Elezioni politiche 2 / Il partito che non c’è di Antonio Guerrini

«Siamo ancora in infermeria» ci confida Mauro Mariangeli, con una buona dose di ironia, «ma contiamo di uscire presto e di rimetterci in marcia», aggiunge. Non si può contraddire l’interlocutore dopo una batosta di tale natura. Mauro Mariangeli, attuale segretario del Pd, un passato da assessore come Democratico cristiano nella Giunta Pannacci, poi passato alla Margherita e infine approdato al Pd. Segretario solo da alcuni mesi, ha dovuto gestire il partito nella fase più delicata del tracollo.
Il nostro è un colloquio più che un’intervista, in attesa di un chiarimento difficile tra i piddini. Le ferite infatti sono vaste e profonde e la permanenza in infermeria potrebbe essere lunga.
Comunque, la determinazione della volontà è dalla sua parte. «Abbiamo fatto una Unione Comunale dedicata al voto e valutato le ragioni della sconfitta, decidendo che per risalire la china bisogna fare squadra a tutti i livelli. Certo, il Governo ha fatto alcune buone cose e Renzi, all’inizio, si è presentato come innovatore con una forte spinta verso il cambiamento. La scossa che lui ha dato al partito e anche al paese sembrava davvero poter cambiare gli assetti della vecchia politica, ma poi ha prevalso la dimensione personale. Il Referendum costituzionale è stato perso proprio per questo motivo. E la partita delle banche ha fatto inclinare il pendolo dalla parte dei poteri forti».
Impietosamente i dati elettorali certificano una sconfitta netta. Il dominus assoluto e incontrastato della politica tifernate e regionale degli ultimi 70 anni è sulla polvere. Per Mariangeli è successo «quello che è avvenuto altrove. C’è stata una volontà di cambiamento che non abbiamo saputo intercettare, e gli effetti si son visti anche da queste parti». In mezzo ci sono stati anche gli avversari «che hanno surclassato il Pd sul piano della propaganda, afferma Mariangeli. I temi del reddito di cittadinanza, i problemi della sicurezza, hanno avuto la meglio sulle nostre argomentazioni».
Ma quali sono state le parole d’ordine del Pd, chiediamo, in una campagna elettorale in cui il partito è sembrato un fantasma: cartelloni vuoti con la sola faccia triste di Gianpiero Bocci, assenza della mitica figura degli attacchini, i circoli, che dovevano essere la nuova struttura partecipativa del partito renziano, invisibili, e, cosa mai vista, la notte delle elezioni la sede del partito desolatamente vuota. Un abbandono del campo prima del fischio finale. «Gli undici circoli attualmente in essere – spiega Mariangeli – hanno funzionato e abbiamo fatto incontri in tutte le sedi e frazioni».
Chiediamo se la gente c’era? «Sì, afferma Mariangeli». E poi precisa: «una discreta quantità», che tradotto significa partecipazione più che scarsa. E che cosa hanno detto i presenti? «Abbiamo parlato dei loro problemi, delle infrastrutture, della sanità, delle cose che interessano la quotidianità delle persone. La politica deve essere più vicina alla gente. Bisogna ripartire da qui; fare in modo che i circoli diventino espressione delle di idee e di una politica dal basso». Forse gli oppositori erano fuori? chiediamo ancora. «Probabilmente sì, conferma Mariangeli». Insomma, se una volta i capibastone erano in grado di conoscere i risultati prima del voto solo annusando l’aria, i circoli, senza più capi e senza bastone, non hanno percepito nulla. Segni inequivocabili che qualcosa di profondo si è incrinato.
A Trestina il Pd è diventato il terzo partito; tutte le zone rurali, che significa l’elettorato tradizionale, gli hanno voltato le spalle votando Lega più che il M5S. A Morra, patria dell’assessore regionale Fernanda Cecchini, del vicesindaco Michele Bettarelli e dell’attuale segretario, la Lega ha stravinto.
«È stato un voto di opinione che chiede il cambiamento; ho ereditato circoli ridotti quasi a passacarte per la conta delle tessere. Ora bisogna rimettere in piedi questa struttura per le amministrative se vogliamo giocarci la partita: siamo ancora il primo partito in termini generali. A Trestina, Calzolaro, Promano hanno avuto un peso non secondario anche le vicende legate ai rifiuti e ai Comitati che si sono costituiti. Indubbiamente però c’è stato un dissanguamento notevole». Per riprendere a camminare, bisogna ripartire dai contenuti.
Ascoltiamo il segretario: sull’amministrazione comunale «ci sono in cantiere infrastrutture, Casa della Salute; Piazza Burri, nuovo Prg». La monocoltura tabacchicola? «C’è in ballo il Regolamento sui fitofarmaci: occorre che ci sia l’intelligenza di salvaguardare il lavoro agricolo». «Il tabacco ha fatto la fortuna del territorio, ma l’uso dei pesticidi è un problema perché la nostra è una delle zone a più alta incidenza di tumori». Prossime amministrative? «Ci sono buone speranze: siamo ancora in corsa». La partecipazione? «Bisogna ripartire dai circoli, elaborare idee e far emergere una politica dal basso».
Il problema è tutto qui: con quale partito? Cosa sono i circoli? Chi li frequenta? Quanti giovani? Di quale età? Da dove ricominciare? E quella sede desolatamente vuota pesa come un macigno.
Buona fortun! Per il Pd non sarà una passeggiata. 

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