Dossier (Un golpe strisciante) / Golpe: lo schema di sempre

Intervista a Marcelo Barros, biblista e teologo

di Achille Rossi

La situazione politica e sociale in Venezuela sta precipitando e si prospettano tempi difficili per il paese caraibico. Ne parliamo con Marcelo Barros, biblista, teologo della liberazione e amico personale di Hugo Chavez.

Si sta preparando in Venezuela un vero e proprio golpe, come è accaduto in altri paesi latinoamericani?
«L’impero nordamericano e le agenzie di stampa internazionali al suo servizio hanno creato e amplificato l’immagine di una nazione nel caos. La stampa fornisce solo notizie di manifestazioni contro il governo, mentre quelle favorevoli sono molto più ampie, ma nessun giornale e nessuna televisione ne parla».
È in atto il tentativo di mettere a tacere l’opinione pubblica che sostiene il governo?
«C’è una crisi provocata da una polarizzazione estrema della élite del paese, che non ha mai accettato di perdere il suo status di privilegio e vuole distruggere il processo di liberazione provocato dal bolivarismo».
Chiediamo a Barros quali siano le condizioni economiche e sociali della popolazione.
È la fine del tentativo di migliorare le condizioni del popolo venezuelano?
«I produttori paralizzano le produzioni agricole per creare una situazione insostenibile. I commercianti nascondono le merci e creano una situazione di crisi. Il governo cerca di importare il cibo, ma non riesce a distribuirlo in ogni angolo del paese. Mancano i beni di uso quotidiano e il popolo soffre, ma si tratta di una crisi indotta dalle élite».
Quali sono le forze politiche interessate a far tramontare il chavismo e per quali mire politiche precise?
«Sono le stesse persone e gli stessi gruppi che hanno agito in altri paesi dell’America Latina: l’Ambasciata degli Stati Uniti e le élite locali, come pure i grandi mezzi di comunicazione che sono in mano alle tre famiglie più ricche».
Come teologo della liberazione Barros si permette di esprimere una osservazione critica: «Purtroppo anche il gruppo dirigente della Chiesa si è schierato con l’opposizione. Come in passato, è stato sempre contrario a qualsiasi governo di sinistra; la maggioranza dei cristiani di base invece appoggia il governo».
Esiste ancora, nei ceti popolari, un forte consenso nei confronti dell’amministrazione attuale?
«La maggior parte dei gruppi sociali, delle organizzazione di base e della comunità cristiana sono favorevoli al processo di liberazione bolivariano, anche se riconoscono alcuni errori di Maduro».
Quali sarebbero?
«Adopera un linguaggio che parla sempre ai suoi sostenitori e non a tutta la nazione, in un certo senso si è isolato e non è capace di rivedere gli errori commessi. Nell’esercito e nel governo ci sono stati casi di corruzione che non sono stati puniti e corretti».
Papa Francesco invita i venezuelani a una riconciliazione nazionale. È un disegno praticabile o la situazione è così deteriorata che non c’è spazio per la diplomazia?
«Penso che ci sia sempre spazio e possibilità di dialogo e riconciliazione, non però con quei settori venduti agli interessi dell’impero e con i capi dell’opposizione che perseguono i propri interessi. Bisognerebbe parlare, invece, con i settori popolari incantati dai mezzi di comunicazione e con l’opinione pubblica internazionale».
Una parte della popolazione venezuelana è india. Come teologo della liberazione latinoamericano come spiega l’atteggiamento degli indios nella crisi attuale?
«La rivoluzione bolivariana è stata realizzata anche per gli indios, ma siccome l’opposizione gioca con i generi di prima necessità ed è mancato un accompagnamento attento alle comunità degli indios, ora esse si sono divise. Mentre in Bolivia il 60% della popolazione è di cultura indigena, non avviene lo stesso in Venezuela. Lì è più forte la cultura nera e del Caribe». ◘

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