Il grande esodo

Non abbiamo fatto in tempo a congratularci per la vittoria di Macron alle elezioni francesi, che il nuovo presidente ha manifestato il suo volto peggiore. Dopo aver espresso solidarietà a un’Italia lasciata sola a gestire il flusso dei migranti, ha rispedito indietro 200 giovani che tentavano di superare il confine francese con l’aiuto di cani, di droni e una buona dose di bastonate. Una vergogna incredibile, in un’Europa troppo preoccupata a difendere le proprie identità e le proprie frontiere.
Eppure ci troviamo di fronte a un problema epocale. Dal Sudan, dalla Somalia, dalla Nigeria, dal Mali, dal Gambia, la gente fugge dalla fame, dalle guerre e dalla disperazione. Ma l’Africa, al tempo stesso, è un continente giovane che ha bisogno di una politica che affronti i problemi endemici della povertà e della corruzione. E l’Europa può dare una mano all’Africa del futuro, se cessa di seguire le sirene del populismo che nell’ultimo secolo hanno creato solo guerre. Il sogno del rinnovamento politico è affidato alle nuove generazioni, nate in un contesto multiculturale dove le civiltà si intrecciano e si ascoltano per realizzare un’autentica creazione.
Anche in Italia non siamo ancora riusciti a dare cittadinanza ai figli degli immigrati nati nel nostro paese, che parlano la nostra lingua e frequentano la scuola dei nostri figli. È un ritardo che dobbiamo colmare, prima che le terze generazioni di immigrati cadano nelle derive del fondamentalismo, la malattia mortale di tutte le tradizioni religiose. Il nostro futuro dipende dalla nostra capacità di accogliere e di aiutare le persone a ricostruire una vita dignitosa, anche per tutti coloro che hanno attraversato il Mediterraneo e sono perennemente naufraghi. ◘

Su questo sito utilizziamo cookie tecnici nostri e di terze parti. Cliccando o chiudendo questo banner, presti il consenso all’uso di tutti i cookie
Cosa sono i cookies ?