Dossier (La tragedia siriana) / Siria: a chi giova?

di Uri Avnery

“Cui prodest” – a chi giova – è la prima domanda che si fa
qualsiasi esperto detective quando investiga su un crimine. Dato
che anch’io nella mia vita ho anche fatto, per un breve periodo,
l’investigatore, so di cosa si tratta. Spesso il primo ovvio
indizio si rivela falso. Chiediti “cui prodest”, e subito un altro
sospetto al quale non avevi pensato apparirà.
In Siria, ad esempio, ricorderete il caso di Idlib, la città
ribelle colpita con i gas. Un crimine di guerra che fece morire in
condizioni terribili decine di civili, bambini inclusi. Chi avrebbe
potuto mai fare una cosa simile? La risposta fu ovvia: il terribile
dittatore, Bashar al-Assad. Chi altri? E così in pochi minuti
(letteralmente) il New York Times e un gruppo di eccellenti
giornali proclamarono a tutto l’Occidente: «È stato Assad». Una
tempesta di indignazione percorse il mondo occidentale. «Deve
essere punito». Il povero Donald Trump, che non aveva una prova e
sotto pressione, ordinò un attacco missilistico su un aeroporto
siriano, dopo aver predicato per anni che gli Stati Uniti non
avrebbero mai dovuto essere coinvolti in Siria. All’improvviso
cambiò idea. Solo per dare una lezione “a quel bastardo”. E per
dimostrare al mondo che uomo LUI LUI LUI, Trump, realmente è.
L’operazione fu un grande successo. In una notte il disprezzato
Trump divenne un eroe nazionale. Persino i Democratici gli
leccarono i piedi. Ma la domanda continuava ad assillarmi: perché
mai Assad avrebbe dovuto fare questo? Cosa aveva da guadagnarci? La risposta, è semplice: niente. Assolutamente niente. Con l’aiuto
della Russia, dell’Iran e di Hezbollah, Assad sta lentamente
vincendo la guerra civile che imperversa da anni in Siria, e ha
riconquistato le principali città. Ha un quantitativo di armi
sofisticate da ammazzare chiunque voglia. E allora, per Dio, perché
dovrebbe usare i gas per uccidere qualche dozzina di persone?
Perché attirarsi l’ira di tutto il mondo e sollecitare l’intervento
americano? Non si può negare la conclusione: Assad era l’ultimo che
avrebbe potuto guadagnare da una azione tanto vigliacca. Nella
lista del “cui prodest” – a chi giova – lui è veramente l’ultimo.
Assad è un dittatore crudele e cinico, ma non è un folle. È stato
cresciuto e allevato dal padre, Hafez al-Assad, che è stato il
dittatore del paese per decenni prima di lui. E anche se Assad
fosse impazzito, temiamo che tra i suoi principali consiglieri vi
sono alcuni dei leader più svegli del pianeta: il russo Vladimir
Putin, l’iraniano Hassan Rouhani e Hassan Nasrallah di Hezbollah.
Dunque, chi aveva qualcosa da guadagnare? Certamente una mezza
dozzina di sette e milizie jihadiste che stanno combattendo contro
Assad e tra di loro nella folle guerra civile siriana. Ma anche i
loro alleati arabo-sunniti, l’Arabia Saudita e gli sceicchi del
Golfo. E Israele, naturalmente. Ognuno di loro, e tutti loro, hanno
interesse a far insorgere il “mondo civile” contro il dittatore
siriano.
Semplice logica. Qualsiasi azione militare deve avere un obbiettivo
politico. Come ebbe a dire Karl von Clausewitz 200 anni fa: la
guerra è la continuazione della politica con altri mezzi. I due
principali antagonisti in Siria sono il regime di Assad e l’Isis.
Dunque, quale è l’obiettivo che perseguono gli Stati Uniti? Sembra
uno scherzo: gli Stati Uniti vogliono eliminare entrambi. Un altro
scherzo: prima vogliono distruggere l’Isis, poi bombardare Assad.
La distruzione dell’Isis è altamente desiderabile. Ci sono pochi
altri gruppi tanto detestabili nel mondo in questo momento. Ma
l’Isis è un’idea, non solo un’organizzazione. L’eliminazione
dell’Isis come “Stato” comporta la dispersione di migliaia di
determinati assassini in giro per il mondo. È interessante
ricordare che anche gli originali “Assassins”, 900 anni fa, erano
fanatici musulmani molto simili all’Isis di oggi.
I clienti americani in Siria sono molto depressi, quasi sconfitti.
Non hanno alcuna possibilità di vincere. Colpire oggi Assad
significa solo prolungare una guerra civile che è ancora più
insensata di ieri.
Per me, giornalista professionista per la gran parte della mia
vita, l’aspetto più deprimente è l’influenza degli americani sui
media occidentali. Ho sempre letto e apprezzato il New York Times.
Eppure quel giornale è riuscito a cancellare i suoi migliori
standard professionali spacciando un assunto non provato per
vangelo incontestabile, senza sentire alcun bisogno di verificare.
