Cultura: Marocco, recondite geometrie

Foto di Gabriella Marinucci alla Grifani-Donati di Città di Castello

di Ivan Teobaldelli

Si è inaugurata il 12 dicembre, nella Tipografia Grifani-Donati di Città di Castello, la mostra fotografica “Marocco: recondite geometrie” di Gabriella Marinucci, accompagnata da quattro suggestioni pittoriche (quadri ispirati alle foto) di Giampaolo Tomassetti. Ecco una sintesi della presentazione di Ivan Teobaldelli:
«Il Marocco è una terra fastosa. è così intenso per paesaggi e colori, così intrecciato di tradizioni e di modernità che il rischio che si corre è doppio. Quello del becero folclorismo e quello più grave dell’indiscrezione. Si sa che nei paesi di cultura islamica l’intimità è sempre riservata e segreta. Non mi riferisco solo alla relazione tra i sessi e al decoro dell’abbigliamento femminile. Basta guardare le abitazioni. Dal di fuori sono inaccessibili. Perché schermate da alte mura, giardini impenetrabili, portoni massicci e masharabiyye che difendono gelosamente il cuore della casa. Il privato è haram, proibito allo sguardo degli altri. E una foto può essere sentita come un furto o un insulto.
Dalla parte di Gabriella Marinucci c’è innanzitutto la sua naïveté. Che non va identificata con l’ingenuità. è il suo primo approccio al Marocco e lo si vede dalla freschezza dello sguardo, sgombro e trasparente, incredibilmente recettivo. Mi ricorda quello che Isherwood diceva della sua scrittura: I am a camera. Gabriella Marinucci fa lo stesso, registra e inquadra. Uso questi termini da cinema perché le foto di Marinucci non sono squarci di Marocco scontornati come cartoline. Non sono tessere separate di un affascinante mosaico, rubate da uno sguardo ladro e frammentario. No. Questi scatti contengono – o almeno tentano – una sintesi. Estetica e di contenuto. Compongono l’impalcatura d’un racconto. Lo ha colto al volo Giampaolo Tomassetti che, suggestionato da alcune foto, ha dipinto quattro “visioni” che fissano il passaggio – e l’interferenza – dell’elemento umano e animale sullo sfondo sempre astratto e impassibile delle architetture. Ma sfogliamo insieme l’album.
Dal suo trono di bambù sulla terrazza, un uomo maturo e corpulento fissa la distesa del mare. Ha la postura soddisfatta del “padrone”. Ma chissà se in quell’abitudine non ci sia un viaggio “mancato” che continua ad angustiarlo.
Sembra la toppa d’uno scrigno l’arco merlato che spia la casa di fronte. Nel rettangolo d’una finestra s’intravede un interno misterioso. Gelosia tra architetture, scontro di geometrie.
Una misera bancarella. La donna si regge la testa con la mano e tutto – il viso, il turbante, il muro, le patate – hanno il colore ocra della stanchezza.
Un gatto s’abbevera acrobatico sul bordo d’una vasca di marmo. Antistante, un paio di ciabatte maschili. Qualcuno è entrato nella medersa, la scuola coranica, a dissetarsi l’anima.
Architetture vegetali nel giardino Majorelle a Marrakech. Sembrano ali di un bestiario fantastico che sta per spiccare il volo.
In un’infilata di pilastri smangiati dalla luce – i portici della moschea di Hassan II a Casablanca – due giovanotti si riposano sotto un filo d’ombra. Uno sembra fissare il vuoto, l’altro si massaggia il piede. è l’ora implacabile della canicola.
Con uno strano cappello a triangolo, un vecchio si mette in posa accanto al carretto di maglie di lana. Spera nella mancia per la foto e sembra anche lui in vendita, come la mercanzia.
Volano in cima a una bianca terrazza tovaglie e lenzuola. Una finestra è serrata, l’altra ha un’imposta socchiusa. Siamo in piena navigazione domestica.
Cosa salta subito agli occhi di queste foto? L’immediatezza e il taglio compositivo che le sposa perfettamente alle architetture ritratte. Sta qui il nocciolo dell’incontro tra Gabriella Marinucci e il Marocco. I suoi scatti sono stati istintivamente guidati – direi, affatturati – da quella “architettura dei vuoti” – così è definita quella araba – che rifugge il realismo e il tridimensionale e s’esprime solo nell’astrazione geometrica e in splendide calligrafie sul nome di Dio. è un salto stilistico affascinante, di cuore e ragione. Per essere al primo incontro, i miei complimenti, madame!

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