Elezioni politiche 1 / C’era un volta il centro-sinistra… a cura di Alvaro Tacchini

Il cataclisma politico provocato dalle recenti elezioni per il parlamento è così sconvolgente da meritare una riflessione approfondita, a freddo, scevra da ogni preconcetto. Trattandosi di elezioni, qualsiasi valutazione deve necessariamente basarsi sui numeri, perché alla fine sono quelli che contano.
Ci limiteremo al Comune di Città di Castello, che è il più vasto e rappresentativo della vallata, cercando di capire cosa è successo sia nel suo complesso, sia in varie zone del suo territorio. Così si capiranno meglio i flussi elettorali degli ultimi cinque anni, dalle politiche del 2013 fino alle ultime di marzo, passando per le regionali del 2015 e le comunali del 2016.
Il peso della partecipazione elettorale
Un dato molto significativo è quello sulla partecipazione elettorale. Nel 2013 votò l’81,7% degli aventi diritto. Quest’anno c’è stata una leggera flessione (81,2%). Tuttavia non si è verificato il tanto temuto assenteismo di massa. Lo si poteva pure presagire dopo le regionali del 2015, quando andarono alle urne solo il 57% degli iscritti, addirittura 6.144 tifernati in meno di quanti hanno votato quest’anno. Come vedremo, l’impetuoso ritorno al voto ha penalizzato soprattutto il centro-sinistra. Infatti si è trattato per lo più di voti di protesta andati alla Lega e ai 5Stelle. Alla luce di quanto è avvenuto, possiamo ben dire che i successi elettorali del centro-sinistra e del Pd nelle regionali e nelle comunali furono “drogati” dall’astensionismo.
I vinti
In termini di voti assoluti il Pd è in caduta libera, progressiva. Rispetto ai 7.845 voti del 2013, ne ha persi 1.182 nelle regionali del 2015, altri 415 nelle comunali, e ancora altri 241 nelle politiche di quest’anno. Complessivamente sono 1.830 i tifernati che in cinque anni hanno voltato le spalle al partito. Ma il patrimonio elettorale e politico sperperato dal Pd è ben maggiore, se si pensa che nel 2008 poteva contare su 11.522 voti, il 43,8% del totale. Molto incautamente i suoi dirigenti hanno sottovalutato questo trend, facendosi forti della vittoria alle regionali (+ 7,3% rispetto alle politiche di due anni prima) e della conferma del centro-sinistra in Comune (ma a vincere furono Bacchetta e i socialisti!). Eppure sarebbe bastato ascoltare un po’ di più gli umori della gente al di fuori del “palazzo”, e dei “palazzetti” collegati, per captare segnali inequivocabili che il consenso si stava sgretolando e che lo scontento per la politica nazionale del Pd stava andando di pari passo con l’insoddisfazione per la gestione del potere a livello umbro e comunale. L’andamento delle elezioni amministrative dimostra che, per quanto tale malumore non si sia tradotto in un voto “contro”, prese la forma dell’astensione dal voto, soprattutto nelle regionali, ma in modo consistente anche nelle comunali.
Al declino inesorabile del Pd si accompagna il dissolversi, localmente, di una significativa alternativa alla sua sinistra. Dopo la magra performance nel 2013 di Ingroia e della sua Rivoluzione Civile, che raccolsero il misero 2% dei voti, quest’anno Liberi e Uguali si attesta sulla stessa percentuale, sebbene abbia aggregato agli altri spezzoni della sinistra anche i transfughi del Pd. Altri 339 voti di sinistra, pari complessivamente al 2,85%, non ne hanno voluto sapere nemmeno di Liberi e Uguali e sono confluiti in Potere al Popolo e al Partito Comunista.
A riprova di quanto il centro-sinistra sia messo male, se si accorpano i voti di quest’anno del Pd, dei suoi “cespugli” alleati e di Liberi e Uguali, si arriva alla cifra di 7.196 tifernati (il 30% del totale); cinque anni fa il centro-sinistra più Rivoluzione Civile di Ingroia raccoglieva il consenso di 8.884 cittadini (il 36,5% del totale). Dunque una perdita secca di 1.688 voti, determinata sostanzialmente dal tracollo del Pd.
Cerchiamo di capire, ora, dove sono andati tutti questi voti.
I vincitori
A vincere le elezioni, localmente, non è stato certo il Movimento 5Stelle. Tra il 2013 e il 2018 ha lasciato per strada 1.133 voti (-4,1%): un insuccesso indubbio, se si considera l’exploit a livello nazionale. Inoltre, su 43 seggi, è stato sopravanzato sia dal centro-sinistra che dal centro-destra in 37 di essi; negli altri 5, tutti nel capoluogo, si è piazzato in seconda posizione.