Può anche darsi che Assad sia il colpevole, dopo tutto. Ma dove
sono le prove? Chi ha indagato, e quali sono stati i risultati? E
peggio ancora, la “notizia” è diventata immediatamente una “verità
planetaria”. Senza pensare che milioni di persone l’hanno ripetuta
come “evidente in sé”, come l’alba che sorge a est e il tramonto a
ovest. Nessuna domanda sollevata, nessuna prova richiesta.
Deprimente!
Ma torniamo al dittatore. Perché la Siria dovrebbe avere bisogno di
un dittatore? Perché non è una bellissima democrazia stile
americano? Perché non dovrebbero ringraziare e accettare il
progetto di “cambio di regime” proposto dagli Stati Uniti? La
dittatura siriana non è un fenomeno accidentale. Ha radici molto
profonde. La Siria fu creata dalla Francia dopo la Prima Guerra
Mondiale. Una parte di essa successivamente si staccò e venne
creato il Libano. Entrambi gli Stati sono creature artificiali.
Personalmente dubito che esistano oggi veri “siriani” o veri
“libanesi”. Il Libano è un paese montagnoso, ideale per piccole
sette che vogliono autodifendersi. Nei secoli molte sette di
piccole dimensioni vi hanno trovato rifugio. Il risultato è che
oggi il Libano è pieno di simili sette, che si distruggono l’un
l’altra: musulmani sciiti, musulmani sunniti, cristiano maroniti,
un numero infinito di altre sette cristiane, drusi, curdi ecc.
In Siria è più o meno lo stesso, con più o meno le stesse sette,
con in più gli alawiti. Questi, come gli sciiti, sono i seguaci di
Ali Ibn Abi Talib, cugino e genero del profeta (dal quale prendono
il nome). Occuparono una parte di territorio nel nord della Siria.
Entrambi i paesi avevano bisogno di inventare un sistema che
consentisse a tante diverse entità, diffidenti l’una dell’altra, di
poter vivere insieme. E fondarono due diversi sistemi. In Libano,
con un passato di tante e brutali guerre civili, trovarono un modo
di convivere. Il Presidente deve sempre essere un cristiano
maronita, il primo ministro un sunnita, il capo dell’esercito un
druso, e il presidente del parlamento uno sciita.
Quando Israele invase il Libano nel 1982, gli sciiti del sud erano
gli ultimi della catena. All’inizio furono sorpresi, ma quando
realizzarono che gli israeliani non erano venuti per sconfiggere i
loro nemici prepotenti ma per restare, i poveri sciiti, gli ultimi
della catena, iniziarono una campagna di guerriglia ottenendo
rapidi e grandi successi, e sono diventati oggi la più forte
comunità in Libano. Sono guidati da Hezbollah, e il sistema regge
ancora.
I Siriani invece hanno trovato un’altra soluzione. Hanno accettato
di sottomettersi a una dittatura per tenere insieme il paese e
costruire una pace interna. La Bibbia ci racconta che quando i
figli di Israele decisero che avevano bisogno di un re, scelsero un
uomo chiamato Saul che apparteneva alla tribù più piccola, quella
dei Beniamino.
I Siriani dell’epoca moderna fecero più o meno la stessa cosa. Si
sono sottomessi a un dittatore appartenente alla tribù più piccola:
gli alawiti. Gli Assad sono una famiglia secolare, governanti
anti-religiosi, i veri oppositori ai fanatici e assassini
dell’Isis. Molti musulmani pensano addirittura che gli alawiti non
siano in realtà neppure musulmani.
Da quando la Siria perse la guerra dello Yom Kippur contro Israele,
44 anni fa, gli Assad hanno assicurato la pace ai nostri confini,
nonostante ciò Israele ha annesso le alture del Golan Siriano. La
guerra civile in Siria sta ancora andando avanti. Ognuno in
conflitto con tutti. I diversi gruppi di “ribelli”, creati,
finanziati e armati dagli Stati Uniti, sono ormai in pessime
condizioni.
Sul campo ci sono diversi gruppi jihadisti e ognuno combatte i
jihadisti dell’Isis. Ci sono le enclave curde, che vogliono la
secessione. I Curdi non sono arabi, ma diversi di loro sono
musulmani. Ci sono le enclave curde nei territori contigui di
Turchia, Iraq e Iran, la cui mutua ostilità ha sempre impedito loro
di fare fronte comune.
E poi c’è il povero, innocente Donald Trump, che aveva giurato di
non volersi coinvolgere in questi casini e che invece è esattamente
quello che sta facendo. Perché?
Qualche giorno prima Trump era disprezzato da metà degli americani, inclusa la maggioranza dei media. Solo lanciando qualche missile si è conquistato la generale ammirazione come leader saggio e forte.
Cosa significa questo per il popolo americano e per l’umanità
intera? ◘

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