Dossier (Un golpe strisciante) / El libertador “venezuelano” e l’eroe dei due mondi

di L.N.

L’America Latina ha consolidate affinità storico-culturali, linguistiche, urbanistiche con l’Europa, e con l’Italia in particolare. E particolari furono le affinità, anche se mai si incontrarono, tra il comandante dell’Italia unificata ed eroe dei due mondi, Giuseppe Garibaldi, e il “Libertador” de America Latina, Simon Bolivar. Così come con i condottieri che si batterono per l’indipendenza dalla Spagna e dal Portogallo e riconosciuti come Padri della Gran Patria de America Latina: da Josè Martì a Antonio De Sucre, da Josè de San Martìn a Bernardo O’Higgins. Garibaldi ammirò molto, oltre a studiare attraverso il protagonismo diretto, le esperienze politico-militari delle vittoriose lotte per l’indipendenza compiute dal “Venezuelano de America Latina” Simòn Bolìvar. Garibaldi parla di Bolìvar per la prima volta nel 1851, quando per la seconda volta ritorna in America Latina dopo la sconfitta della Repubblica Romana.
È in quella occasione che conosce Manuelita Saenz, compagna di Bolìvar e universalmente nota come “La Libertadora”, anch’essa esiliata in Ecuador dopo lo scioglimento della Repubblica della Gran Colombia che era stata fondata e presieduta dallo stesso Bolìvar. Ma un altro fatto storicamente importante lega, sempre attraverso Bolìvar, il Venezuela all’Italia. Pochi sanno che fu proprio a Roma il 15 agosto del 1805, più specificamente a Monte Sacro, teatro nel 492 a.c. della rivolta della plebe romana, che il ventiduenne Simòn Bolìvar pronunciò il suo storico giuramento : «Giuro davanti a voi, giuro sul Dio dei miei padri, giuro su loro, giuro sul mio onore e giuro sulla mia patria, che non darò riposo al mio braccio, né pace alla mia anima, fino a che non avrò spezzato le catene che ci opprimono per volontà del potere spagnolo». E proprio a Monte Sacro, nel parco “Bolìvar”, sono state dedicate al Libertador una statua equestre, un busto e una stele con sopra impresso il giuramento. ◘

 

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