Arte

di Maria Sensi

Il fiorentino Palazzo Strozzi celebra fino all’8 febbraio prossimo due celebri regine di Francia, Caterina e Maria de’ Medici, della celeberrima famiglia toscana.
Caterina (Firenze, 1519 – Castello di Blois, 1589), il cui bisnonno paterno era Lorenzo il Magnifico, fu contessa d’Auvergne, duchessa d’Urbino e, dal 1547 al 1559, regina di Francia. Figlia di Lorenzo II de’ Medici e di Madeleine de la Tour d’Auvergne, nelle sue vene scorreva sangue francese e italiano. Appena nata, Caterina si ritrovò orfana e unica ereditiera della fortuna dei Medici; fu affidata alle zie e a papa Leone X, anch’egli della famiglia. Nel 1523 fu eletto papa suo zio con il nome di Clemente VII. Dopo l’assedio di Firenze da parte delle truppe pontificie, in cui rimase ostaggio dei fiorentini, raggiunse suo zio e i suoi cugini a Roma, ove ricevette un’educazione degna del suo rango. Nel 1533 fu data in sposa a Enrico, figlio secondogenito del re Francesco I di Francia: la dote di Caterina doveva anche colmare il debito delle finanze reali francesi. Madre di Francesco II, Carlo IX ed Enrico III, tutti re di Francia, Caterina de’ Medici fu sicuramente una figura emblematica del XVI secolo. Il suo nome rimane legato alle guerre di religione; sostenitrice della tolleranza civile, tentò di seguire una politica di conciliazione con l’aiuto dei propri consiglieri, ma il suo ruolo nel massacro della notte di San Bartolomeo contribuisce a farne, ancora oggi, una figura controversa.
Maria de’ Medici (Firenze, 1575 – Colonia, 1642), figlia di Francesco I de’ Medici, granduca di Toscana, e di Giovanna d’Austria, sposò nel 1600 Enrico IV, re di Francia, che aveva ottenuto l’annullamento del suo matrimonio con Margherita di Valois, conosciuta come la Regina Margot. La storiografia tradizionale riferisce che il loro non fu un matrimonio felice, nonostante sei figli (di cui ne sopravvissero cinque): il futuro Luigi XIII, Gastone d’Orléans, Elisabetta, Cristina (che sposò Vittorio Amedeo I di Savoia) ed Enrichetta Maria (moglie di Carlo I d’Inghilterra). Nel 1610, dopo l’assassinio del marito, Maria fu nominata reggente per conto di suo figlio ancora bambino, il futuro Luigi XIII. La politica estera di Maria, fortemente influenzata dai suoi consiglieri italiani, fu, al contrario di quella di suo marito, determinata da una forte alleanza con la monarchia spagnola e orientata più verso il cattolicesimo che il protestantesimo (come invece avrebbe voluto Enrico IV). Il primo passo in questa direzione fu determinato dai matrimoni di suo figlio Luigi con l’infanta Anna (poi nota come Anna d’Austria) e di sua figlia Elisabetta con l’infante Filippo, futuro Filippo IV di Spagna.
La mostra-omaggio fiorentina dedicata alle due Medici tratta del potere dell’immagine e di come essa sia stata usata dalle due regine di Francia per legittmare il ruolo di reggenti dopo la morte dei rispettivi mariti, giustificando la pretesa di governare famiglie e fazioni lacerate dai conflitti. Caterina resse le redini del potere lungo il regno di ben tre sovrani francesi e Nicolas Houel – il creatore del testo su cui si basa il ciclo di quindici arazzi monumentali che giungono ora, per la prima volta, con questa mostra, a Firenze, città natale delle due regine – costruì l’apologia del suo diritto al comando attraverso la fusione delle vicende di due diverse Artemisie dell’antichità, entrambe regine in Caria (regione dell’Asia Minore, oggi parte della Turchia). La prima, alleata del re persiano Serse nella guerra contro la Grecia, partecipò alla battaglia di Salamina nel 480 a.C.; la seconda, vedova del re Mausolo, regnò dal 352 al 350 a.C., e dopo la morte del marito fece erigere in sua memoria un grandioso monumento funebre (da cui il termine Mausoleo). Con la riscrittura di questi due miti si fondevano dunque in un’unica immagine il lutto vedovile e la potenza della sovrana. Compito di ogni reggente era infatti la conservazione della memoria del defunto sovrano, il consolidamento del potere regale e la dimostrazione del suo amore materno, tutti caratteri attribuiti sia ad Artemisia che a Caterina.
Oltre alla vera e propria “galleria” di arazzi del ciclo di Artemisia, la mostra offre altre sezioni che permettono di entrare nel mondo delle due Medici regine di Francia e di approfondire l’affascinante e drammatica vicenda di Artemisia.
Dipinti (fra cui i ritratti delle due sovrane fiorentine e tele che raffigurano i loro matrimoni, che introducono il tema delle “donne al potere”) e preziosi manufatti intendono mettere in luce le figure delle due regine, sottolineando la loro passione per il collezionismo e per comprenderne gusti e inclinazioni (nota a margine, anche la cucina italiana fu introdotta alla corte francese da Caterina, così come… l’uso della forchetta!).

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