentare che si sperimenta al Punto Macrobiotico è anche un diverso modo di consumare cibo. Non troppo distante da quello che alcune decine di anni fa era in uso nella civiltà contadina da cui provengono le nostre esperienze comuni (rimosse dal rapido incedere della società dei consumi), che aveva sacralizzato la natura, la terra, ciò che produce e lo stesso cibo. Ma non solo la nostra. «Tutte le culture – ricorda Achille Rossi – … lo considerano [il cibo] come dono, non solo per soddisfare la nostra fame e la nostra sete, ma per essere nutriti da quell’amore che ci permette di collaborare. E il gesto più autentico è la condivisione». L’approccio al cibo è un’azione umana fondamentale che stabilisce una relazione condivisa tra persone, con la natura e, direbbe Panikkar, con Dio.
L’Upm dunque è tante cose, lo snodo di una rete molto vasta che è stata capace di allargare le sue maglie da Oriente a Occidente, interfacciandosi al modello produttivo e alimentare dominante basato sulla mercificazione della natura dell’uomo e del cibo.
Solo nel 2016 il Sole 24 Ore scriveva: «l’Etichetta trasparente pianesiana, messa a punto già negli anni ’80, è uno strumento definitivo per la tutela dei consumatori e dell’ambiente. Un ostacolo alla diffusione delle agromafie,…». E aggiungeva: «Il metodo di Pianesi, valutato per anni, è risultato scientificamente efficace: le diete Ma.Pi intervengono positivamente nella cura di molte malattie metaboliche… ». Per questo e molto altro Pianesi è stato insignito di alti riconoscimenti in moltissime parti del pianeta; ha sviluppato una catena di 90 ristoranti in Italia con oltre 100mila soci e altre centinaia di migliaia di avventori occasionali. La Regione Marche lo ha portato all’Expo come fiore all’occhiello e il mondo scientifico guarda con attenzione alle sue ricette rivelatesi efficaci per prevenire e ostacolare il radicamento di molte malattie. Tanto che lo stesso Fidel Castro si è curato, e con successo, con il metodo pianesiano.
Lasciando quindi al corso della giustizia il giudizio sugli addebiti sollevati a carico degli indagati, è necessario evitare che processi sommari.
Gli interessi in gioco sono molti e variegati. Se si allarga infatti lo zoom oltre lo specifico del macrobiotico al pianeta più complesso del vegetarianesimo si scopre che in Italia ci sono 4,5 milioni di vegetariani, in Germania 4,7 milioni e in tutta Europa oltre 30 milioni. Tutto ciò rimane indifferente alle multinazionali del settore? Il modello macrobiotico si fonda sul presupposto che il cibo non può essere accumulato e consumato parossisticamente, sfruttando senza limiti la natura e il suo “utilizzatore finale”, l’uomo, perché così facendo si rompono gli equilibri sia dell’una che dell’altro. Si tratta dunque di rimettere sui giusti binari la relazione tra uomo e natura, dove ciò che conta non è produrre di più per massimizzare i profitti, ma produrre ciò che serve e redistribuire condividendo.
Allo stesso modo definire “setta” le migliaia di persone che frequentano gli Upm è fuorviante. Le sette per definizione vivono di piccoli numeri, tendono a chiudersi, non amano la luce del sole. Invece gli Upm cercano di conquistare sempre più soci, di aprirsi e farsi conoscere. E poi perché definire setta i macrobiotici e non i consumatori di banane Chiquita o i frequentatori McDonald’s? Nessuno è obbligato a mangiare banane, frequentare un McDonald’s o un ristorante Upm. Lo stigma è dunque il messaggio più pericoloso che aleggia come un’ombra distruttiva su tutta l’esperienza pianesiana. 

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