Dossier (La tragedia siriana) / #savealeppo

di Achille Rossi

Ci sono voluti sei anni di guerra per mettere fine, almeno si
spera, a un disastro che ha ridotto la Siria a un campo di
battaglia e ha trasformato un siriano su due in un rifugiato o un
esule. Il prezzo lo hanno pagato le popolazioni, taglieggiate da
bande rivali, sottoposte ai soprusi di un Isis sempre più
sanguinario e folle.
Non bisogna dimenticare chi ha ridotto la Siria alle condizioni
attuali sottoponendola a una vera e propria aggressione. Dagli
Stati Uniti all’Arabia Saudita, dalla Turchia a Israele,
dall’Europa al Qatar, tutti si sono esercitati a schiacciare
l’anello più debole dello scacchiere orientale per ottenere
vantaggi economici e territoriali.
Perfino l’Isis è considerato funzionale ai disegni americani di
disarcionare Assad e di controllare la Siria, sempre descritta come
“l’asse del male” dagli strateghi statunitensi.
L’intervento russo ha sparigliato le carte, l’esercito siriano sta
riconquistando terreno, mentre l’Isis, con la sua armata di
prezzolati e di fanatici, è confinato su frange di territorio al
limite del deserto. È giunto perciò il momento di porre fine
all’aggressione contro la Siria e di ricostruire il paese
disastrato con l’appoggio di libere elezioni sotto il controllo
internazionale. Un’opera difficile perché le ferite dell’odio sono
più profonde e durano più a lungo.
Ci vorrebbero degli autentici maestri di riconciliazione che
aiutino le persone a superare il settarismo e la violenza.
Altrimenti tra dieci anni l’Isis si riprenderà quelle terre e la
situazione diventerà ancora più tragica. La condizione giovanile in
un Medio Oriente senza lavoro e senza futuro è destinata a
peggiorare, se la politica non si impegna a leggere la realtà con
occhi nuovi.

 

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