Devastata dai vandali la chiesa dell´ex ospedale

Città di Castello

di Enzo Rossi

Era un piccolo gioiello la chiesa del vecchio ospedale di Città di Castello. Fu realizzata nel 1785. E con la sua costruzione terminarono i lavori dell’imponente opera voluta da monsignor Luigi Gazzoli, governatore della città dal 1765. Le poche notizie che riguardano la “cappellina” (con questo nome la chiesa è conosciuta da tutti i residenti della vallata), dove «per decenni sono state battezzate generazioni di tifernati», le abbiamo tratte dal volume “L’ospedale di Città di Castello”, realizzato nel 2001 in occasione dell’apertura della nuova struttura ospedaliera dell’Altotevere.
«Nulla di più galante della Chiesa annessa a questo Pio stabilimento, tutta messa a stucchi alla Raffaellesca». Con queste parole Giuseppe Andreocci aveva descritto la “cappellina” nella sua guida di Città di Castello del 1829. La chiesa è coperta da una volta a botte e le pareti sono decorate da «stucchi di buona fattura raffiguranti motivi vegetali che s’intrecciano a sfingi e animali fantastici». La balaustra invece è di marmo, come pure l’altare e il tabernacolo. In alto, ai lati del coro, due dipinti del tifernate Antonio Illuminati raffigurano Florido e Amanzio, i due protettori della città. L’altare della chiesa ha ospitato fino al 1860 una tela attribuita al pittore di Sansepolcro Santi di Tito, un artista vissuto nella seconda metà del XVI secolo. L’opera, che rappresenta l’“Imposizione della mani da parte di Pietro e Giovanni”, è conservata presso la Pinacoteca comunale di Città di Castello.
Oggi la “cappellina”, «pregevolmente decorata a stucchi di ottimo gusto, con altare e balaustra di marmi finissimi» come ha scritto Fanfani nella sua guida, è ridotta in condizioni disastrose. Sono bastati meno di 10 anni di incuria e abbandono a renderla irriconoscibile. Alcuni degli stucchi sono stati asportati come pure l’anta di un mobile. Mancano anche i due quadri di Antonio Illuminati. Non sappiamo che fine abbiano fatto, c’è solo da augurarsi che siano stati posti al sicuro al momento del trasferimento. Quello che fa male è vedere andare in rovina, nella più totale indifferenza, un patrimonio importante della città.
È inaccettabile che l’intero complesso che per oltre due secoli ha ospitato l’ospedale tifernate e che per la raffinatezza della struttura rappresenta ancora oggi uno dei palazzi di pregio della città, vada in malora a causa dell’insipienza dei nostri pubblici amministratori. Per la Regione Umbria, proprietaria dell’edificio, l’ex ospedale tifernate rappresenta solo un impiccio del quale disfarsi al più presto. E il Comune ostenta indifferenza, visto che il palazzo non gli appartiene. Così nessuno si è curato, non diciamo di ristrutturalo (sappiamo già qual è la risposta: «non ci sono i soldi») ma almeno di proteggerlo dalle incursioni dei vandali, i quali non solo hanno devastato la chiesa, ma stanno portando via anche i coppi del tetto.
Cosa aspettano i nostri amministratori, regionali e comunali, per porre fine a questo disastro, che crolli tutto per poi magari piangere lacrime di coccodrillo?

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