Dossier (La tragedia siriana) / Una guerra di aggressione

Intervista a Giulietto Chiesa, giornalista corrispondente dall’URSS
e poi dalla Russia, direttore di Pandora Tv, fondatore di Megachip

di Achille Rossi

Giulietto Chiesa, acuto osservatore delle questioni internazionali,
non ha dubbi: non si deve parlare di una guerra civile in Siria, ma
di una vera e propria aggressione. «Ci sono le prove conclamate
dagli stessi protagonisti, a cominciare da Hillary Clinton e gli
esponenti più importanti dell’amministrazione Obama. Sappiamo con precisione che i cosiddetti ribelli dell’esercito libero siriano
sono stati armati dagli Stati Uniti».

È stata una guerra scaturita dall’interno?

«Le proteste popolari non scoppiano per caso e gli Stati Uniti e
l’Occidente hanno tutti i mezzi possibili per influenzare le
opinioni pubbliche di molti paesi, anche europei. Figuriamoci se
non possono farlo con un paese fragile come la Siria».

La rivolta popolare per abbattere il governo di Assad non
corrisponde a verità?

«È pura propaganda occidentale e statunitense. È stata una guerra
di aggressione».

Chi sono stati i protagonisti di questa operazione?

«Gli Stati Uniti, l’Europa dietro le bandiere della Nato, che hanno
sostenuto la richiesta americana e israeliana di far cadere Assad,
a cui si è aggiunta la Turchia, interessata a sottrarre parti di
territorio ai curdi siriani».

Anche Israele ha mire sulla Siria?

«Da decenni occupa le alture del Golan, nonostante le risoluzioni
di opposizione dell’Onu, e punta a mantenere una parte importante
del territorio siriano. È il sogno teocratico del grande Israele
che va al di là dei propri confini, come fosse una concessione
divina dai tempi della Bibbia».

Anche il Libano fa parte di questo disegno?

«Certamente. Ma qui si scontra con Hezbollah, difeso dalla Siria e
sostenuto dall’Iran. L’obiettivo di Israele è colpire Hezbollah,
dove una minoranza della popolazione sciita è stata messa in
contrapposizione con la maggioranza sunnita, con l’intento di
eliminare Assad e mettere le mani sulla Siria».

Gli americani descrivevano la Siria come “l’asse del male”.

«Quando è scattata l’operazione del Grande Califfato, l’invenzione
di Al Baghdadi, Mc Cain è stato in Iraq a incontrarlo e a dare il
via all’Isis. Essa è stata organizzata, finanziata e guidata da
Stati Uniti, Arabia, Qatar e sostenuta dalla Turchia. È stata
un’aggressione multipla a uno stato sovrano».

Per questo la Siria si è rivolta alla Russia?

«Ha cominciato a bombardare i tagliagole dell’Isis e a sconfiggerli
sul terreno con l’aiuto dell’esercito siriano, impedendo agli Stati
Uniti, a Israele e agli occidentali di liquidare Assad e prendere
il controllo del paese».
Giulietto Chiesa esprime un’opinione personale: «Ormai la partita è
finita e se le cose non verranno alterate artificialmente è giunto
il momento di porre fine all’aggressione contro la Siria e di
ricostruirla procedendo a elezioni democratiche sotto il controllo
internazionale».

Sembra che Israele non ci stia.

«Continua a bombardare, a dispetto delle regole internazionali,
come fanno del resto anche gli occidentali, che violano in
continuazione i cieli della Siria. Per quanto riguarda l’Isis, è un
esercito in rotta dopo le sconfitte in Iraq, a Mosul e Raqqa.
Comunque l’obiettivo immediato degli alleati occidentali è colpire
la Siria, con la prospettiva di colpire l’Iran e fiaccare la
resistenza della Russia».

È un disegno strategico di lunga prospettiva?

«Impiegando le proprie risorse in una campagna militare estenuante
la Russia si troverà indebolita al suo interno. Questo è il quadro
della situazione, per chi vuole essere obiettivo e abbia l’animo
sgombro da pregiudizi».

Nel momento attuale non si profila una situazione politica
convincente?