Quanto alla coalizione di centro-destra, ha vinto in 40 seggi su 43. Prendendo sempre come punto di riferimento le politiche del 2013, la Lega ha guadagnato la bellezza di 5.691 voti, con uno straordinario balzo dall’1,2% al 25,1%. Forza Italia di voti ne ha persi 2.403 rispetto al Popolo delle Libertà di allora (-9,7%). Fratelli d’Italia ha mantenuto le sue posizioni.
Il vincitore delle elezioni è dunque uno solo: Salvini, con la sua Lega! L’entità del suo guadagno elettorale è numericamente pari a quanto hanno perduto Pd, Forza Italia e 5Stelle, più qualche altro centinaio di voti (nel 2013 c’era Scelta Civica di Mario Monti).
In realtà ci sono stati travasi assai complessi da un partito all’altro. I primi studi sui flussi elettorali sottolineano – e lo comprovano tante esperienze personali da noi raccolte localmente – che il Pd ha perso voti sia verso la Lega (specie voti popolari e operai) che verso i 5Stelle (voti più intellettuali e di ceti professionali qualificati). E ci pare chiaro che la Lega, oltre ad aver fatto razzia nell’elettorato di Forza Italia, abbia sottratto ai 5Stelle parte del voto più “populista”.
Tutto ciò premesso, andiamo ora ad analizzare cosa è successo nelle varie zone del comune tifernate.
Tracollo del Pd nelle zone “rosse”
La fascia settentrionale del Comune di Città di Castello, tra Lerchi, Piosina, Cerbara e Badiali, è sempre stata un tranquillo bacino di consensi per la sinistra. Non è più così. Il Pd perde 296 voti rispetto al 2013, 55 rispetto alle regionali. Ora il suo “zoccolo duro”, se la gente va a votare in massa, vale solo il 29%. A riconoscersi nel centro-sinistra sono meno del 35% degli elettori, rispetto al 43% del 2013. La trionfante percentuale di quasi il 60% del 2015 fu gonfiata dall’astensionismo; così come fu l’astensionismo a rendere agevole vittoria nelle comunali. Ora il centro-destra può contare su 1.053 voti (35,6%); anche se di poco, è diventato la prima coalizione. In questo tratto di territorio la Lega ha incrementato i suoi consensi di 663 unità in cinque anni. Ma già nel 2015 di voti ne aveva 373. Possibile che, a sinistra, non se ne sia accorto nessuno?
Nella zona sud, ha svoltato a destra anche il territorio tradizionalmente “rosso” di Cornetto, Promano e San Maiano. Nel 2013 il Pd, con quasi il 40%, teneva ancora a distanza il centro-destra (22,3%), nel cui ambito la Lega era votata solo da un cittadino su 100. Potevano preoccupare i 5Stelle, che raccoglievano il consenso del 28% degli elettori. Nelle politiche di quest’anno il quadro è mutato in modo impressionante. Il centro-destra conquista queste frazioni tifernati con il 45,2% dei voti; ma è la Lega a farla da padrone con il 32,7%. Salvini, con 453 voti, ne ha presi da solo un centinaio in più del Pd che, fermo al 25,7%, ha subito in cinque anni un’emorragia di 173 voti. Il fatto che anche i 5Stelle abbiano perso un centinaio di voti, dimostra che nelle zone rurali ed ex “rosse” la protesta popolare si è incanalata verso la Lega.
Dall’altra parte del Tevere, a San Secondo, il centro-sinistra, pur non spadroneggiando, non era poi messo così male. Nel 2018 sono andati a votare 244 cittadini in più rispetto alle regionali e 49 in più rispetto alle comunali. Il Pd si ritrova con una sessantina di voti in meno; l’insieme del centro-sinistra ne lascia per strada 100 rispetto alle regionali e una settantina rispetto al 2013. La Lega incrementa i consensi di 119 unità sulle regionali e di ben 255 in confronto alle ultime politiche; nel centro-destra compensa abbondantemente la cospicua diminuzione di consensi di Forza Italia (-112). Quanto ai 5Stelle, perdono una cinquantina di voti sulle politiche del 2013, ma ne guadagnano 148 sulle regionali e ancora di più sulle comunali. Ciò dimostra che non sono ancora radicati nel territorio.
