Dossier (Un golpe strisciante) / Rapporti Italia – Venezuela: storie di eroi, di saccheggi e di mafia

di Luciano Neri

In tutta l’America Latina, come nel resto del mondo, sono operanti e radicate da tempo le cosche mafiose e n’dranghetiste italiane.
Il Venezuela non si sottrae a questa condizione. A Caracas, Maracaibo e nelle altre città venezuelane opera la mafia delle cosche Cuntrera-Caruana di Agrigento, la n’drangheta degli Aquino di Gioiosa Jonica e dei Mancuso di Vibo Valentia (alleati degli Arena di isola Capo Rizzuto). Fu Giovanni Falcone a iniziare il processo di estradizione dei membri della famiglia Cuntrera-Caruana residenti in Venezuela.
Dopo l’assassinio di Falcone e Borsellino le attività di contrasto aumentarono, e nel 1992 furono arrestati a Caracas Pasquale, Paolo e Gaspare Cuntrera ed estradati in Italia nel settembre dello stesso anno. Di vicende connesse al rapporto tra mafia e politica tra Italia e Venezuela, arrivato a condizionare, e forse stravolgere, persino lo stesso processo elettorale nella circoscrizione estero, ne parla ampiamente in due suoi libri (Mafia Export e Porto Franco) Francesco Forgione, Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia dal 2006 al 2008. Forgione parla innanzitutto di Aldo Miccichè, democristiano di lungo corso, faccendiere italiano latitante arrestato a Caracas il 24 luglio 2012 in esecuzione di un mandato di cattura internazionale emesso dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, accusato di associazione mafiosa nell’ambito dell’inchiesta “cent’anni di storia” contro le cosche Molè e Piromalli di Gioia tauro. Miccichè, afferma Forgione, «…non è il solito trafficante internazionale di droga al quale la n’drangheta ci ha abituati. Siamo di fronte a un potere parallelo che tiene insieme politica e affari in una dimensione internazionale e ha come cono d’ombra la massoneria. Ciò tiene insieme tutte le sue relazioni di origine democristiana con gli affari e i rapporti politici che ruotano attorno a Marcello Dell’Utri». (Il Fatto Quotidiano, 25 luglio 2012). Dell’Utri co-fondatore di Forza Italia, come noto è stato condannato a 7 anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa e si trova attualmente recluso nel carcere di Rebibbia. Forgione definisce Miccichè «…una delle espressioni più alte del potere parallelo che la n’drangheta ha costruito nel corso degli anni, fino a sostituirsi nel rapporto con una figura come Dell’Utri al ruolo storico di Cosa nostra». Un altro eccellente squarcio di luce è rappresentato poi dalle intercettazioni telefoniche delle conversazioni tra Miccichè, Dell’Utri e Barbara Contini ( allora incaricata del Pdl per fare le liste della Circoscrizione America Latina). Per le elezioni italiane va ricordato che nella Circoscrizione Estero il voto avviene per busta, che viene spedita a domicilio dell’elettore. Sentite cosa dice Aldo Miccichè a Filippo Fani, responsabile per il Sud America degli Azzurri nel Mondo, in una conversazione registrata dalle autorità: « …Filippo, ciao….ti dico delle cose molto riservate e segrete…non so chi è stato, ma una parte delle buste con le schede ( elettorali) sono arrivate con i servizi segreti di qua, dove io ho i miei. Quindi mi sono trovato questa notte….senza via d’uscita…..avevo una sola possibilità, distruggerle…..chiaro o no? Cosa che ho fatto….Però distruggere queste cose era una specie di reato ( sic!), quindi avrei voluto avere l’ok da parte di Barbara. Ma Barbara alle tre di notte non mi ha potuto rispondere….quindi io l’ho fatto».
Perché distruggere le schede elettorali ufficiali arrivate dall’Italia? Sara mai che la spiegazione forse la troviamo nei risultati elettorali ? Può apparire anomalo il risultato di Forza Italia che passa dall’8,84% del 2006 al 29,4% ? Ma questa è un’altra storia della quale vi narreremo nelle prossime puntate. ◘

 

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