«Mi sembra che nessuna politica appaia all’orizzonte, a meno che
Assad non se ne vada, ma se questo accadesse sarebbe un bagno di
sangue. Siamo di fronte a una evidente provocazione dell’Occidente,
contro l’Iran, la Russia, la Siria».

Nello scacchiere mediorientale si fronteggiano vari paesi. Quali sono le loro mire politiche?

«Anzitutto quelle israeliane che puntano a sopraffare Hezbollah e a
controllare il Libano; poi gli Stati Uniti che hanno votato al
Congresso la prosecuzione delle sanzioni contro l’Iran, considerato
come il nemico principale dell’area che non si è mai arreso».

L’impero americano non vuole interlocutori, ma vassalli?

«Lo si è visto nella trattativa 5 + 1 condotta con il presidente
Rouhani. L’Iran ha rinunciato integralmente al suo programma
nucleare e si è impegnato a ridurre drasticamente tutte le turbine
che servivano per la lavorazione dell’uranio. Una resa senza
condizioni». Ma l’atteggiamento degli Stati Uniti è sintomatico:
«Hanno partecipato alla trattativa come protagonisti e dopo aver
conseguito questo risultato e ottenuto di poter effettuare
controlli a sorpresa tramite l’Agenzia per il nucleare, hanno
imposto nuovamente le sanzioni e rimesso tutto in discussione. Non
si vuole nessuna pace con l’Iran, solo una resa incondizionata su
tutti i fronti, ma questo è possibile solo con la guerra».

Giulietto Chiesa ricorda che 300 miliardi di dollari sono bloccati
nelle banche americane, in violazione di tutte le norme
internazionali.
Stiamo assistendo a una situazione bloccata?

«Tutti i protagonisti della vicenda mediorientale sono ancora sulla
scena. L’unico che si è fatto da parte è Erdogan, che ha
ricominciato a trattare con la Russia e ha siglato accordi
commerciali importanti per il gas. Tutti gli altri sono ancora sul
piede di guerra».

L’Isis sembra al collasso, ma ci si può attendere un colpo di coda?

«L’Isis è un esercito mercenario che ha bisogno di soldi e supporto
logistico. I soldi ci sono, a volontà, ma il problema è chi decide
e dove inviarli. Perfino Trump avrebbe voluto una tregua, ma ci
sono agenzie che sfuggono al suo controllo. Comunque i soldi
arrivano nel mondo musulmano, dove esistono milioni di giovani
senza lavoro e senza futuro. È facilissimo però costruire un
esercito. Si tratta di vedere se in Occidente prevalga la linea
della guerra o quella dell’intesa».

Le masse arabe si orientano verso la Russia e la Cina o verso l’Occidente?

«Il mondo è spaccato in due, l’una ad attaccare, l’altra a
difendersi. Non si può chiedere alla Russia o alla Cina di
arrendersi, come non ha senso chiederlo all’Iran».

Nelle eventuali trattative di pace, quali saranno le richieste dei curdi?

«Non esistono richieste unitarie perché non c’è una visione
d’insieme. I curdi iracheni vogliono tenersi le loro terre, i curdi
siriani hanno un loro partito, i curdi turchi partecipano con
un’attività interna alla Turchia. Il problema curdo non può essere
risolto dai curdi».

Per quale motivo?

«Perché sono stati “inquinati” dai servizi segreti occidentali. Il
problema curdo dovrebbe essere affrontato da una conferenza
internazionale che stabilisca alcuni principi fondamentali, come il
divieto dell’uso della forza, con tutti i protagonisti in campo. È
urgente interrompere i combattimenti e avviare un esame della
situazione perché le richieste dei curdi sono di carattere molto
diverso». Giulietto suggerisce un’idea: «Il modello potrebbe essere
quello attuato in Alto Adige, dove si riconosce autonomia
linguistica e culturale, senza toccare i confini nazionali». ◘

Su questo sito utilizziamo cookie tecnici nostri e di terze parti. Cliccando o chiudendo questo banner, presti il consenso all’uso di tutti i cookie
Cosa sono i cookies ?