La Caporetto della Valle del Nestoro
Quanto avvenuto nella zona di Badia Petroia, Morra e Volterrano assume un particolare valore simbolico. Un centinaio di persone che hanno votato alle recenti politiche non erano andate a votare nel 2015. Ciononostante il Pd aveva ottenuto alle regionali 176 voti più di oggi, alle comunali 147. Anche i socialisti di Bacchetta nel 2016 avevano avuto un centinaio di voti, oggi scomparsi. Viene da supporre, quindi, che tanta gente nelle elezioni amministrative dette il voto al centro-sinistra per una mera questione di interessi locali e di rapporti personali; ma poi, quando si è trattato di esprimere un netto giudizio politico, gli ha voltato le spalle.
Ha dell’incredibile quanto successo in questa parte della valle. Il primo partito è diventato la Lega, con addirittura il 35%. Distanzia di un 7,4% il Pd, del 5,4% l’intero centro-sinistra (includendovi Liberi e Uguali) e del 21,5% i 5Stelle. Eppure questo è il territorio che esprime il potente assessore regionale Fernanda Cecchini, il vicesindaco Michele Bettarelli, ora anche il segretario del Pd Mauro Mariangeli. Non è una Caporetto questa? E sorge spontanea una domanda: come è mai possibile che dirigenti così esperti e con tanto potere relazionale non si siano accorti che attorno a loro 288 compaesani non ne potevano più di un certo sistema politico e si stavano accingendo a votare Lega per protesta? All’epoca del Partito Comunista non sarebbe successo: i “compagni” le avevano le antenne tra la gente, eccome!
Trestina è ormai “veneta”
Nella popolosa frazione di Trestina la sconfitta del Pd assume aspetti umilianti. Il partito di Renzi, con il 18%, ha esattamente la metà dei consensi raccolti dalla Lega di Salvini. Va sotto anche ai 5Stelle, che hanno il 21,6% dei voti. Il centro-destra la fa da padrone con una schiacciante maggioranza del 53,3%. Il centro-sinistra, mettendoci insieme anche Liberi e Uguali, si ferma a poco più del 20%. A Trestina si amplifica un divario che avrebbe dovuto già far riflettere dopo le elezioni del 2013, quando il centro-destra, con più del 36%, sopravanzava il Pd di quasi 10 punti percentuali e i 5Stelle avevano il 27,4%. Da allora, la Lega ha guadagnato l’enormità di 656 consensi.
Illusorie si sono dimostrate per il centro-sinistra le vittorie nelle regionali del 2015 e nelle ultime comunali. Allora riuscì a superare di misura il centro-destra, comunque già solidamente attestato oltre il 44%: ma andarono a votare 500 persone di meno. Tuttavia già nel 2015 l’avanzata della Lega avrebbe dovuto impensierire gli strateghi (se ce ne sono) del Pd: un cittadino su quattro infatti era ormai approdato al partito di Salvini.
Non che a sinistra del Pd si siano trovati argomenti validi per contrastare la destra e il populismo. Liberi e Uguali, che riunisce tutte le belle anime di Sinistra Italiana, di Articolo 1 e dei seguaci di Bersani e D’Alema, ha ottenuto la misera di 11 (undici!) voti. Poco meglio andò a Ingroia nel 2013, con 19 voti. Una sinistra inconsistente.
Rispetto alle comunali di due anni fa, il centro-sinistra (cioè Pd e socialisti) perde 448 voti, i 5Stelle ne guadagnano 282 e il centro-destra a trazione leghista 264: ciò significa che Lega e 5Stelle hanno saccheggiato in quantità consistente l’elettorato democratico e socialista, oltre ad aver attratto il voto degli oltre 200 cittadini che non andarono alle urne.
Le aree più moderate del capoluogo
Per cercare di capire meglio la crisi del centro-sinistra, abbiamo analizzato cinque seggi del capoluogo (4, 7, 25, 28 e 49) dove tale coalizione era in partenza più debole. In questi seggi, nelle politiche del 2013 e 2018 sono andati alle urne grosso modo lo stesso numero di elettori. Alle regionali del 2015 invece c’era stato un grosso calo di partecipazione, con 721 persone in meno.
Qui la sconfitta elettorale fa piombare il Pd in una china dalla quale pare assai ostico poter risalire. Il centro-destra si attesta ora sul 41% (+11% sul 2013), con metà dei voti appartenenti alla Lega. I 5Stelle, pur perdendo un’ottantina di voti, seguono con il 23%, e confinano in terza posizione il Pd, che con il 22,5% lascia per strada in cinque anni altri 85 voti. Nell’insieme il centro-sinistra, se si riaccorpasse con Liberi e Uguali, non arriverebbe al 30%; quindi sotto di un 11% rispetto al centro-destra. Un centro-destra che, pur in flessione percentuale rispetto alle regionali del 2015, guadagna da allora ben 232 voti.
C’era una volta il centro-sinistra… 

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