Cultura / La fabbrica della bellezza

di Maurizio Fratta

Inquadratura con camera fissa, sequenza della durata di dieci minuti, assenza di suono.
I soggetti, ritratti nello specifico ambito della loro attività lavorativa o della loro mansione, guardano in direzione dello spettatore a cercarne interrogativamente lo sguardo.
Terminata la ripresa a volte parole di commento.
Dei video-ritratti di Matilde Gagliardo, scrivendone in occasione della mostra delle sue opere tenutasi a Londra nel 2015, ci aveva colpito quel suo modo originale di mettere in scena uno spazio al cui centro c’è la relazione emotiva tra chi guarda e chi si lascia guardare.
Dopo i cento e più ritratti viventi di scrittori, registi, attori, studenti, persone comuni, a essere oggetto dell’indagine dell’artista sono stati i lavoratori della Richard Ginori, la manifattura di porcellana di Sesto Fiorentino fondata nel 1737 a Doccia dal marchese Carlo Ginori, la più antica d ‘Italia.
Ventuno nuovi video ritratti esposti su schermi a ciclo continuo in mostra, dal 14 giugno e fino al 1° di ottobre, presso la Biblioteca Ernesto Ragionieri di Sesto Fiorentino, già sede della Manifattura Ginori. Nel corso dell’estate analoghe installazioni video sono state inaugurate a Prato e nel territorio fiorentino e fotogrammi dei video ritratti sono esposti alla Libreria Feltrinelli di via Cerretani a Firenze.
Mostre in simbiosi con quella in corso al Museo Nazionale del Bargello dove le più importanti sculture prodotte dalla Manifattura sono messe in dialogo con le opere di Donatello, di Michelangelo, dei Della Robbia. Storia di forme e di figure che popolavano le raccolte medicee e che presero nuova vita con la trasformazione di una invenzione scultorea in una porcellana.
Storia che si intreccia con le storie di coloro che quei capolavori produssero e della cui tradizione oggi i lavoratori della Richard Ginori sono gli eredi.
Mostre dal profondo significato civile e politico il cui scopo – come ha voluto sottolineare in più occasioni Tomaso Montanari che delle esposizioni è stato uno dei curatori – consiste nella salvaguardia di un mirabile patrimonio di esperienze e di valori tramandato per secoli e messo a rischio, negli ultimi anni, da speculazione e globalizzazione finanziaria.
A quei volti, a quelle mani, a quelle vite, Matilde Gagliardo, con una modalità innovativa che le è propria, riannodando percorsi ed esperienze individuali, restituisce un medesimo orizzonte di senso: quello di una comunità dove le individualità si ricompongono in una storia collettiva che nel lavoro continua a vedere il pieno sviluppo della persona umana.
Sguardi che ci scrutano, che ci interrogano, che mettono a nudo la nostra fragilità.
Nella società dell’azione, il mondo nel quale siamo immersi è sempre più povero di pause, di spazi intermedi, di intervalli.
Come in una sorta di pedagogia del vedere i video-ritratti della Gagliardo ci dicono anche che ancora prima di pensieri e di parole abbiamo bisogno di imparare a vedere.
Byung-Chul Han è un filosofo sudcoreano che vive e insegna in Germania.
Al disagio dell’ individuo tardo- moderno nell’attuale società della prestazione e della competizione ha dedicato un saggio agile ma denso di significato.
Nella Società della stanchezza, analizzando l ‘ossessione dell’iperattività e riprendendo dal Crepuscolo degli idoli le parole di Nietzsche, scrive: «Imparare a vedere significa assuefare l’occhio alla calma, alla pazienza, al lasciare-venire-a-sé, ossia rendere l’occhio abile alla attenzione profonda e contemplativa, a uno sguardo lento e prolungato. Questo imparare a vedere sarebbe la prima istruzione alla spiritualità. Un vero volgersi all’Altro presuppone la negatività della interruzione. Solo per mezzo della negatività dell’interrompere il soggetto attivo può misurare in tutta la sua estensione lo spazio della contingenza che si sottrae a una pura attività».
Quando sembra che la fabbrica si sia impadronita dell’intera società e tutta la società sembra ridursi a fabbrica, lo sguardo di Matilde Gagliardo ci restituisce una bellezza che pareva smarrita. ◘

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