Elezioni / Trasformismo a 5 stelle Redazionale

Il trasformismo è parte costitutiva della inaffidabilità delle classi dirigenti, specialmente in Italia. È componente non secondaria della crisi della democrazia, sfigurata da sistema della rappresentanza dei cittadini a dominio delle oligarchie finanziarie, economiche e politiche. Il trasformismo è un tarlo che non risparmia nessuno, neppure il partito “gentista” dei 5stelle, passato dal vaffanculismo di Grillo all’ecumenismo doroteo di Di Maio. Da movimento rappresentante della “gente” a partito oligarchico comandato da uno solo, non a caso soprannominato, senza neppure vergognarsi un po’, “il capo politico”. O al massimo in comproprietà con altri due, se aggiungiamo il garante Grillo e il proprietario del sistema Rousseau, Casaleggio figlio.
Dopo essersi affermato ma non avere vinto, il partito 5stelle si impegna spasmodicamente, e legittimamente, per governare ad ogni costo. Con chiunque. Che sia con un partito di centrosinistra come il Pd o con uno di estrema destra “lepenista” e razzista come la Lega poco importa. Con ogni mezzo. Ricorrendo anche ai tanto vituperati “inciuci”, basta cambiar loro nome in “contratti di programma”. Per il bene dell’Italia e degli italiani, naturalmente, si può fare tutto. Stare al Parlamento Europeo con i razzisti dello Ukp di Farage. Cambiare linea sull’Europa in cinque minuti. Promettere l’impossibile. Rinunciare alla fatica e alla responsabilità di orientare ed educare alla condivisione invece di assecondare le pulsioni più intolleranti e violente di pezzi di una società civile che, a seconda dei comportamenti, può essere sia vittima innocente che complice colpevole.
Si chiama principio di responsabilità, e riguarda chi governa quanto i cittadini, ognuno di noi. Si può fare la cosa che conviene o quella giusta, dipende da noi. La terribile formula dei “taxi del mare” utilizzata sia dai 5stelle che dalla lega per scatenare una devastante campagna contro le ong che salvano vite umane in mare, a loro ha certamente convenuto. Ma ha contribuito ad eliminare l’80% delle navi di salvataggio nel Mediterraneo, determinando contestualmente l’aumento dei morti in mare e dei prigionieri nei lager libici e, per la prima volta nella cultura giuridica e umanistica del nostro paese, sancito la criminalizzazione del soccorso.
O certo, in un tempo triste e pericoloso come questo nel quale molti urlano e pochi pensano, questo porta voti. Ma non può eliminare dalla coscienza il peso e la responsabilità per quei morti innocenti che fuggono dalle nostre guerre, dalle nostre bombe, da terre desertificate per risorse depredate, dai disastri ambientali, e da quei regimi dittatoriali con i quali noi intratteniamo cordiali rapporti politici e vantaggiosi accordi commerciali. Noi non usiamo abitualmente la parola “populismo”, anche perché troppo spesso questa parola è utilizzata da altri per coprire le responsabilità di partiti. Ma il populismo esiste, e non nasce oggi con i 5stelle o ieri con Berlusconi. È sempre esistito fin dalla costituzione dei primi sistemi politici, e nella storia moderna è nato sul dualismo tra “casta corrotta” e “cittadini onesti”. In diverse epoche il populismo, come effetto della crisi della democrazia e del sistema della rappresentanza, ha prodotto effetti diversi. Alcuni tragici, come il nazismo in Germania e il fascismo in Italia. Ma anche reazioni positive in termini di sviluppo, di cultura, di condivisione comunitaria e nazionale. I 5stelle, la Lega o i molti fenomeni e partiti populisti europei (e non solo) sono gli effetti non la causa della degenerazione del sistema della rappresentanza, della crisi della democrazia e della inedita, esponenziale e congiunta crescita sia dei mezzi di comunicazione che dell’ignoranza a livello di massa. La democrazia non è un paravento dietro al quale nascondere le nefandezze delle oligarchie, è un sistema che si può solo difendere rivitalizzandola. Con il sapere e con la condivisione. E con la consapevolezza che la complessità, pur difficile ed a rischio di fronte alla pervasività del semplicismo urlato, resta l’unica risposta possibile. Perché complesso è il mondo e complesse sono le persone. Per fortuna.

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