Elezioni politiche 4 / Il pantheon degli orrori Redazionale

Il M5S si è opposto all’elezione a Presidente del Senato di Paolo Romani perché condannato in via definitiva con l’accusa di peculato, per aver lasciato in uso il telefonino di assessore del Comune di Monza alla figlia. Lui si è difeso dicendo di averlo dimenticato a casa. Una dimenticanza costatagli ben 9.811,63 euro versati a titolo di risarcimento di bollette non pagate.
Al suo posto è stata eletta Maria Elisabetta Alberti Casellati, la forzaitaliota convinta sostenitrice della tesi di Ruby nipote di Mubarak: insomma, dalla padella alla brace.
L’onorevole Salvini, nel fervore delle trattative da premier, si è recato dall’ambasciatore americano a Roma per accreditarsi. Il sovranista duro e puro prima delle elezioni era andato da Putin, da Kim Jong-un e infine alla corte degli americani: si è prostrato a tutti i dittatori dopo aver stretto le mani alla Le Pen e agli altri aspiranti dittatorelli sparsi qua e là per l’Europa.
Stessa cosa ha fatto la candidata Meloni, per decenza fermatasi solo alla corte ungherese del premier Orban, il principale dei quattro cavalieri dell’Apocalisse antieuropeisti riuniti a Visegrad.
Il candidato premier Luigi Di Maio, detto Giggino, nella sua mission impossible di formare un governo ha annunciato: sono pronto a fare un’alleanza o con la destra o con la sinistra. Metaforicamente: o Franza o Spagna purché se magna. Non contano né principi né valori: l’obiettivo è il premierato.
Il trombato di lusso Berlusconi, ex piduista, già frodatore seriale del fisco, olgettiniano, bunga bunga bunghiano, amico della nipote di Mubarak del quale è stato detto tutto il possibile in fatto di impresentabilità e corruttela è tornato per l’ennesima volta da Vespa a firmare il contratto con gli italiani, promettendo un milione di posti di lavoro, Flat Tax, un Du Du a tutte le nonne sole e una pensione della modica quantità di mille euro al mese alle casalinghe.
Prima delle elezioni il conte Max aveva pronosticato un potenziale 8/10% di suffragi elettorali per il neo vagito Leu, dai 4 ai 5 milioni di elettori. I quali non avrebbero mai votato per il Pd, e quindi la nomenclatura della vecchia Ditta è andata dove l’ha portata il cuore: al cimitero degli elefanti.
Al bagaglino infatti hanno riscosso appena il 3,4%, e fu lì che il leader Massimo (D’Alema) divenne conte. Nonostante tutto il buon Bersani ha commentato: quel 1,2 milioni di nostri elettori non avrebbero mai votato per il Pd se fossimo rimasti nella casa madre.
Il procuratore di Genova Enrico Zucca, riferendosi ai fatti accaduti alla scuola Diaz durante il G8 di Genova nel 2001, ha detto una verità sacrosanta: se i nostri torturatori sono al vertice della polizia, con quale credibilità possiamo pretendere da un dittatore che ci consegni i torturatori di Regeni? Dopo i fatti del 2001 la Corte Internazionale per i Diritti dell’Uomo ha condannato l’Italia per tortura. Nonostante ciò, il capo della polizia Franco Gabrielli ha replicato al Pm Zucca: «Parole oltraggiose».
Un partito di estrema destra dichiaratamente fascista, Casa Pound, ha partecipato impunemente alla campagna elettorale nonostante la Costituzione vieti espressamente l’apologia del fascismo.
Gli aguzzini di Aldo Moro e della sua scorta, in tutto 5 omicidi, nel 40nnale della ricorrenza di quella tragedia hanno fatto passerella in televisione come star mediatiche. Non una parola di pentimento e di ravvedimento. Non un’autocritica. Nessuna scusa né riferimenti alle vittime e ai loro familiari, convinti di aver lasciato un segno nella storia.
Questi personaggi, partiti e situazioni sono lo specchio del paese. E mentre ciò accade, il maggior responsabile dello sfascio nazionale, passa il suo tempo tra campi da tennis e l’Aventino, aspettando sulla riva del fiume che passi il cadavere. Ma il cadavere di chi? 

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